mercoledì 27 aprile 2016

Recensione: "La femmina nuda" di Elena Stancanelli

E' un'ora insolita per me, lo so, ma ormai conoscete la mancanza d'organizzazione di questi giorni. Con questo post però, sancisco la fine della pausa, quindi buona lettura!
A presto.
Cecilia

Titolo: La femmina nuda
Autrice: Elena Stancanelli
Pagine: 156
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: La nave di Teseo

Sinossi:
Anna e Davide stanno insieme da cinque anni. Si sono amati e traditi, come tutti. Ma un giorno qualcosa cambia. Davide diventa violento, aggressivo e Anna scopre che si è innamorato di un’altra donna. Trova foto hot e alcuni messaggi in cui lui le scrive che la ama. Davide nega, attacca, non vuole che la loro storia finisca. Anna lo manda via di casa e precipita nell’ossessione. Smette di mangiare, controlla continuamente i social network dell’ex compagno e della rivale e, in un crescendo morboso, comincia a pedinarla, arriva a conoscerla e a frequentarla, fino a quando il gioco diventa troppo difficile da continuare.



La banalità del male. L'affermazione di Hannah Arendt - titolo di un omonimo scritto che, mea culpa, non ho ancora letto ma sentito citare durante le ore di filosofia - mi tornava in mente in maniera ricorrente mentre leggevo La femmina nuda.
La banalità del male che facciamo a noi stessi, agli altri, che a volte lasciamo ci venga fatto, mi colpiva con una ferocia inaudita in un giorno in cui mi trovavo faccia a faccia con la crudezza del dolore al massimo grado di realismo possibile. Leggevo e comprendevo Anna, stranamente senza giudicarla, quando si raccontava all'amica Valentina nella propria discesa al Regno dell'Idiozia, autodefinizione del periodo dell'ossessione. Lo stalking è un argomento attuale; tutti ne parlano - in TV, sui giornali - omettendo però il vero nocciolo della questione: come e perché accade.
Perciò, al di là delle beghe commerciali e quant'altro, ho deciso di affrontare la lettura del nuovo libro di Elena Stancanelli; lo stalking dal punto di vista del carnefice, meglio ancora se è una lei perché, per quanto si parli di femminicidi ad ogni ora del giorno e della notte e gli uomini che odiano le donne siano statisticamente più numerosi, almeno secondo la cronaca nera, del contrario, non bisogna dimenticare che la violenza, di qualunque genere, non è appannaggio esclusivamente maschile.
Se come e perché tutto ha inizio è parte di una predisposizione genetica, caratteriale magari, oppure chiunque può cadere preda - da intendere in questo senso sia vittima che carnefice senza con ciò voler giustificare un fenomeno di per sé sbagliato - dello stalking è una delle domande che mi sono posta prima di voltare la prima pagina; l'autrice propende per la seconda ipotesi. Anna è una persona razionale, fredda e determinata ma sostanzialmente ordinaria prima di venire a conoscenza del tradimento, causa della rottura di un rapporto importante con conseguente necessità di comprendere la ragioni alla base del fatto. Il bisogno di rassicurazioni si trasforma pian piano in qualcosa di malsano, il controllo dell'ex partner diventa una dipendenza della quale non riesce a fare a meno, così come quello sulla nuova fiamma di lui. Appellata semplicemente "Cane" - in primis perché proprietaria di un cagnolino di piccola taglia, in secundis dando all'epiteto valenza dispregiativa -, il nuovo interesse amoroso di Davide diviene il fulcro dell'ossessione di Anna; da ciò, 150 pagine di minuziose indagini e descrizioni della vita e della persona dell'altra con, a fare da contrappasso, un malessere fisico e psicologico sull'orlo della follia, vera e propria patologia che conduce la donna, la femmina nuda di tutti gli orpelli, delle convenzioni sociali, quasi all'autodistruzione, toccando il fondo da cui, poi, forse, risalire.
Brevi paragrafi dotati di una naturalezza inquietante che regalano sul finale qualche amarezza perché separarsi non significa tornare ad essere quello che si era prima di conoscere la persona da cui ci si separa. Magari fosse così semplice. Non si diventa mai quello che si è già stati. E non solo perché è passato del tempo. Separarsi significa diventare una persona nuova. Quella che rimane dopo aver sciolto con il tempo e la pazienza la treccia di un amore finito. [...] Non strascicare i rancori nella speranza che col tempo la rabbia si ritrasformi in amore. La rabbia non si ritrasforma in amore, mai. Quando sei fortunata si trasforma in affetto, in amore mai.
Rimarrà comunque la sensazione d'aver perso l'unica persona con cui fare qualcosa di stupido come sdraiarsi su una lastra di ghiaccio, Eternal Sunshine of Spotless Mind di Micheal Gondry alias Se mi lasci ti cancello, docet. Ma quando ti succede qualcosa di brutto, un incidente, una malattia o qualcosa di stupido ma incredibilmente doloroso come è successo a me, diventi una persona danneggiata. Per sempre.Sono come uno strumento qualsiasi che sia caduto a terra. Lo aggiusti e funziona di nuovo, ma conserva in sé il trauma della caduta. Non sappiamo quando, non sappiamo neanche se, ma potrebbe gustarsi di nuovo. E sarebbe ancora una conseguenza di quella vecchia caduta.
Bisogna infine imparare a conviverci.

2 commenti:

I commenti sono fondamentali per lo scambio di opinioni e la crescita culturale di ogni persona che passa da questa Sala; dunque, se vorrai lasciarne uno, saremo ben felici di sapere quale sia il tuo pensiero :)

Grazie.