venerdì 31 gennaio 2014

Recensione: "The Elite" di Kiera Cass

Titolo: The Elite
Autrice: Kiera Cass
Pagine: 299
Serie: The Selection Trilogy
Collana: Pandora
Prezzo di copertina: 17,90 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sperling & Kupfer

Trama:
Trentacinque ragazze. Così era cominciata la Selezione. Un reality show che, per molte, rappresentava l'unica possibilità di trovare finalmente la via di uscita da un'esistenza di miseria. L'occasione di una vita. L'opportunità di sposare il principe Maxon e conquistare la corona. Ma ora, dopo le prime, durissime prove, a Palazzo sono rimaste soltanto sei aspiranti: l'Elite. America Singer è la favorita, eppure non è felice. Il suo cuore, infatti, è diviso tra l'amore per il regale e bellissimo Maxon e quello per il suo amico di sempre, Aspen, semplice guardia a Palazzo. E più America si avvicina al traguardo più è confusa. Maxon le sa regalare momenti di pura magia e romanticismo che la lasciano senza fiato. Con lui, America potrebbe vivere la favola che ha sempre desiderato. Ma è davvero ciò che vuole? Perché allora ogni volta che rivede Aspen si sente trascinare dalla nostalgia per la vita che avevano sognato insieme? America ha un disperato bisogno di tempo per riflettere. Mentre lei è tormentata dai dubbi, il resto dell'Elite però sa esattamente ciò che vuole e America rischia così di vedersi scivolare via dalle dita la possibilità di scegliere... Perché nel frattempo la Selezione continua, più feroce e spietata che mai.


2 Stelle

Avevo letto The Selection incuriosita dal fatto che la CW ne avesse acquistato i diritti per produrne una serie TV e ultimata la lettura, non ho certo biasimato la scelta dei produttori che hanno scartato entrambi gli episodi pilota; nonostante ciò ho deciso di dare una chance a The Elite, nella piuttosto improbabile eventualità che il proseguimento della saga avesse mostrato segni di miglioramento. 
Così non è stato.
Entrambi i volumi mi sembrano più  fanfiction scritte male che un romanzi veri e propri e ringrazio di averli ricevuti in regalo, perché probabilmente se li avessi comprati allo scandaloso prezzo di copertina, sarebbero stati due dei peggiori acquisti in materia libraria della mia vita.
Detto ciò, passiamo alla trama.
America fa ancora parte della Selezione, lo pseudo - reality show che dovrebbe permettere al principe Maxon di trovarsi una moglie.
Il suo atteggiamento infantile, già abbastanza evidente e fastidioso, non subisce un ridimensionamento anzi peggiora: per tutto il romanzo la capricciosa America non fa altro che piangersi addosso, facendo tira e molla col principe mammone il quale, a sua volta, usa le altre ragazze in gara per consolarsi.
Mentre dentro il palazzo reale si svolge questo intreccio degno di Beautiful o di una soap opera sudamericana di terz'ordine, fuori ci sono i ribelli i quali, quando si sono scocciati di scrivere minacce sui muri o compiere atti di vandalismo vari, fanno una passeggiatina a palazzo per rompere qualche finestra o tentare di rubare qualche libro. Almeno questi sono i motivi ufficiali; sospetto infatti che Maxon li paghi segretamente per fare irruzione nel castello in modo tale da ritrovarsi ogni volta  chiuso in qualche spazio angusto con miss Borbottona Singer.
A fare da contorno a tutta questa situazione la fiera dell'ipocrisia tra le "concorrenti", il patetico Aspen terzo incomodo e  qualche elemento che dovrebbe dare a questo miscuglio informe una vaga connotazione distopica.

Davvero pessimo, bocciato.

Consigliato: no
Tempo di lettura: 2 Giorni


Kiera Cass si è laureata alla Radford University e vive a Blacksburg, Virginia, con la famiglia. In tutta la sua vita ha baciato più o meno quattordici ragazzi: sfortunatamente, nessuno di loro era un principe.

giovedì 30 gennaio 2014

Recensione: "Il Conte di Montecristo" di Alexandre Dumas (padre)

Titolo: Il Conte di Montecristo
Autore: Alexandre Dumas (padre)
Pagine: 961
Collana: I Classici del romanzo storico
Editore: Fabbri

Trama:
Nel febbraio del 1815, a Marsiglia, il marinaio Edmond Dantès viene falsamente accusato di bonapartismo e arrestato nel giorno delle nozze, alle soglie di una brillante carriera navale. Durante la prigionia nel castello d'If, uno scoglio in mezzo al mare, affina un odio feroce per gli autori della sua rovina e, quando l'amicizia con un altro prigioniero gli procura l'evasione nonché un favoloso tesoro, ne farà lo strumento di una vendetta grandiosa e spietata. Le mille identità che il conte assume per preparare la trappola ai suoi nemici, i suoi viaggi, gli avvelenamenti, gli intrighi, le scomparse, i ritorni: questo grande fiume creato dalla penna infaticabile di Dumas sa far voltare pagina come pochi altri.


5 Stelle
Ci sono, a volte nella vita, casi fortuiti o circostanze impreviste che lasciano accadere la cosa giusta al momento giusto; è stata proprio una di queste circostanze provvidenziali che mi ha portato a leggere Il Conte di Montecristo , rivelatosi essere il libro giusto al momento giusto.
Nonostante la mole (sono infatti quasi 1000 pagine), Dumas è uno di quei fortunati scrittori che hanno il dono di saper affascinare il lettore facendogli/le perdere la misura del tempo e ti ritrovi ad aver terminato la lettura volendone ancora.
Sebbene di tanto in tanto abbia trovato eccessive le parti descrittive, uno dei punti di forza del romanzo sta certamente nell'eccelsa caratterizzazione dei personaggi, soprattutto a livello psicologico.
Un mirabile esempio è Noirtier il quale, anche se paralizzato, denota un intelligenza fuori dal comune così come l'abate Faria, genio incompreso ma non per questo meno grande poiché occorrono le sventure per scavare certe miniere misteriose nascoste nell'intelligenza umana.
La vendetta, punto focale del romanzo, sembra essere usata come un trabocchetto per spingere il lettore a riflessioni varie riguardo il sottile confine che definisce l'uomo in quanto tale e lo frena dagli eccessi dai quali verrebbe snaturato.
Inoltre molteplici sono i riferimenti alla cultura classica, a quella orientale e alla religione, i quali non denotano soltanto una fede matura e profonda ma anche una vasta conoscenza degli usi e dei costumi di gran parte del mondo.
Spesso molti autori contemporanei che vendono molte copie vengono osannati come nuovi astri della letteratura mondiale ma attenzione, c'è differenza tra un best seller ed un capolavoro: un best seller è un fuoco fatuo, destinato a spegnersi rapidissimamente mentre un capolavoro è quell'opera resa tale dalla lungimiranza dell'autore il quale, riuscendo a guardare oltre, ha scritto qualcosa di universale, riguardante tutti.
L'esperienza e la conoscenza insieme fanno un capolavoro perché unite sono la vita, e il Conte è senza dubbio uno di quegli scorci di vita che sentiamo nostra; proprio per questo forse quando finiscono la carta e l'inchiostro sentiamo che la storia non finisce lì, ma continua ancora dentro di noi, la proseguiamo insieme.

Consigliato: sì
Tempo di lettura: un mese

 Alexandre Dumas (1802-1870), scrittore e drammaturgo francese, è autore di numerosi romanzi di argomento storico che ebbero molto successo e che pubblicati a puntate sui giornali dell'epoca contribuirono alla grande diffusione del romanzo d'appendice. Tra le sue opere sono da ricordare Il conte di MontecristoI tre moschettieri e la sua continuazioneVent'anni dopoLa regina MargotRobn Hood.

mercoledì 22 gennaio 2014

#W.W.W. Wednesdays (1) [2014]

Salve a tutti, scusate l'assenza prolungata ma si sa, Gennaio è tempo di chiusura quadrimestre e la vita da studentessa liceale non è certo facile... :)

Non perdiamoci in chiacchiere e cominciamo!

Per poter prendere parte a #W.W.W Wednesdays bisogna rispondere a tre semplici domande:

-Cosa stai leggendo?
-Cosa hai appena finito di leggere?
-Quale sarà il prossimo libro che leggerai?




Cosa stai leggendo?

Al momento, ispirata dalla recente (re)visione della miniserie con Gerard Depardieu e Ornella Muti,  ho in lettura Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas (padre).
Nonostante la mole (sono infatti ben 964 pagine!), mi sto appassionando moltissimo alle vicende del tenebroso Edmond Dantès.
Spero di riuscire a condividere presto le mie impressioni con voi.

 

Cosa hai appena finito di leggere?

Gli ultimi titoli letti sono la raccolta di romanzi di Federica Bosco Cercasi amore disperatamente, SOS Amore e 101 modi per riconoscere il tuo principe azzurro e l'ultimo volume della saga di Sevenwaters, Flame of Sevenwaters  di Juliet Marillier,  in lingua originale perché qui in Italia la pubblicazione di questa splendida saga è,purtroppo, stata interrotta.




Quale sarà il prossimo libro che leggerai?

Al solito, non indico un titolo perché mi piace scegliere una lettura seguendo l'ispirazione del momento.
Mi dedicherò al Conte per qualche altra settimana, considerando anche la mole d'impegni scolastici e non del periodo.

Vi terrò aggiornati, don't worry!


Vi ringrazio dell'attenzione e vi invito a tenermi aggiornata sulle vostre letture.

A presto!


lunedì 20 gennaio 2014

Recensione: "Oh,boy!" di Marie Aude Murail

Titolo: Oh, boy!
Autrice: Marie Aude Murail
Pagine: 192
Prezzo di copertina: 10 euro
Editore: Giunti

Trama:

I Morlevent sono tre: un maschio e due femmine. Orfani da poche ore. Hanno giurato di non separarsi mai. Siméon Morlevent, 14 anni. Smilzo per non dire emaciato. Occhi marroni. Segni particolari: superdotato intellettualmente, si accinge a preparare la maturità. Morgane Morlevent, 8 anni. Occhi marroni. Orecchie a sventola. Prima della classe e molto attaccata al fratello. Segni particolari: gli adulti si dimenticano sempre di lei. Sempre. Venise Morlevent, 5 anni. Occhi blu, capelli biondi, uno zuccherino. La bambina che tutti sognano. Segni particolari: fa vivere delle torride storie d'amore alle sue Barbie. I tre Morlevent non hanno nessuna intenzione di affidare il loro futuro alla prima assistente sociale che passa. Il loro obiettivo è lasciare l'orfanotrofio dove sono stati parcheggiati e trovare una famiglia. Al momento, solo due persone potrebbero accettare di adottarli. Per delle ottime ragioni. Per delle tremende ragioni. Una delle due non brilla per simpatia, l'altro è irresponsabile e... ah, in più si detestano.


4 Stelle

Marie Aude Murail è stata per me la scrittrice rivelazione del 2013; mi sono pazzamente innamorata del suo Miss Charity ( di cui trovate la recensione qui, se può interessarvi), omaggio a Beatrix Potter, Oscar Wilde, George Bernard Shaw e Jane Austen, dunque non potevo lasciar fuori dalla lista delle letture per il nuovo anno gli altri suoi titoli.
Ho fortunatamente scelto bene, iniziando appunto con Oh, boy!
In questo romanzo emerge tutto l'interesse sociale della Murail del quale avevo colto qualche sprazzo nel sopracitato Miss Charity; infatti  temi fortemente attuali come l'abbandono, la depressione, la difficoltà delle adozioni, l'omosessualità ma anche l'inseminazione artificiale e il cancro, costituiscono un intreccio narrativo complesso ma che non manca di momenti di leggerezza come,ad esempio, nei dialoghi tra Barthelèmy e Venise:

Si guardarono negli occhi, con i nasi che quasi si sfioravano, e Venise fece la domanda, quella che permette di operare una prima selezione tra buoni e cattivi.

<<Ti piacciono i bacini?>>

Ho ritrovato in Oh, boy! lo stile frizzante, quasi malizioso che caratterizza la Murail, mirabile esempio dell'assenza di pesantezza con cui temi "difficili" possono essere trattati, tanto da poter perfino allietare un pomeriggio piovoso senza risultare banali.

Consigliato: sì
Tempo di lettura: 2 Giorni





Marie Aude Murail è nata in una famiglia di artisti (suo padre è un poeta, sua madre una giornalista, uno dei suoi fratelli e sua sorella sono anch’essi scrittori), Marie-Aude Murail scrive tutti i giorni, e pubblica libri da oltre vent’anni. Ha scritto più di cento racconti, e poi storie e romanzi, testi teatrali, e romanzi d’amore, d’avventura, polizieschi e fantastici… racconti per adulti e ragazzi, che hanno ottenuto importanti premi internazionali. Uno dei suoi più grandi successi è Oh, boy!, che in Francia ha conquistato oltre venti premi (Prix Tam Tam, Prix Sésame, Prix Frissons Vercors) ed è diventato un film per la televisione. Pubblicato in Italia da Giunti, il volume nel 2008 si è aggiudicato il Premio Paolo Ungari Unicef, in occasione del Filmfest di Roma, e si è classificato secondo al Premio Cento. Mio fratello Simple ha ricevuto a sua volta molti riconoscimenti, tra cui il prestigioso Jugendliteraturpreis alla Fiera di Francoforte 2008. Per il suo impegno e per il suo lavoro dedicato all’infanzia l’autrice è dal 2004 Chevalier de la Légion d’Honneur.

domenica 12 gennaio 2014

Recensione Filmica: "Bright Star" (2009) di Jane Campion

Titolo: Bright Star
Lingua Originale: Inglese
Paese di Produzione: Regno Unito, Australia, Francia
Anno: 2009
Durata: 119 minuti
Genere: biografico, drammatico, romantico
Regia, soggetto e sceneggiatura: Jane Campion
Casa di produzione: BBC Films, Pathé, Screen Australia
Distribuzione: 01 Distribution
Fotografia; Greg Fraiser
Montaggio: Alexandre De Franceschi
Costumi: Janet Patterson



Solitamente, a causa del poco tempo a disposizione e della mia scarsa abilità nel tradurre in parole le emozioni suscitate durante la visione di un film, non metto appunto per iscritto ciò che penso al riguardo; per Bright Star invece, sento di dover fare un'eccezione.
Il titolo della pellicola s'ispira ad un famoso sonetto, Bright Star (in italiano Fulgida Stella), scritto da Keats e dedicato a Fanny Brawne, sua musa ispiratrice e fidanzata negli ultimi anni di vita.

Vengono narrati gli ultimi tre anni di vita del poeta, con l'incontro e lo sviluppo della loro storia d'amore fino alla tragica conclusione che vedrà il giovane artista morire di tubercolosi nella lontana Roma, dove è tutt'oggi sepolto.



Sono rimasta stupita dalla capacità di Jane Campion di saper raccontare qualcosa di così complesso come una storia d'amore in modo semplice, quasi essenziale  eppure intenso, profondo.
La collezione di farfalle, il cercarsi senza sosta ovunque, tramite bigliettini, lettere, immagini,parole; tutto il travaglio interiore, misto alla sofferenza fisica dovuta alla malattia, permette allo spettatore di percepire chiaramente anche senza grandi dichiarazioni d'affetto, quanto sia grande e potente l'affetto tra i due protagonisti.
Che dire poi delle magnifiche location e dei grandi paesaggi come il campo di anemoni dove Fanny si ritrova a leggere le missive dell'innamorato, incorniciano perfettamente il contesto portando quasi a confrontare l'amore degli uomini con quello della natura la quale regala degli spettacoli artistici meravigliosi.


Altro grande plauso va agli attori, specialmente alla bravissima Abbie Cormish, per l'interpretazione struggente e veritiera delle mille angosce e speranze, per il sentimento trasmesso vivido e vero a coloro che stavano guardando e appassionandosi sempre di più alla vicenda di questo amore sventurato, ma fulgido come una stella per davvero.

Sono da ricordare inoltre gli eccentrici costumi, motivo di dibattito per buona parte del film e la colonna sonora di Mark Bradshaw, con la quale chiudo questo mia non facile recensione, sperando di aver trasmesso almeno una scintilla delle emozioni derivate dalla visione del film, che consiglio a tutti, e dal successivo metterle su carta.
Grazie.



"Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena 3 giorni d'estate, 3 giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant'anni comuni non potrebbero mai contenere."

lunedì 6 gennaio 2014

#Quotes of the Week (1)

Salve a tutti, benvenuti al primo appuntamento del 2014 con #Quotes of the Week, la rubrica del Lunedì dedicata alle citazioni tratte dai libri letti durante la settimana.
Proprio perché è arrivato un nuovo anno, ho cambiato il banner, che ne dite?


Questa settimana le citazioni saranno tratte da Seer of Sevenwaters di Juliet Marillier e da Patricia Brent, zitella di Herbert G. Jenkins, i due libri con i quali ho chiuso il 2013 e aperto questo nuovo anno.

*Seer of Sevenwaters è un libro inedito in Italia, pertanto le citazioni che riporterò saranno in lingua inglese con una sottostante traduzione fatta da me.

Citazioni tratte da Seer of Sevenwaters di Juliet Marillier:

- " Without a past, I was adrift. Without a name, I was nothing. She gave me a name like a bright flame of courage. She believes in me. That is the ladder I will climb, to escape this pit of shadows."

[Senza un passato, ero alla deriva. Senza un nome, ero niente. Lei mi dieide un nome come una fiamma brillante di coraggio. Lei crede in me. Quella è la scaletta che salirò per scappare da questa fossa di ombre.]

-" Grief does strange things to a person."

[Il dolore fa strane cose ad una persona.]


Citazioni tratte da Patricia Brent, zitella di Herbert G. Jenkins:

-"Succede che le persone si fidanzino, sai. Forse perché non hanno niente di meglio da fare." 

- "Non credi anche tu che la metà dei mali del mondo dipenda dal fatto che la gente vuole sempre capire tutto?"

- "Se uno va in giro con una scarpa sola ed è un duca, la gente dice che è originale. Ma se per caso è un costruttore, la gente dice che è un matto".

Adesso tocca a voi, sarei molto contenta di sapere quali sono le vostre Citazioni della Settimana.
Un abbraccio, a presto e buone letture!

domenica 5 gennaio 2014

Recensione: "Patricia Brent, zitella" di Herbert George Jenkins

Titolo: Patricia Brent, zitella
Autore: Herbert G. Jenkins
Pagine: 247
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo edizione economica: 9,90 euro
Editore: Elliot

Trama:

Siamo a Londra, durante gli anni della Prima guerra mondiale. La giovane Patricia lavora per un politico dalle scarse capacità e vive alla Galvin House, una pensione dove risiede una variegata ed eccentrica galleria di personaggi. Un giorno, la ragazza ascolta casualmente una conversazione tra due ospiti che parlano di lei con accenti pietosi, sottolineando come la ragazza non abbia nessuno che la inviti mai fuori. Sentendosi umiliata, in un momento di rabbia Patricia fa intendere agli abitanti della pensione di avere un fidanzato, sollevando la curiosità di alcune signore ficcanaso. Naturalmente, il fidanzato non c'è, né si intravede all'orizzonte, e quella che all'inizio sembra una innocua bugia facile da gestire si trasforma in una travolgente commedia degli equivoci: per paura di essere scoperta, infatti, Patricia coinvolge nella messinscena un ufficiale incontrato in un ristorante. Ma il giovane non è un ragazzo qualsiasi, si tratta di lord Peter Bowen il quale, con il passare del tempo, non si limita a reggerle il gioco ma si fa sempre più insistente perché il fidanzamento si concretizzi, tra lo sgomento di Patricia e molti malintesi. Pubblicato per la prima volta in Inghilterra nel 1918, questo romantico e brillante romanzo fu un grande successo. La sua fortuna editoriale dura ancora oggi ed è continuamente ristampato come piccolo classico dell'umorismo inglese nella tradizione di Oscar Wilde.


4 Stelle e mezza

Patricia Brent è una giovane nubile che lavora presso un aspirante uomo politico senza talento e abita in una pensione popolata da anziane pettegole.
Proprio per mettere a tacere i discorsi compassionevoli di quest'ultima, che la ritraggono come una donna sola, ormai avviata sulla strada della zitellaggine perpetua, Patricia abborda un aitante giovane militare in un ristorante, dando così inizio ad un'esilarante commedia degli equivoci.
Essendo appassionata dell'epoca Vittoriana e anche di quella Edoardiana, non appena l'ho visto l'ho inserito in Wish List e comprato quando si è presentata l'occasione; leggendolo ho avuto la sensazione di assistere ad una commedia teatrale, grazie allo stile fluido e ironico che non vedevo dai tempi in cui lessi per la prima volta Orgoglio e Pregiudizio.
Contenente tutti gli elementi della commedia sentimentale, unita ad un tocco di stile British, Patricia Brent, zitella affronta con semplicità e leggerezza un tema ancora attuale come la paura di non trovare l'anima gemella e rimanere appunto "zitella", senza nessuno accanto
Una lettura spiritosa consigliata per passare una fredda sera d'inverno con un sorriso sulle labbra, un po' più di allegria e meno pensieri che turbino la mente con la solita, affollata routine.

Consigliato: sì
Tempo di lettura: 2 Giorni

Herbert George Jenkins (1876 - 1923) fu uno scrittore britannico e fondatore dell'omonima casa editrice Herbert Jenkins Ltd. Scrisse numerosi saggi e romanzi, due dei quali (tra cu Patricia Brent, zitella appunto) diventati film.
Morì a Londra all'età di 47 anni.


sabato 4 gennaio 2014

Recensione: "Seer of Sevenwaters" di Juliet Marillier

Titolo: Seer of Sevenwaters
Serie: Saga di Sevenwaters Vol. 5
Autrice: Juliet Marillier
Pagine: 432
Lingua: Inglese
Prezzo di copertina: 6,25 euro
Prezzo ebook: 4,19 euro
Editore: Roc

Trama:
The young seer Sibeal is visiting an island of elite warriors, prior to making her final pledge as a druid. It's there she finds Felix, who's lost his memory. Sibeal has a runic divination showing her that Felix must go on a perilous mission--and that she will join him.



[Traduzione]
La giovane veggente Sibeal sta visitando un'isola di guerrieri d'elite, prima di fare il suo giuramento come druido. Lì trova Felix, un uomo che ha perso la propria memoria. A Sibeal tramite una divinazione con le rune, viene mostrato che Felix dovrà prendere parte ad una pericolosa missione e che lei si unirà a lui nell'impresa.



4 Stelle

La saga di Sevenwaters, iniziata con La figlia della Foresta, è una delle mie preferite; sono stata molto delusa quando ne è stata interrotta la pubblicazione così, cavandomela discretamente in inglese e soprattutto dopo il primo esperimento riuscito di lettura in lingua, avvenuto proprio con il capitolo di Sevenwaters precedente questo, ho continuato a seguire le avventure  della discendenza di Sorha in lingua originale.
Lo stile della Marillier, molto descrittivo, mi ha qualche volta messo in difficoltà nel comprendere ma certamente soddisfa pienamente l'immaginazione del lettore.
Questa volta è protagonista Sibeal, quarta figlia del lord di Sevenwaters, il cui punto di vista nella narrazione si alterna a quello di Felix, uno straniero vittima di un naufragio che viene salvato proprio da Sibeal.
L'introduzione del punto di vista del protagonista maschile è una novità che non danneggia la narrazione ma la rende più interessante, consentendo maggiore empatia e capacità d'intepretazione al lettore.
L'unica nota stonata del romanzo è l'ambientazione: infatti, per quanto sia ben descritta, l'isola di Inis Eala non è Sevenwaters e l'allontanamento dalla location da cui tutto ha avuto origine si sente molto; è vero che l'azione durante i vari romanzi non è mai stata concentrata solo su Sevenwaters, ma negli altri si avvertiva di più il senso d'appartenenza della protagonista alla propria casa, caratteristica che da un paio di volumi si è un po' persa.
Nel complesso Seer of Sevenwaters può essere definita un'ottimo romanzo fantasy storico, una degna lettura di fine e principio d'anno come lo è stata per me; lo consiglio a tutti, specialmente agli appassionati del genere che vorrano perdersi per qualche piacevole ora nelle foreste dell'antica Erin in compagnia dei druidi e dei misteriosi abitanti del mondo nascosto di Sevenwaters.

Consigliato: sì
Tempo di lettura: una settimana


Juliet Marillier è nata a Dunedin nel 1948 in Nuova Zelanda da genitori immigrati scozzesi.
Laureatasi in lingue presso la Otago University, è scrittrice a tempo pieno. Attualmente vive e lavora nei dintorni di Perth, nell'Australia occidentale.


Questo è il suo sito ufficiale:

http://www.julietmarillier.com/