martedì 2 febbraio 2016

Recensione: "Teorema Catherine" di John Green

Titolo: Teorema Catherine
Autore: John Green
Pagine: 338
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 7,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Da quando ha l'età per essere attratto da una ragazza, Colin, ex bambino prodigio, forse genio matematico forse no, fissato con gli anagrammi, è uscito con diciannove Catherine. E tutte l'hanno piantato. Così decide di inventare un teorema che preveda l'esito di qualunque relazione amorosa. E gli eviti, se possibile, di farsi spezzare il cuore un'altra volta. Tutto questo nel corso di un'estate gloriosa, passata con l'amico Hassan, a scoprire posti nuovi, persone bizzarre di tutte le età, ragazze speciali che hanno il gran pregio di non chiamarsi Catherine.






Ci si potrebbe provare ad enunciare un teorema Green dopo aver letto quasi tutta la sua bibliografia pubblicata; ragazzi spiantati, neodiplomati scoprono piccole grandi verità mentre attraversano gli Stati Uniti in macchina, chi per trovare una ragazza, chi per dimenticarla, il tutto condito da informazioni bizzarre buttate in mezzo per dare un tono intellettualoide e tanta filosofia spicciola. Colin Singleton, purtroppo, non fa eccezione: con un diploma in tasca ed il cuore spezzato si mette in viaggio con il fedele amico Hassan in cerca del proprio momento Eureka, a risarcimento della mancata evoluzione da bambino prodigio a novello Einstein. Con grafici corredati di note a piè pagina, il prodigio narra i propri amori e disamori per diciannove donzelle accomunate dall'omonimia, appartenenti alla terribile razza delle Catherine scritto proprio così, senza K, che infrangono dolci sogni d'amore eterno alla Tre metri sopra il cielo e l'inaspettato incontro con un individuo di sesso femminile carino, simpatico e vagamente attraente non appartenente alla terribile categoria di cui sopra; un colpo al cuore li ha fatti incontrare, quello all'Arciduca Franz Ferdinand d'Austria da cui scaturì la Prima Guerra Mondiale, e niente sarà più lo stesso da allora, nemmeno il teorema a cui Colin sta lavorando per lenire le pene d'amore di aspiranti Heathcliff. 
Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia, dovrebbe saperlo bene l'autore che, seppur professandosi non brillante in matematica, ha avuto l'ardire di usarla ai propri fini; il conto è salato nel portar via tempo e soldi con banalità, pretenziosità e noia già precedentemente lette e non apprezzate perché, in fondo, fini a sé stesse nell'alimentare un successo planetario del tutto ingiustificato.

4 commenti:

  1. Ciao Cecilia! Ecco, dopo "Colpa delle Stelle" e "Will ti presento Will" non credo che leggerò altro, sopratutto non dopo la tua recensione :-), anche se ne ho comprato uno per la copertina (lo ammetto), e ormai l'ho li... boh vedrò!
    A presto, baci

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    1. Se è Cercando Alaska, leggerlo non dovrebbe essere così brutto:è il primo di Green ed ha una certa originalità che manca nei successivi. In ogni caso, lascia fare all'ispirazione :)

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  2. accipicchia che stroncatura!!! :)
    ne avevamo gia parlato vero? ho preferito di gran lunga "Alaska", mi ha colpito molto molto di più, forse sarà stato un fatto emotivo del tutto personale ma Catherine non ci è riuscita. Nel complesso questo romanzo non mi è dispiaciuto, ma ho trovato troppe cose alla Green come se le avessi già lette.

    ciao Cecilia, torno alla mia sei latitanza ... in questo periodo sto veramente lavorando troppo a scapito del mio blog e di tutti quelli che seguo ;)

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    1. Ciao Chicca, su Green concordo pienamente con te: l'unico guizzo di originalità è in Cercando Alaska, il resto è una continua ripetizione, a parte forse Colpa delle Stelle.
      Ti capisco, è un periodo impegnativo per tutti, incrociamo le dita e auguriamoci che passi presto. Un abbraccio :)

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