giovedì 31 dicembre 2015

Le migliori letture del 2015 de La Sala dei Lettori Inquieti

Buongiorno e bentornati su La Sala dei Lettori Inquieti! Ultimo post dell'anno, oggi, con la classifica delle migliori letture del 2015. Qualche menzione speciale, inoltre, per alcuni titoli che mi sono rimasti particolarmente impressi.


Le  migliori letture dell'anno 
secondo La Sala dei Lettori Inquieti

10. Il mio nome è Sissi
Il mio nome è Sissi,540 pp, 16,90 euro,
Bookme
di Allison Pataki
9. Venuto al mondo

Venuto al mondo, 531 pp.,14 euro
Mondadori
di Margaret Mazzantini

8.
Eleanor & Park - Per una volta nella vita


Eleanor & Park - Per una volta nella vita, 350 pp, 12 euro
Piemme
di Rainbow Rowell

7. Le stanze dello scirocco


Le stanze dello scirocco, 457 pp, 19,90 euro
Sperling & Kupfer
di Cristina Cassar Scalia

6. Raccontami di un giorno perfetto



Raccontami di un giorno perfetto, 400 pp.,14,90 euro
Deagostini
di Jennifer Niven

5. L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome




L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, 271 pp, 14,90 euro
Garzanti
di Alice Basso


4. Le due metà del mondo



Le due metà del mondo, 235 pp, 12.90 euro
Harlequin Mondadori
di Marta Morotti

3. Gli anni al contrario



Gli anni al contrario, 144 pp, 16 euro
Einaudi
di Nadia Terranova

2. Tutte le altre sere



Tutte le altre sere, 457 pp, 20 euro
66tha2nd
di Dara Horn

#1. Quello che hai amato - Undici donne, undici storie vere




Quello che hai amato - undici donne, undici storie vere, 203 pp, 15 euro,

UTET
a cura di Violetta Bellocchio

#1. Illmitz


Illmitz, 124 pp, 14 euro
Bompiani
di Susanna Tamaro


Come potete notare, c'è stato un ex aequo: salgono sul podio delle letture migliori dell'anno Illmitz di Susanna Tamaro, libro giusto al momento giusto che, ironia della sorte, è stato pubblicato lo scorso anno ma rappresenterebbe l'esordio della Tamaro, in quanto suo primo romanzo e l'antologia di non fiction Quello che hai amato a cura di Violetta Bellocchio, edita da UTET.

Al secondo posto Tutte le altre sere, romanzo storico ambientato durante la Guerra di Secessione firmato da Dara Horn per 66tha2nd, letto per il progetto Dona un libro, Accendi la Cultura , a cui il blog collabora, così come per Illmitz; poi dicono che le biblioteche non hanno più l'importanza di una volta.

Terzo posto per una scrittrice scoperta quest'anno per via di una presentazione: sto parlando di Nadia Terranova e del suo toccante Gli anni al contrario, manifesto di una rivoluzione mancata.

Al quarto, si trova Le due metà del mondo dell'esordiente Marta Morotti, altra piacevole scoperta grazie ad Harlequin Mondadori; Maria, mia coetanea, ha saputo far breccia con il suo dramma e la voglia di riscatto per sé stessa e gli altri.
Scendiamo al quinto dalla simpaticissima Alice Basso che, con Vani ed il suo Imprevedibile piano ha seriamente rischiato di compromettere il ripasso pre maturità perché proprio non riuscivo a staccarmi. Probabilmente mi ha salvato la vita, ma non lo sapremo mai. Comunque leggetela, è una garanzia di successo per qualunque cosa stiate per fare e può anche darvi spunti interessanti per battute a cui non è ammessa replica o su come scaricare un ganzo che vi fa il filo credendosi furbo. Io ve l'ho detto.
Al sesto posto, un romanzo straziante, iniziato per caso durante un viaggio in treno, segnando un giorno che, improvvisamente, non fu più perfetto per via di un protagonista troppo sensibile e del delicato tema al centro della vicenda.
Al settimo altro romanzo storico ambientato nella Sicilia degli anni '60 dove né il boom economico, né il Concilio Vaticano II, né la rivolta studentesca sembrano aver cambiato molto, Il Gattopardo docet; ci pensa Cristina Cassar Scalia, a portar scompiglio con la bella Vittoria Saglimbeni in un piccolo paesino dove non tutto è come appare e a riconfermarsi un'ottima narratrice ne Le stanze dello scirocco così come ne La seconda estate, lo scorso anno.
Più giù sta Venuto al Mondo, romanzo della tregua con un'autrice controversa e osannata difficile di cui però non si può non riconoscere la bravura nel narrare situazioni delicate con una profondità di stile quasi dolorosa, certamente memorabile.
Ultimo posto per un altro romanzo storico - si nota che ne ho letti pochi quest'anno, si? - scoperto per caso in libreria, passo finale per una riconciliazione con una delle figure storiche più famose, la principessa Sissi, avvolta da sempre dalla leggenda.

Questi i 10 più belli tra i 91 letti quest'anno. Tuttavia  vorrei fare menzione  di alcuni titoli che, per un motivo o per un altro, ritengo doveroso citare:

-  Sei il mio sole anche di notte di Amy Harmon. - Miglior YA dell'anno
- Una lunga estate crudele di Alessia Gazzola - Miglior seguito di una serie
- Librerie - Una storia di commercio & passioni  di Jorge Carriòn - Miglior saggio 
- Sono io che me ne vado di Violetta Bellocchio - Miglior noir
- Alfredo di Valentina D'Urbano - Miglior riscrittura da POV differente

(Ci) Si legge il prossimo anno. Buone feste!
Cecilia

martedì 29 dicembre 2015

Downton Abbey: la fine di un'epoca

Questo post vuole essere un omaggio, niente di più, perché uno dei molteplici campi in cui sento di dover confessare la mia quasi totale ignoranza in materia tecnica è quello televisivo/cinematografico, dunque non me ne vogliate troppo e leggetelo senza pretese, come fareste con una fanfiction o roba simile.
Detto ciò, mi sembra doveroso specificare il soggetto del post: Downton Abbey, da un'idea di Julian Fellowes (e non di Stefano Accorsi), sceneggiatore anche di pellicole quali The Young Victoria e Gosford Park.
Sembra siano usciti anche i sottotitoli dell'ultimo episodio di sempre, trasmesso questo Natale, quindi non avete più scuse: andate a recuperarlo o non fermatevi qui perché potrebbero esserci SPOILER . Se invece siete interessati a scoprire perché la serie TV britannica più celebre degli ultimi anni ha spesso una menzione in ciò che scrivo, potete andare avanti, incuranti degli spoiler ché se aveste voluto iniziarla non avreste letto fin qui.



Downton Abbey è una serie televisiva anglo-americana in costume, coprodotta da Carnival Films e Masterpiece per il network britannico ITV e per la PBS, televisione non-profit statunitense. La serie, ideata e principalmente scritta dall'attore e scrittore Julian Fellowes, è ambientata durante la fine dell'età edoardiana, dopo la morte di Edoardo VII, nella tenuta fittizia di Downton Abbey nello Yorkshire. (fonte Wikipedia)


Aggiugo che è andata in onda dal settembre 2010 al dicembre 2015 con all'attivo 52 episodi costituenti sei stagioni di 9 episodi ciascuna ad eccezione della prima, di 7.
Narra le vicende quotidiane della famiglia nobiliare dei Crawley e la rispettiva servitù dal 14 Aprile 1912, giorno del naufragio del Titanic da cui tutto prende inizio, fino al 1° Gennaio 1926 per un totale di 14 anni. Tra gli interpreti Hugh Bonneville, Maggie Smith, Elizabeth McGovern, Brendan Coyle.


Dopo la versione ufficiale, prima della mia, un'avvertenza:


Qualora non fosse stato abbastanza chiaro. Comunque.

Estate 2011, afa a palate di quella che ti fa passar la voglia di fare qualsiasi cosa. Annoiata, scorrevo pigramente la home di Facebook finché non mi imbatto in un interessante post di una pagina che seguo riguardante la nuova serie tv inglese campione di ascolti, già pluripremiata nonostante una sola stagione sia stata trasmessa e riconfermata.
La novità attira e fu così che, come Alice nella tana del Bianconiglio, entrai nel fantastico mondo dei telefilm addicted, segnando l'iniziazione con una maratona di una stagione in due giorni.

Downton Abbey è stata la mia prima serie TV, a parte gli sceneggiati Rai, e  per questo le ho sempre dato fiducia. E'stata un grande avventura che mi ha permesso non solo di ampliare la mia cultura ma anche di stringere amicizie salde e durature; di tutto ciò, rendo grazie. Epoca, costumi, location, recitazione e sferzante umorismo british nel personaggio della Dowager Countess (Contessa Vedova) di Grantham, Lady Violet Crawley, per tutti Granny Violet, mi hanno conquistata. Dopo una prima stagione folgorante per novità, impostazione e brevità, ho continuato a seguire la famiglia Crawley ed il suo entourage in una seconda serie al tempo della Prima Guerra Mondiale, periodo che non amo particolarmente eppure ho avuto modo di apprezzare nei toni nostalgici della Belle Epoque e delle canzoni di guerra che hanno reso più umani perfino i piani alti. La terza stagione attesissima per il matrimonio dell'anno delle serie TV, che nemmeno quello reale fra William e Kate, ha segnato una svolta negativa per il telefilm il quale, perdendo due dei personaggi chiave più amati dal pubblico in maniera banale e mal gestita, è scaduto un poco, perdendo lo slancio ed il fulgore che l'avevano precedente caratterizzata e guastando il Natale dii molte persone, peraltro. Per quanto mi riguarda, ho avuto la consolazione di indovinare il nome del primo Royal Baby ma vabbé, quella è un'altra storia.
Come previsto, dopo un'episodio iniziale che faceva temere una scopiazzatura dai toni cupi della prima stagione, il resto della quarta si è perso con l'introduzione di personaggi inutile e storyline banali, quasi da soap opera sudamericana, con i preferiti sempre più preferiti ed i mainagioia sempre più mainagioia - ogni riferimento alla povera Edith e ai Bates NON è puramente casuale -. Idem per una quinta stagione altrettanto apatica fino al Christmas Special, quando Fellowes ha capito di doversi dare una mossa e ha cominciato a serrare le fila.
La sesta stagione, conclusiva, non ha visto una chiusura della ringkomposition ma la maggior parte delle storyline concluse secondo il volere dello spettatore, talvolta in modo affrettato. Tuttavia ci si passa su, perché è il risultato a contare e si sa, a Natale siamo tutti più buoni.

Di seguito, una personale classifica dei personaggi preferiti:

1
Dowager Countess of Grantham, Lady Violet Crawley (interpretata dalla mitica Maggie Smith).


Si dice che gallina vecchia fa buon brodo e in questo caso è un brodo da stelline Michelin.
Le sue perle di saggezza durante tutte le stagioni sono spesso insegnamenti di vita. 
Personaggio emblematico del classico snobismo inglese, il suo sense of humor sagace è stato la fonte di molti sorrisi ed applausi.
Grandissima Maggie Smith nell'interpretarla, al top.

2
Lady Edith Pellham, Marchioness of Hexham (nata Crawley)


Vi avevo avvisato degli spoiler ma sono felicissima di scriverlo. Perché Edith è il personaggio forse più riuscito della serie. Ha avuto un'evoluzione straordinaria, da figlia di mezzo rancorosa assetata di vendetta perché ignorata a donna indipendente e di carattere che è pure riuscita a fare il salto di qualità da #EdithmaiNagioia a #Edithunagioia, riuscendo pure a sposarsi a very Prince Charming, citando Robert. Ha vinto tutto in pratica, la ricompensa dei giusti.
Well done Edith!

3
Lady Mary Talbot (nata Crawley, vedova Crawley)

Mary è sempre stata la cocca di Fellowes ed io ne ho sempre ammirato l'essere apparentemente algida. E' profondamente egoista e dispettosa, bravissima nel far saltare i matrimoni altrui.
Stima profonda per Edith quando nella 6x08 le ha urlato "You are a BITCH!", 92 minuti di applausi.
Ha un bambino adorabile che diventerà un selvaggio perché non se ne cura abbastanza e la sua storia d'amore con Matthew è stata una delle più belle delle serie TV.
Il biscotto della Fortuna cinese sicilianizzato dice: A fortuna l'hannu i babbi.

4



Molesley e Baxter

Sono adorabili e la foto sopra lo dimostra. Che altro?

5



John e Anna Bates (nata Smith)

Galeotto fu l'amore (e non solo).
Vincitori ex aequo del premio Mainagioia dell'anno con Edith, per cinque stagioni consecutive, hanno infine avuto pure un equo lieto fine
ovvero

Baby Bates!



Giorno di gaudio!

6

Charlie ed Elsie Carson (nata Hughes)

Per loro temevo un finale alla Quel che resta del giorno. Invece no, il Chelsie ha trionfato, con buona pace di tutto il fandom e di Robert che continueranno sempre a chiamarla Mrs Hughes.

7



Master George e Thomas

Il "please don't go" di Georgino mi aveva spezzato il cuore, fortunatamente Fellowes si è dimostrato essere sulla mia stessa lunghezza d'onda, creando i presupposti per un rapporto di stima e fiducia reciproci futuri come quello tra Robert e Carson.




Menzione speciale a:

Robert (come padre dell'anno)

Nella 6x09 ha riconquistato la stima persa in tutti gli episodi precedenti, comportandosi da vero padre. Complimenti!



Rosamund, matchmaker eccezionale veramente




Mi mancheranno. Sebbene si parli di un possibile prequel o film tv ambientato negli anni '50, non sarebbe lo stesso.
Vi lascio con la sigla ed una delle canzoni di chiusura.





In such good luck,then!

Cecilia

sabato 26 dicembre 2015

Recensione: "Il mio nome è Sissi" di Allison Pataki

Buongiorno a tutti e tanti auguri di buon onomastico a tutti gli Stefano e Stefania.
Vi lascio con le mie impressioni su Il mio nome è Sissi di Allison Pataki, probabilmente ultima lettura dell'anno data la mole di Shirley. Ci leggeremo comunque prima dell'arrivo del 2016 con un post dedicato a Downton Abbey e la classifica delle migliori letture del 2015.
Un abbraccio e buone feste.
Cecilia

Titolo: Il mio nome è Sissi
Autrice: Allison Pataki
Pagine: 540
Prezzo di copertina: 16,90 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Bookme (Deagostini)

Sinossi:
È il 1853 ed Elisabeth ha appena quindici anni quando lascia gli amati boschi della Baviera per accompagnare la madre e la sorella Helene alla corte degli Asburgo. È Helene, infatti, la prescelta, colei che, secondo il volere dell'Arciduchessa madre, sposerà il cugino Franz Joseph. Ma il destino ha altri programmi e presto Sissi si ritrova all'altare, sepolta sotto un vestito magnifico troppo imponente per la sua figura, la morsa impietosa del corsetto a toglierle il fiato. Al suo fianco c'è l'uomo dei sogni: giovane quasi quanto lei, ricco e potente oltre ogni immaginazione, irresistibile nell'alta uniforme. La piccola Sissi diventa imperatrice e milioni di sudditi impazziscono per lei. Ma la Corte di Vienna non è il mondo delle fiabe, e il "vissero felici e contenti ", forse, è un miraggio. Perché l'impero è in fermento e l'Arciduchessa non vuole rinunciare al predominio sul figlio. Perché essere imperatrice significa sacrificare ogni libertà, compresa quella di crescere i propri figli. Perché Franz è alle prese con doveri più grandi di lui. Perché la morte non guarda in faccia nessuno, neppure i principi di sangue blu. Perché non bastano le mille candele dei saloni dorati di Schönbrunn a far brillare un amore che si spegne un po' ogni giorno. "Il mio nome è Sissi" rivisita il mito dell'imperatrice più amata sulla scorta di un'approfondita ricerca storica, restituendoci, in forma di romanzo, tutta la complessità di un personaggio indimenticabile.




Le convinzioni, come le brutte abitudini, sono dure a morire, specie se nutrite da moltissimo tempo; a volte però accade che lo facciano, cambiando completamente prospettiva. Talvolta invece capita qualcosa di ancora più bizzarro e difficile da accettare, di dover riscoprire una prospettiva abbandonata per correr dietro ad una apparente nuova, rivelatasi poi, una chimera. Fino a qualche giorno fa riflettevo su quanto il processo della conoscenza avesse di irreversibile, arrivando alla conclusione che, in effetti, ha tutte le carte in tavola per potersi definire tale e, pur tornando indietro, la consapevolezza d'esser diversi cambierà ogni cosa. Tutta questa tirata pseudo filosofica non per ribadire l'ovvio, la scoperta dell'acqua calda, bensì per giustificare il rapporto controverso con la figura di una delle più celebri sovrane della Storia, ovvero la principessa Sissi.
E' una storia che parte da lontano, da quando, nell'infanzia felice, l'avevo eletta a mio modello, eroina, mito grazie o a causa - non saprei dirlo con certezza neppure adesso - alla serie di cartoni trasmessi in TV con tutta la filiera di gadget annessi e connessi tra cui un vestito da Carnevale testimone dei tempi in cui non si conosceva la parola disistima, per non aver ancora appreso a leggere e scrivere, certo, facoltà senza la quale non sarei qui ma anche per moltissime altre ragioni di cui sarebbe troppo lungo e noioso trattare. Questa aurea mitica avvolgente Sissi ed il suo amato Franz, rafforzata dalla visione della trilogia cinematografica con la bellissima Romy Schneider, icona ora e sempre, fu sfatata dalla lettura di una biografia documentata su pagine e pagine di bibliografia che mise fine  in malo modo a tutto ciò, fino a questa primavera che, durante la fatidica gita del  quinto, mi ha portata sui luoghi di vita dell' indimenticabile  imperatrice, favorendo una riconciliazione. Il mio nome è Sissi  ha rappresentato l'ultimo, inatteso, passo verso una riconciliazione totale e definitiva con la persona e non con il mito, morto e sepolto senza rimpianti. Scorto casualmente sugli scaffali di una libreria ma aspettato pazientemente secondo i comodi di un Libraccio odiato come non mai per i soliti, spiacevoli scherzetti dell'ultimo minuto, il romanzo storico scritto da Allison Pataki è caratterizzato da fedeltà alle fonti biografiche pur non mancando di quella particolare dote necessaria ai romanzi del genere, spesso abusata, di smussare gli spigoli senza scadere nel banale. Una piacevole lettura, nonostante la mole, costituita da capitoli brevi aperti da brani tratti dal carteggio personale dell'imperatrice, con qualche licenza storica utile alla fluidità della narrazione, il mio nome è Sissi si rivelerà un'ottima compagnia per tutti coloro che vorranno rilassarsi con un libro ed insieme saperne di più su una delle donne più influenti di sempre, lasciando che sia semplicemente Sissi.


Risultati immagini per allison patakiAllison Pataki è una scrittrice e giornalista americana. E' l' autrice New York Times bestselling author dei romanzi storici The Traitor’s Wife, The Accidental Empress, e del successivo Sisi: Empress On Her Own.  Si è laureata con lode all' Università di Yale con specializzazione in inglese e per molti anni ha scritto per la TV  e i notiziari online.

lunedì 21 dicembre 2015

Alcune comunicazioni di servizio per chiudere il 2015

Buongiorno a tutti! Pensavo di aggiungere una premessa iniziale alla prossima recensione ma sarebbe stata troppo lunga, dunque ho deciso di dedicare un post apposito, tanto ormai vi siete abituati alle comunicazioni di servizio.


  • La Sala dei Lettori Inquieti è sbarcato anche su Instagram. Amo fotografare e il mio profilo personale non bastava più, a parte il fatto che sono quasi tutte foto di libri, quindi tanto valeva aprirne uno per il blog. Lo trovate QUI, se anche voi siete iscritti e vi va di seguirlo anche lì, oppure nella sidebar destra della home del blog. Grazie.


  • La pagina Facebook del blog ha raggiunto i 500 Mi Piace, a meno che non ci sia qualcuno non lo tolga all'ultimo momento (cose che capitano). Se non avete ancora messo Mi Piace e volete farlo, trovate l'apposito banner nella solita sidebar destra del blog o cliccando sul link sopra. Grazie anche per questo.

  • Il blog ha perso qualche iscritto. Sebbene sospettassi d'aver infastidito qualcuno, ho presto scoperto, grazie a una consultazione tra blogger, che non è così; tutto è dovuto all'iniziativa di Blogger di cancellare profili fake e inattivi. Se siete blogger ed è capitato anche a voi potete dormire sonni tranquilli, per tutti gli altri, beh, continuate a seguire il blog numerosi, se vi va.

  • A quelli che continuano a chiedermi perché non abbia organizzato un giveaway natalizio, consiglierei di leggere questo post QUI. Per quanto riguarda altre iniziative, non ho il tempo né la creatività necessarie. Comunque ci sono tantissimi blog che ne organizzano, perciò un giro nella blogosfera potrebbe fare al caso vostro.

  • Ho terminato Il mio nome è Sissi di Allison Pataki e ve ne parlerò nei prossimi giorni. Probabilmente sarà l'ultima recensione del 2015 perché, avendo ritirato qualche giorno fa Shirley dal libraio di fiducia, l'ho iniziato. Come mi ha fatto notare mio padre non appena l'ha visto, è un bel tometto di circa 700 pagine che, per mancanza di tempo utile, non penso di finire entro l'anno. Mai dire mai comunque, in ogni caso siete avvisati e nei prossimi giorni ci leggeremo ugualmente con le mie impressioni su Il mio nome è Sissi, la Top Ten delle migliori letture del 2015 e forse, se sarà all'altezza e Fellowes non riserverà tiri mancini tornando a vestire i panni del Grinch come accadde nel Natale del 2012, un commentino su Downton Abbey di cui andrà in onda il Christmas Special dell'ultima stagione e di cui, ancora se non si fosse capito dall'header, sono una fan sfegatata. La Granny non approverebbe ma va bene lo stesso. Ah, a proposito: ogni volta che qualcuno pronuncia o scrive Downtown Abbey, un fan di Downton Abbey muore. Fate attenzione per favore. Grazie :D





A presto!

Cecilia

giovedì 17 dicembre 2015

Recensione: "Sono io che me ne vado" di Violetta Bellocchio

Titolo: Sono io che me ne vado
Autrice: Violetta Bellocchio
Pagine: 352
Prezzo di copertina: 18 euro
Collana: Strade blu
Editore: Mondadori

Sinossi:
Layla ha ventotto anni, un nome ispirato a una storia di tradimenti tra rockstar, un talento innato per fare del male alla gente e un sacco di lavori spiritualmente degradanti alle spalle. Ma vuole tirare una bella riga sul passato. Abbandonata la metropoli, Layla si trasferisce nell'entroterra della Versilia, dove non ha nessun legame, a parte una casa ereditata anni prima. "La Bambola": così si chiama la casa, così si chiamerà il bed & breakfast che la ragazza apre pur non avendo alcuna propensione per l'ospitalità. Al fianco di Layla spunta Sean, un ragazzo dai capelli rossi e dalla famiglia misteriosa. Assunto come web designer, diventa il tuttofare dell'albergo, un incrocio tra maggiordomo, vittima e migliore amico. I due sembrano nati l'uno per l'altra. Forse lo sono. La vita quotidiana scorre tra scambi di battute urticanti, ricostruzioni storiche morbose per attrarre clienti o ingannare la noia, visite della più varia umanità, divagazioni su attrici scomparse e passatempi poco innocenti. E a poco a poco viene fuori cosa ha portato Layla sin qui: il rapporto con i genitori separati, le fughe dalla scuola, il passaggio in collegio, le amicizie interrotte, il rifiuto dell'amore. La sua saggezza carica di cinismo lascia trapelare tanti, troppi segreti ben custoditi. E quando il passato bussa alla porta della "Bambola", chiudendo il cerchio con il presente, un coltello d'argento dalla lama affilata sembra l'unico strumento che serve. Ma forse non basterà più.



Felicità e andare a zonzo per posti sconosciuti non rappresentano un buon binomio per una che ama camminare e, abituata a paesini dove ci si ritrova a percorrere la stessa strada più volte con le cuffiette nelle orecchie, dimentica che non tutte le strade portano a casa; capita d'imboccare l'incrocio sbagliato ma, in fondo, un modo per sentirsi a casa lo si trova sempre. Specie se per strada si incontra una vetrina piena di libri con un cartello che li annuncia in vendita, nuovissimi, a prezzi piccolissimi e tra gli scaffali si trovano vecchi amici e nuovi amori. Violetta Bellocchio sarebbe da collocare nella prima categoria, se un racconto dai toni cupi basta per considerare qualcuno amico. Questa volta, in bella vista per pochi spiccioli, c'è la possibilità di un ritorno alle origini con un romanzo d'esordio di pura fiction.
Layla detta Leila - ogni riferimento a Star Wars è davvero puramente casuale -, a volte Linda, trascina con sé il lettore in un viaggio verso una nuova vita con un'identità presa in prestito da un'attricetta scomparsa e la fobia d'essere raggiunta da un passato che non vuol rimanere tale. E' loquace Laila, sebbene non si direbbe che una fuggitiva abbia tanto da dire; riempe la testa di chiacchiere così palesemente infarcite di mezze verità, la sua versione dei fatti, dice, da far imparare presto ad ascoltare con un orecchio soltanto, a smettere di domandarsi quanto sia sottile il confine tra il detto e il non detto.
Dopo un inizio folgorante che prende e non molla finché non è sicuro d'aver preso abbastanza, qualcosa si spezza eppure rimane la curiosità di sapere dove andrà a parare, perché una piccola, subdola streghetta manipolatrice di protagonista, dispensatrice di cattiveria gratuita, sia diventata quella che sembra essere. 
La soluzione, infine, spiazza, talmente banale o geniale,a seconda dei punti di vista, da lasciare interdetti; seppur sul più bello, è preferibile andar via, non si sa chi potrebbe celarsi nell'ombra. Meglio non fidarsi, dicono.


IMG_6447Violetta Bellocchio è nata a Milano nel 1977. Il suo ultimo libro è il memoir Il corpo non dimentica (Mondadori, 2014). Ha collaborato a “Rolling Stone”, “IL Magazine”, “Link”, “E – il mensile di Emergency”, “Rivista Studio”. Ha pubblicato un romanzo, Sono io che me ne vado, (Mondadori, 2009) e diversi racconti, l’ultimo nell’antologia L’età della febbre (minimum fax, 2015).

Dal 2013 è la curatrice della rivista online “Abbiamo le prove”, un contenitore di storie nonfiction scritte da donne italiane, vincitore del Macchianera Italian Award come miglior sito letterario del 2014.