mercoledì 28 dicembre 2016

2016: il meglio, sul finire

Buongiorno readers! Mi auguro abbiate trascorso un sereno Natale, augurio valido per le feste a venire. Oggi vi parlo delle migliori letture del 2016 in quello che sarà, credo, l'ultimo post dell'anno; solitamente infatti lo è, avendo l'abitudine di pubblicarlo proprio il 31 ma, poiché ultimamente più che mai nella mia vita di domani non c'è certezza - citando un personaggio di cui si è molto parlato recentemente in ambito letterario e non - , ho deciso di anticipare per quest'anno, con le spalle coperte dai Cazalet che, penso, mi accompagneranno al 2017. In ogni caso, il meglio sul finire, sempre.

Cominciamo con la Top Ten in ordine decrescente, per poi passare a delle menzioni speciali a cui seguiranno, in chiusura, considerazioni generali e ringraziamenti, giusto per essere chiari sulla tabella di marcia.
Pronti, partenza, via!

10. La via del Male

di

Robert Galbraith



Ero parecchio indecisa circa il libro da piazzare al decimo posto, poi un ricordo ed uno sguardo al Kindle mi hanno convinta: La via del Male, terzo volume della serie di Cormoran Strike, firmata sotto pseudonimo dalla mamma di Harry Potter, è stato una delle sorprese di quest'estate. 
Tra i lettori tiepidamente entusiasti di questo approccio della Rowling al giallo/thriller, pensavo di evitare un altro capitolo mediocre dopo Il baco da Seta, soffocante e soffocato nel bozzolo di lungaggini e stoccate al mondo editoriale non andate a segno, invece inaspettatamente mi sono lasciata contagiare dall'entusiasmo di Lea, seguace della prima ora di Cormoran Strike e della sua assistente Robin Ellacott, trovandomi tra le mani, o meglio, sul lettore, una vicenda appassionante, ben scritta, che ha saputo ben bilanciare l'elemento giallo e le situazioni personali dei due protagonisti, tanto da unirmi con trepidazione all'attesa del prossimo titolo della saga che, secondo notizie circolate sul web, dovrebbe uscire sul finire del prossimo anno nel Regno Unito.

9. 7-7-2007

di

Antonio Manzini


7-7-2007 più di tutti, anche di Era di Maggio, ha saputo conquistarsi la memorabilità nei miei ricordi di lettrice, non perché io abbia avuto la fortuna di partecipare alla sua presentazione taorminese durante il Taobuk festival, bensì perché è il tassello mancante alla visione d'insieme di un personaggio, Rocco Schiavone, tra i più autentici nella propria imperfezione in cui mi sia capitato d'imbattermi tra le pagine di un libro. Di Rocco scriverò più giù, qui mi limito a consigliarvi la lettura di tutta la serie nata dalla penna di Antonio Manzini, con un occhio di riguardo a questo prequel inizialmente non in cantiere ma necessario.

8. Belgravia

di

Julian Fellowes



Il 2016 è stato un anno triste anche perché è venuto meno l'appuntamento autunnale con Downton Abbey,  serie televisiva del cuore creata proprio da Julian Fellowes; nonostante frequenti dissapori circa l'evoluzione della maggior parte delle storylines dello show, non potevo assolutamente perdermi il ritorno in libreria, ritorno, sì, ché Fellowes coltiva la passione per la scrittura da tempi non sospetti ed ha già all'attivo, oltre a sceneggiature televisive e cinematografiche, ben due romanzi (non ancora letti) editi entrambi in Italia da Neri Pozza. 
Sebbene  sia ambientato durante l'epoca Regency, Belgravia voleva essere un'esperimento tendente a coniugare antico e moderno, riproponendo il feuilleton, romanzo d'appendice pubblicato a puntate sui giornali Ottocenteschi, in versione digitale. 
Io, ansiosa per natura, ho preferito aspettare la pubblicazione in volume, in estate, leggendo tutto d'un fiato un romanzo storico ben strutturato, accattivante e credibile, in cui ritrovare la cara vecchia Inghilterra.


7.Scrivere è un mestiere pericoloso

di

Alice Basso


Negli ultimi anni, a causa di saghe interrotte, pubblicazioni commerciali, faccioni in copertina e simili, ho perso parecchia fiducia nel mondo editoriale. 
A farmela ritrovare, almeno un pochino, Alice Basso e la sua Vani le quali, armate di penna e humour brillanti, sfatano miti, scrivono capolavori e risolvono gialli senza co(r)po ferire (o quasi). Presenze fisse in classifica e non solo, la ghostwriter woman in black più che Signora in Giallo e la sua frizzante, vivace e simpaticissima creatrice torneranno prossimamente in libreria, dietro la scrivania, ai fornelli, sul palco e, probabilmente, su una nuova scena del crimine, deliziandoci con siparietti comici irresistibili e molto altro perché si sa, Scrivere è un mestiere pericoloso; io le aspetto entrambe a braccia aperte. 
E non dimentichiamo: #teamBerganza


6. Un bene al mondo

di

Andrea Bajani


Meglio pochi ma buoni, dicono. 
Dicembre è stato così, povero di libri, numericamente parlando, eppure ricco di libri belli, di quelli che ti segnano, che si lasciano ricordare, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore. Di dolore, qui, ne sgorga a fiotti, talmente tanto che a fine lettura ci si sente svuotati, resta solo l'unica cosa che conta, Un bene al mondo , pregnante favola nostalgica sulla fragilità dell'esistenza, narrata poeticamente da Andrea Bajani.


5. Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet - Vol.1

di

Elizabeth Jane Howard


Una saga familiare ricca di sentimenti e vita vissuta, corposa, bella nella propria complessità, specchio delle reali sfaccettature derivanti dalla contraddittorietà umana, aperta da Gli anni della leggerezza precedenti la Seconda Guerra Mondiale.
Che i Cazalet siano i nuovi Crawley? Lo scopriremo solo leggendo.


4. Il mondo di Belle

di

Kathleen Grissom


Che Kathleen Grissom ed il suo romanzo d'esordio potessero essere degni di Margaret Mitchell ed il suo capolavoro - amato per ambientazione e periodo storico, un po' meno per la smorfiosa protagonista - l'avevo auspicato ad inizio lettura, auspicio che ha trovato conferma nelle lacrime versate dopo  l'ultima pagina, lasciando Tall Oaks ed i suoi abitanti ad una nuova alba.
Consigliatissimo, specie a chi ha amato Via col Vento e l'indimenticabile Mami, Il mondo di Belle non vi deluderà.


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Adesso, il podio.


3. La lettrice scomparsa

di

Fabio Stassi


Una delle felici scoperte di Marina di Libri: posto accanto a Pista Nera, ha attirato la mia attenzione grazie alla donna in copertina e si è meritato un posto in borsa insieme al primo capitolo della serie di Manzini. 
Fabio Stassi, conosciuto solo di fama, prima, ha rivelato uno stile scorrevole che, coadiuvato da un protagonista impacciato investigatore per caso e dalla passione per i libri che permea tutto il romanzo, ha saputo creare un intreccio originale, un antieroe gradevole ma, soprattutto, scrivere un'elogio accorato al piacere della lettura, facendomi sentire a casa tra le pagine; così devono essersi sentiti anche coloro che gli hanno assegnato il Premio Scerbanenco, valorizzando giustamente La lettrice scomparsa.


2. Aspettando Bojangles

di

Olivier Bourdeaut


Giunto inaspettato, graditissimo, dalla casa editrice, io Bojangles non lo attendevo affatto, anzi, l'avevo un po' snobbato. 
Male, malissimo perché l'esordio di Olivier Bourdeaut è profondo ed inconfondibile come la voce di Nina Simone, la cui canzone ha dato il titolo al romanzo narrante di una splendida famiglia stamba, (in)felice a modo suo, Aspettando Bojangles.


1. Benedizione

di

Kent Haruf


Lui. Quel libro dopo cui nessun altro è stato un'opzione, dopo il quale niente è stato più lo stesso, in tutti i sensi. Perché mai titolo fu più profetico di questo, il capitolo conclusivo (forse) della trilogia di Holt è stato una vera e propria Benedizione
Uno stile sobrio come pochi, la pianura, i personaggi - Dad, il reverendo Lyle, i miei preferiti - i dialoghi, sì, i dialoghi che hanno gran parte del merito nel rendere questo libro il capolavoro che è, nessun altro alla sua altezza, neppure Canto della Pianura e Crepuscolo a cui manca il quid, magico, presente invece qui. 
Storie di vita di provincia, vita di provincia fatta da esistenze imperfette perciò vere. 
Ci sono sentimenti, emozioni, sensazioni che non possono essere espresse a parole, da custodire come un tesoro; Kent Haruf, con la propria penna, è riuscito a suscitarle. 
Dunque grazie Kent Haruf: il suo Canto, al Crepuscolo, è stata una vera Benedizione.


Ecco, questo è il meglio del mio 2016; tuttavia ci sono anche altri libri che mi sento in dovere di citare. Innanzitutto Le avventure di Jacques Papier di Michelle Cuevas, letto nei primi mesi dell'anno, sicuramente il miglior Libro per Bambini che si troveranno in compagnia di un amico immaginario e della sua bambina davvero dolcissimi.
Menzione speciale per Rocco Schiavone come Personaggio dell'anno, perché ho trascorso una piacevolissima estate, letterariamente parlando, in sua compagnia, leggendone, parlandone, avendo la fortuna di incontrare Antonio Manzini per poi attendere la serie in TV. Rocco, politicamente scorretto tanto da meritarsi un'interrogazione parlamentare tutta per sé, è un antieroe e non pretende d'esser diverso; perciò si accetta e si va avanti, in attesa del prossimo capitolo.
Il già sopracitato Kent Haruf, oltre al podio, si aggiudica pure il titolo di Autore dell'anno, perché sì, di suo leggerei pure la lista della spesa e, nell'attesa di Le nostre anime di notte, di prossima pubblicazione, ho già fatto posto accanto a Jane Austen, adottandolo come "zio letterario"; sembra poco ma non lo è, fidatevi.
Il 2016 è stato pure l'anno di Alessia Gazzola, sbarcata sul piccolo schermo con la specializzanda più pasticciona d'Italia ritornata in libreria a fine Settembre con un altro caso per la dottoressa Allevi, prossima alla specializzazione e, forse, alla maturità, preceduta da una nuova figlia letteraria per Feltrinelli, Emma De Tessent, pragmatica, meno pasticciona di Alice, protagonista de Non è la fine del mondo che si aggiudica il titolo di Chick - lit dell'Anno data la leggerezza ed alcuni tratti che non ho potuto fare a meno di apprezzare.
Altri titoli da segnalare, in ordine sparso, sono:

  • La mia vita è un Paese straniero di Brian Turner, NN editore, reportage sulla guerra che tutti dovrebbero leggere per avere un'idea della situazione internazionale attuale.
  • L'ho sposato, lettore mio,Neri Pozzaantologia di racconti ispirati a Jane Eyre in occasione del bicentenario della nascita di Charlotte Brontë, a cura di Tracy Chevalier coadiuvata da altre 21 penne note della letteratura contemporaneache si sono unite in questo omaggio, dando vita a storie diversissime ma egualmente lampanti.
  • La spia del mare di Virginia De Winter, Mondadori, romanzo storico con elementi paranormali ed innumerevoli riferimenti alla grande letteratura, Dumas in primis, coniuga benissimo i due generi dando vita ad una trama originale ed avvincente, convincente anche per chi, come me, non ama particolarmente il genere gotico.
  • La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone, Longanesi, perché Erri e la sua famiglia buffa sono state tra le sorprese di quest'anno e non si può non provare un po' di tenerezza per tutti loro ché, in fondo, rappresentano un po' di noi.
Ed infine altri due titoli Feltrinelli:
  • Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby, ambientato nella mia Sicilia che mi fa sempre piacere ritrovare tra le pagine se a descriverla è una voce forte, autentica e siciliana come quella dell'autrice la quale ha saputo creare una protagonista moderna inserendola in un contesto difficile ma realistico dal punto di vista storico e sociale.
  • Una storia quasi solo d'amore di Paolo Di Paolo, perché i due giovani che provano ad amarsi nonostante tutto, grazie al teatro, sotto il cielo di Roma me li ricordo ancora bene.

Il 2016 non è stato propriamente un bell'anno a livello personale e, da ciò, il blog ne ha risentito parecchio. 
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, un principio fisico che potrebbe fare da massima chiosatrice del tutto, nel senso che, chi passa abitualmente di qui se ne sarà accolto, anche il mio rapporto con il blog e la blogosfera è cambiato: pause, due annunciate, latitanze incolpevoli oppure no; meno post, principalmente recensioni perché, mi spiace, le rubriche non mi piacciono e non sono il  tipo  di persona che ama raccontare di sé sulla pubblica piazza, un po' anche perché questo blog è nato per condividere la passione per la lettura e si manterrà su questa linea. 
Per il resto, ci sono altri mezzi, Facebook in primis, le mail, il profilo Instagram (che ha quasi raggiunto i 1000 followers, grazie!), se vi va di scambiare quattro chiacchiere contattatemi pure, mi fa piacere.
Tornando a parlare di libri, titoli davvero brutti ne ho beccati davvero pochi, di mediocri un po' di più e non ho nemmeno scritto di tutti perché, semplicemente, a volte non c'è proprio nulla da dire; inoltre sono riuscita a rispettare un proposito personale, quello di leggere più scrittori rispetto agli scorsi anni: il podio tutto al maschile ne è la dimostrazione.
Non so come sarà il 2017, nessuno lo sa, possiamo solo augurarci il meglio, per tutto, ed è esattamente ciò che auguro a tutti voi.
Grazie.
Ci rileggiamo il prossimo anno.

A presto!

Cecilia

venerdì 23 dicembre 2016

Recensione: "Gli anni della leggerezza - La Saga dei Cazalet Vol. I" di Elizabeth Jane Howard

Titolo: Gli anni della leggerezza
Autrice: Elizabeth Jane Howard
Pagine: 606
Prezzo di copertina: 18,50 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
Dopo la fortunata pubblicazione de Il lungo sguardo, proseguiamo con l'opera di Elizabeth Jane Howard proponendo il suo maggior successo: Gli anni della leggerezza, un romanzo raffinato ed emozionante che racconta le vicende della famiglia Cazalet alla viglia della Seconda Guerra Mondiale, una saga appassionante in cui le vite private dei protagonisti s'intrecciano con il destino di un paese sull'orlo di una crisi epocale.



Ultimamente non ho scritto molto perché le scarse letture del periodo non m'ispiravano alcuna riflessione degna d'essere riportata; poi, durante la fine d'un anno da cestinare, venendo meno allo sciocco proposito di non iniziare la lettura di una serie di libri prima d'avere la certezza di vederla pubblicata per intero, nonostante il timore derivante dalla corposa mole, nostalgica più che mai di un'altra famiglia britannica che per diversi anni, soprattutto a Natale, ha allietato le mie giornate, sono andata a conoscere i Cazalet. Capostipite è un Generale mai stato sotto le armi ma tenace combattente appassionato nella vita e nel lavoro dalla botanica di terre lontane, non tanto da quella degli affetti; a condividere il timore è una Duchessa nobile, però, soltanto d'animo, allietato dalla musica e dal giardinaggio, di seguito, una discendenza tanto numerosa da necessitare diverse sbirciatine all'albero genealogico per ricordarla precisamente tutta. Quattro figli, tre maschi ed una femmina: Hugh, il maggiore, tenace,taciturno e responsabile, padre affettuosissimo, marito innamorato di una moglie, Sybil, con cui è in gara per cortesia e squisitezza, reduce di una Guerra da cui è uscito profondamente ferito nel corpo e nello spirito; Edward, tombeur de femme, affascinante quanto immaturo, cresciuto in fretta e, forse, per questo, non uscito del tutto dall'infanzia, vive la vita con una leggerezza che lo pone su un altro binario rispetto a quello seguito dalla moglie Villy e dai figli, la primogenita Louise in particolare. Poi, Rachel, sorella nubile date le circostanze che non le permettono di mutare il proprio status, figlia, sorella ed amata devota; Rupert, infine, il ribelle, l'artista, il figlio minore: segnato dal dolore della perdita, con due figli piccoli a carico, si trova spesso a compiere scelte difficili tranne una, quella di rendere Zoe Headford,  giovane e voluttuosa bellezza desiderosa di calcare le scene, la seconda signora Rupert Cazalet. Da loro, una sfilza di figli e figlie alle prese con nursery e bambinaie, le turbe dell'adolescenza, i timori, gli amori e le paure circa l'incertezza del futuro su cui, peraltro, si addensa minacciosa l'ombra della Seconda Guerra Mondiale.
Uno stile ricco, dettagliato, minuzioso, familiare agli amanti delle grandi saghe familiari nell'elenco delle quali quella nata dalla penna di Elizabeth Jane Howard si inscrive di diritto, quello che accompagna le descrizioni degli anni della leggerezza di un nucleo familiare facoltoso britannico tipo; un romanzo corposo, denso di sentimenti vividi, degno apripista di quella che si prospetta un'opera significativamente bella nella propria complessità, specchio delle reali sfaccettature derivanti dalla contraddittorietà umana, assolutamente consigliato.
Le diede un bacio e lei gli disse:"Papà! Lo sai qual è la cosa che più mi piace di te? Che hai un sacco di dubbi. Non sei sicuro di niente." Hugh era sulla porta quando aggiunse: "Ti ammiro molto per questo".

venerdì 9 dicembre 2016

Recensione: "Un bene al mondo" di Andrea Bajani

Titolo: Un bene al mondo
Autore: Andrea Bajani
Pagine: 134
Prezzo di copertina:16,50 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Einaudi

Sinossi:
Un bene al mondo racconta di un paese sotto una montagna, a pochi chilometri da un confine misterioso. Un paese come gli altri: ha poche strade, un passaggio a livello che lo divide, e una ferrovia per pensare di partire. Nel paese c'è una casa. Dentro c'è un bambino che ha un dolore per amico. Lo accompagna a scuola, corre nei boschi insieme a lui, lo scorta fin dove l'infanzia resta indietro. E ci sono una madre e un padre che, come tutti i genitori, sperano che la vita dei figli sia migliore della loro, divisi tra l'istinto a proteggerli e quello opposto, di pretendere da loro una specie di risarcimento.Ma nel paese, soprattutto, c'è una bambina sottile. Vive dall'altra parte della ferrovia, ed è lei che si prende cura del bambino, lei che ne custodisce le parole. È lei che gli fa battere il cuore, che per prima accarezza il suo dolore. Un bene al mondo è una storia d'amore e di crescita di un'intensità e di una poesia travolgenti. È una storia universale, perché racconta quanto può essere preziosa la fragilità se non la rifiutiamo. Basta cercarsi su una mappa, disseminare parole per trovarsi, provare altre strade e magari perdersi di nuovo.Viviamo tutti, sempre, nel momento in cui l'infanzia finisce. E non c'è punto piú intenso da cui possa nascere un romanzo. Dentro questa storia ci sono un bambino come tanti, un dolore che l'accompagna come il piú fedele degli amici e una bambina sottile che si prende cura di loro. Ci sono le ferite degli adulti, stretti tra richieste di risarcimento e protezione. C'è soprattutto la scoperta che la fragilità è una ricchezza.


L'ultimo libro di Andrea Bajani è uno di quei volumi sottili, di poche pagine che i più, all'apparenza, considererebbero una lettura facile e veloce da incastrare nell'intervallo tra tomi maggiormente corposi ma io, che qualche esperienza in fatto di libri sottili, densi e pungenti come spine ce l'ho, non ero della stessa opinione. Non conoscevo l'autore, pure prolifico in diversi campi letterari tra cui quello poetico, e probabilmente la conoscenza, letteraria e non, non sarebbe avvenuta in tempi brevi se, non mi fossi trovata ad una delle presentazioni che Bajani ha tenuto dalle mie parti e un'amica che conosce bene i miei gusti letterari non mi avesse vivamente consigliato Un bene al mondo.
Io, scettica, ché non mi sono mai ritenuta tipo da poesia né avevo molta voglia di esplorare ancora più a fondo il Dolore e le sue varie sembianze, mi sono ricreduta a fine lettura, mettendoci un po' a ordinare nuovamente le idee, a trovare le parole che non volevano saperne di arrivare, tanto da avermi fatto gettare la spugna - ed alcuni fogli di carta - nel proposito di scriverne qui.
Perché Un bene al mondo è piccolo, fragile come il proprio protagonista, poetico, malinconico e universale come i versi di Leopardi presi in prestito per il titolo.
Bianco e nero, il tempo apparentemente cristallizzato in un paesino tra i monti di quelli dove non accade nulla, provvisto di case e chiesa, una piazza, una scuola, il cimitero a segnare i confini con il bosco, il passaggio a livello a delimitare l'area oltre la ferrovia, un altro mondo proibito da attraversare per trovare conforto, sollievo, una cura al dolore grande che azzanna a tradimento e, forse, l'amore.
Uno zainetto rosso unica nota di colore da portarsi dietro nelle scorribande tra i boschi, nei picnic vicini alle rotaie ad osservare i treni pieni di gente che se ne va, che ce l'ha fatta a trovare il coraggio di andare a vivere, sognando, un giorno non troppo lontano, di essere tra loro. La felicità era chiudere a chiave le cose belle che erano successe. Diventare grande con le cose che aveva vissuto e poi non vivere più. [...]E, tra tutte le cose,quella era la cosa più triste.
Una favola nostalgica che spiazza, svuota e fa male, toccando le corde nascoste in ognuno di noi perché tutti, prima o poi, veniamo a contatto con il male di vivere di cui parla Montale; e anche se non ricordava quasi niente di quei giorni, sapeva che c'erano dei dolori che non facevano male a nessuno e che ce n'erano altri [...] che avrebbero potuto ammazzare. Qualcuno rimane vittima, altri imparano a (soprav)vivere nonostante. Ciò che non uccide fortifica, dicono; forse ci rende solo più fragili.