lunedì 20 giugno 2016

Recensione: "Benedizione" di Kent Haruf

Buongiorno e buon inizio di settimana! Prima di lasciarvi le mie impressioni sulla Benedizione di Haruf, trovo doveroso ringraziare Elisa La lettrice rampante, senza le cui parole mi sarei quasi certamente persa questa perla. E grazie ad NN editore, scoperto così; se il vostro catalogo è costellato da libri del genere, sappiate che avete appena trovato un'altra affezionata cliente e lettrice.
Buona giornata a tutti
Cecilia


Titolo: Benedizione
Autore: Kent Haruf
Pagine: 277
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN editore


Sinossi:

Nella cittadina di Holt, in Colorado, Dad Lewis affronta la sua ultima estate: la moglie Mary e la figlia Lorraine gli sono amorevolmente accanto, mentre gli amici si alternano nel dare omaggio a una figura rispettata della comunità. Ma nel passato di Dad si nascondono fantasmi: il figlio Frank, che è fuggito di casa per mai più tornare, e il commesso del negozio di ferramenta, che aveva tradito la sua fiducia. Nella casa accanto, una ragazzina orfana viene a vivere dalla nonna, e in paese arriva il reverendo Lyle, che predica con passione la verità e la non violenza e porta con sé un segreto. Nella piccola e solida comunità abituata a espellere da sé tutto ciò che non è conforme, Dad non sarà l'unico a dover fare i conti con la vera natura del rimpianto, della vergogna, della dignità e dell'amore. Kent Haruf affronta i temi delle relazioni umane e delle scelte morali estreme con delicatezza, senza mai alzare la voce, intrattenendo una conversazione intima con il lettore che ha il tocco della poesia.



Alla base di tutto, è risaputo, stanno gli opposti: materia e antimateria, buio e luce, staticità e dinamica, città e provincia. Capita, nella maggior parte dei casi, che si nasca, si cresca, ci si abitui e si muoia; ci sono tuttavia, fortunatamente forse, delle varianti. Può succedere, ad esempio, che si viva una vita disordinata, a dispetto di un sistema di routine oppure che accada qualcosa in seguito alla quale  prendere coscienza o ritrovarla, tra i cuscini soffocanti della quotidianità data per scontata, d'esser parte di un tutto destinato a finire.
Sei giorni alla settimana, cinquantadue settimane all'anno per cinquantacinque anni, rispose lui. Quanto fa? Fa una vita intera. E' vero. E' la vita di un uomo. La vita di un uomo, di Dad Lewis, sta per terminare. Una vita intera a dirigere il negozio di ferramenta in Main Street, con accanto la moglie Mary, amata al primo sguardo, al primo scontro; lontana ma vicina la figlia Lorraine, tornata indietro per i momenti precedenti all'addio, l'ennesimo per lei custode di un lutto mai superato e, ancor più distante, irraggiungibile tranne che nei ricordi o nei recessi reconditi del subconscio è Frank, figlio adorato eppure impossibile da accettare per una mentalità arcaica.
Proprio quando si è costretti ad andare di corsa, si sente la necessità di rallentare; ci si appiglia, dunque, a ciò che ha sempre fatto parte del solito tran tran, lo si osserva con occhi nuovi umidi di lacrime miste alla pioggia scrosciante, caduta fitta sulla veranda. Elementi familiari mai considerati abbastanza: la morbidezza di un viso bambino, la pianura di Holt, scenario onnipresente sullo sfondo delle intricate matasse filate dagli abitanti della provincia sonnacchiosa, dotati di coraggio e sentimento donato senza risparmio, senza rimorsi.
Come ha fatto Alene Johnson, ad esempio, che ha condotto un'esistenza tranquilla insegnando ai ragazzi pur non avendone di propri, sospirando, di tanto in tanto, per l'occasione sprecata oppure Bertha May, vicina dalla casa gialla con unica compagna la nipotina Alice, ultimo scampolo a cui aggrapparsi per dare un senso all'abbandono e al dolore o, ancora, John Wesley, adolescente problematico in crisi all'indomani di una cocente delusione sentimentale.
Agli antipodi di Dad, a mio modo di vedere, sta il reverendo Lyle, uomo nel pieno vigore degli anni la cui fragilità, però, risiede in una famiglia di cristallo; Lyle il quale, pur non essendo cattolico, si batte per i sani principi universali della buona Novella, predicando la misericordia tanto auspicata da Papa Francesco, difficile da accettare perché, dietro al perbenismo ipocrita di cui ammantano le proprie facce, le persone non vogliono essere disturbate. Vogliono rassicurazioni [...] vogliono sentirsi ripetere quello che gli è sempre stato detto, soltanto con qualche variazione, poi tornare a casa a mangiare l'arrosto di manzo e dire che è stata proprio una bella funzione e sentirsi soddisfatti. Un personaggio autentico, il reverendo Lyle, di vecchio stampo, un idealista che crede che non tutta la vita trascorra nell'infelicità, che ci siano anche dei bei momenti,in tutto ciò.
Esattamente uguali a quelli passati nella pianura quieta ma non ostile di Haruf.
La sobrietà, rara, dello stile fa bene alla mente, al cuore e alla narrazione; in questo modo, infatti, spicca la grandezza della semplicità, di personaggi talmente veri, grandi e straordinari nella loro modestia, da farne perdurare a lungo il ricordo.
La vita reale si racconta, priva di pretenziosità; Haruf non vuole insegnare nulla, riuscendo perciò, di contro, a lasciare molto. Raramente titolo fu maggiormente veritiero rispetto a quello di una pubblicazione scritta per ultima ma, per una fortunata scelta, tradotta e letta per prima, che viene ad essere una tangibile benedizione.
Dovevo comunque dire quelle cose.
Perché, per quale strano motivo?
Perché ci credo.
Ci credi? Intendi dire che prendi quelle cose in senso letterale?
Sì, è la verità. E' ancora l'unica risposta.

12 commenti:

  1. Lo sapevo che il tuo post sarebbe stato bellissimo! Io parto invece dal canto della pianura e poi ci ritroveremo insieme...al crepuscolo.
    Ciao da Lea

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    1. Grazie Lea! Amazon, Sessione e Rocco permettendo - troppo divertente per mollarlo subito - dovrei tornare a Holt entro la fine del mese. Forse facciamo insieme la strada, in caso contrario ci vediamo al crepuscolo ;)

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  2. Questo titolo non lo conoscevo assolutamente e tu sei riuscita non solo ad incuriosirmi, ma proprio a conquistarmi. Mi informo, lo cerco, insomma lo voglio. bacio

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    1. Baba! Che piacere rileggerti. La pianura di Holt è perfetta per il momento, fammi sapere.
      P.S. Sto facendo ampio uso del tuo segnalibro. Vedere una faccetta familiare tra i saggi seriosi mi è di grande aiuto. Baci

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  3. Una lettura che in questo periodo vedo spesso in giro su pagine e blog. Devo ammettere che non mi ci ero soffermata prima, come quando uno guarda ma non vede! Per questo motivo ho approfittato della tua recensione per farmene un'idea e, a parte che scrivi benissimo, mi hai proprio convinta!

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    1. Grazie Annarita. Sì, io stessa non mi ero soffermata molto inizialmente, ingiustamente. Haruf merita tantissimo invece.

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  4. Ciao!!! Non sei l' unica blogger che conosco a leggere questo libro e da quello che ho letto e sentito dalle altre è una lettura che merita! Mi affascina troppo sicuramente inserito in wishlist!

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  5. Ho iniziato a leggerlo, mi ha commosso. Ma ho dovuto smettere perchè in questo momento il tema mi è troppo doloroso. Lo riprenderò sicuramente e magari prima leggerò Il canto della pianura. bellissima recensione.

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    1. Grazie Tessa. Come sempre, il momento giusto è fondamentale. Buona lettura :)

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