martedì 28 luglio 2015

Giveaway estivo: Commenta e Vinci una copia autografata de "Le due metà del mondo" di Marta Morozzi

Ieri parlavamo di Le due metà del mondo di e con Marta Morotti e oggi il romanzo torna ad essere protagonista in quanto, grazie alla collaborazione della Harlequin Mondadori, del suo disponibilissimo ufficio stampa nella persona di Francesca - grazie Francesca, la tua gentilezza e disponibilità sono encomiabili! - e dell'autrice, La Sala dei Lettori Inquieti ha deciso di organizzare un Giveaway con in palio una copia autografata de Le due metà del mondo.



Per partecipare bisogna:
  • Essere Lettori Fissi del blog (nel caso non lo siate, potete unirvi cliccando su "Unisciti a questo sito" in alto a destra.
  • Mettere Mi Piace alla Pagina Facebook Harlequin Mondadori Editore .
  • Mettere Mi Piace alla Pagina Facebook del blog.
  • Condividere sui Social (facoltativo).
  • Esporre il banner dell'iniziativa sul proprio blog, se se ne possiede uno.
  • Commentare per confermare la propria partecipazione lasciando un indirizzo email e raccontando un evento che ti ha cambiato la vita. La risposta più bella, a giudizio insindacabile di Marta Morotti, l'autrice, riceverà una copia autografata de Le due metà del mondo. 
Il vincitore o la vincitrice verrà contattato/a nei giorni seguenti il termine del Giveaway.

Il Giveaway avrà inizio il 28 Luglio 2015 e terminerà il 28 Agosto 2015, dunque c'è un mese di tempo per partecipare.

Adesso pronti, partenza, VIA!

Buone vacanze e letture!

Cecilia

lunedì 27 luglio 2015

Recensione " Le due metà del mondo" di Marta Morotti + Speaker's Corner con l'autrice.

Titolo: Le due metà del mondo
Autrice: Marta Morotti
Pagine: 235
Prezzo di copertina: 12,90 euro
Editore: Harlequin Mondadori

Sinossi:
Maria ha diciannove anni, vive a Torino e ha appena finito gli esami di maturità. Vorrebbe fare la psicologa ma è destinata invece, alla fine dell'estate, ad entrare in fabbrica, come suo padre. Maria si è costruita un mondo tutto suo, curato in ogni minimo particolare, un mondo che le garantisce un'apparente sicurezza, che di fatto non possiede. Una parte della sua vita è come chiusa in una scatola e ciò che le serve veramente è una chiave che le permetta di aprire quella scatola e di far uscire ciò che la sua mente e il suo cuore rifiutano di accettare. Arriva un momento infatti, in cui, costretta a lasciare l'ambiente protetto in cui è cresciuta, comincia a sentirsi attratta da un'esistenza fatta di cose normali, concrete, che le offre la possibilità di sciogliere le catene alle quali ormai è abituata da troppo tempo. Ma come lasciarsi andare a una nuova vita e smettere di combattere? L'ombra di un fratello ingombrante e di un padre assente continuano a trattenerla in una prigione in apparenza dorata, fino a quando, inaspettatamente Maria dovrà fare i conti con sentimenti nuovi che cambieranno la sua vita per sempre.






Questa volta non volevo romanzi d'amore. Non avevo più voglia di leggere di quelle vite perfette... Avevo voglia di qualcosa che parlasse di cose vere. Comincio così, da una citazione io che, se proprio devo, le metto sempre alla fine a mo' di conclusione. Amo le citazioni; non per le belle parole poetiche ma perché quelle che mi colpiscono dicono un po' di me, ci ritrovo dentro un pezzettino della mia storia. 
Infarcivo i temi di citazioni, esprimevano al meglio il concetto che avrei voluto esternare in quel momento. Ecco, in questo periodo ho percepito chiaramente il bisogno di realismo come mezzo per vivere - non sopravvivere - pienamente distaccandomi da qualsiasi finzione, anche e soprattutto quella letteraria. Romantica fino al midollo, innamorata dell'amore lo sarò finché campo, credo, nonostante spesso lo nasconda, per legittima difesa, dietro una muraglia d'ironia tendente al sarcasmo, altra caratteristica che ogni buona Janeite dovrebbe essere portata ad apprezzare.
Ma, in tutto questo, non ho ancora detto una parola circa Maria e le due metà del suo mondo.
Maria ed io ci assomigliamo molto: entrambe fresche di maturità, entrambe d'origine siciliana, scure di capelli, amanti di mondi fantastici, romanzi e drammi pateticamente televisivi; tra di noi però esiste una distanza incolmabile non solo per via dei chilometri che separano la Sicilia da Torino ma anche dall'accettazione del rovescio della medaglia.
A questo punto tuttavia mi sembra doveroso ritrarmi in buon ordine e lasciare siano le parole dell'autrice, attraverso mamma Lucia, a narrare ciò che ha reso Maria e la normalità  binari apparentemente paralleli, dividendo il mondo in due metà distinte, destinate a non incontrarsi se non nell'anello contorto ed imprescindibile del perdono della vita.
Marta Morotti, esordiente eppure già palesemente esperta delle dinamiche che sanno incastrare perfettamente gli ingranaggi di personaggi, colpi di scena ed azione drammatica che danno vita all'arte della tragedia e della tragedia fanno la vita , con il conseguente fine catartico ad essa ascrivibile, riesce a descrivere minuziosamente una storia normale di ordinaria follia. E sono folle pure io, ad assegnare quasi il massimo con un'emozione inespressa che rende il mio cuore quasi leggero, ma a volte le cose bisogna farle 'de core proprio, contano di più. Nel caso non foste d'accordo, non dite quindi che non vi avevo avvisati, eh! The show must go on.




No, non è finita. Pensavate di esservi liberati di me dopo la sviolinata? Beh, avete fatto male i vostri conti. Perché Marta ha deciso di rispondere a qualche domanda circa Le due metà del mondo. Quindi oggi dovrete sorbirvi potrete approfittare di una nuova puntata di Speaker's Corner.


Intervista a Marta Morotti


autrice de "Le due metà del mondo"







- Buongiorno Marta, grazie per aver accettato di essere nostra ospite oggi!

 Buongiorno, grazie a te!

-Chi è Marta Morotti?

Sono una ragazza normalissima e amo definirmi semplice. Mi piace la vita tranquilla della campagna, in cui abito. Mi piace passare il mio tempo, oltre che a scrivere, leggere e studiare, con le persone che amo. Con la mia famiglia, il mio fidanzato e gli amici di una vita. Ho imparato a non rincorrere la vita, come mi capita spesso di veder fare a molti miei coetanei, ma cerco di farmici avvolgere e, a volte, travolgere. Ho valori semplici, antichi, che mi sono stati trasmessi dai miei genitori: la famiglia prima di tutto, poi il rispetto per gli altri, l’onestà, la verità e l’educazione, sempre. Mi arrabbio molto quando mi sento presa in giro o tradita da persone di cui mi fido, non concepisco la maleducazione gratuita e non sopporto i bugiardi. Non so usare bene i social network, ma mi sto facendo insegnare da mia madre, molto più avanti di me. La mia estate ideale è in montagna, tra passeggiate, aria buona, buon cibo e buon vino. Ma quest’anno andrò al mare.

- E’ presente una componente autobiografica nel romanzo?
Assolutamente no. Nulla di ciò che racconto nel mio romanzo appartiene alla mia vita. Ho dato libero sfogo all’immaginazione. 

- Hai affidato la narrazione a due donne, madre e figlia Maria e Lucia, impostandola quasi ad “incastro”; il punto di svolta che fa da spartiacque mi ha ricordato i colpi di scena spesso visibili nei film. Tutto ciò ha a che fare con la tua formazione cinematografica?

Sicuramente sì. Amo moltissimo il cinema, per questo nella laurea triennale ho deciso di approfondire quest’arte. Anche alla Scuola Holden ho studiato scrittura cinematografica, parallelamente a scrittura creativa. Questo probabilmente mi ha portata a concepire le scene del mio romanzo in maniera visiva. Nella mia mente ho i luoghi, i personaggi, le luci e tutto il resto, nel minimo dettaglio.

- Nel libro ricorre spesso l’ opposizione tra follia e normalità; Maria vuole diventare una psicologa per aiutare i cosiddetti folli ma lei stessa sente di non essere completamente normale. Vuoi spiegarci meglio questa antinomia?
Maria vede la figura dello psicologo come una sorta di salvatore (non a caso è il nome del suo migliore amico che la ascolta e le dà i migliori consigli), perché vede in lui quella possibilità che la sua famiglia si è preclusa. Lei vorrebbe poter dare questa possibilità agli altri. Nel suo essere fuori dall’ordinario, Maria è consapevole, anche se lo nega a se stessa. Per questo si sviluppa nel racconto quella che può sembrare un’antinomia.

-Sei nata e cresciuta a Varese ma i luoghi del romanzo sono due città differenti, lontanissime tra loro, Agrigento e Torino. Quali sono i motivi che ti hanno portata a sceglierli come ambientazione del romanzo?
Quando ho scritto il romanzo vivevo a Torino e la città mi ha ispirata. Agrigento, invece, è un posto che ho amato visitare e che mi sono fatta raccontare dagli abitanti del luogo. E’ una città magica e ho voluto metterla nel libro.

-La triste vicenda della famiglia Russo ricorda le tragedie quotidiane che affollano i telegiornali. Ti sei ispirata a fatti realmente accaduti?

No, assolutamente. E’ stato solo frutto di fantasia.

- Ultima, ormai classica, domanda: progetti futuri legati alla scrittura e non?


Ho un progetto legato alla scrittura. Ho in mente un secondo romanzo e penso che a breve mi metterò a lavorare. Per quanto riguarda il resto, chi lo sa!

In attesa di ritrovarti in libreria, ti ringraziamo per la tua disponibilità ed il tuo romanzo, Marta, e ti auguriamo ogni bene per la tua carriera.

A tutti gli altri, grazie per essere passati di qui. Restate connessi perché domani ci sarà una sorpresa in merito.

Cecilia

domenica 26 luglio 2015

Blogger League: L'intervista di Rosa

Come ogni weekend, nuova tappa della Blogger League. Questa volta tocca a Rosa de L'incanto dei libri.
Buona lettura!

Cecilia



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- Oltre ad essere una blogger chi sei nella vita di tutti i giorni?

Mi chiamo Rosa e nella vita di tutti i giorni sono prima di tutto una mamma, ho due bimbi di cinque e due anni che riempiono le mie giornate e poi in quei pochi minuti liberi leggo, leggo e leggo!!! Ogni occasione è buona per aprire un libro e tuffarsi tra le sue pagine, viaggiare con la fantasia e sognare. Ho una laurea in Economia messa temporaneamente nel cassetto, in attesa di un buon impiego, amo approfondire lo studio dell' inglese ed inoltre tra le mie passioni c' è anche il cake designer, mi diverto a realizzare da sola le torte a tema per i compleanni dei miei piccoli.


- Come mai hai deciso di ritagliarti il tuo angolo virtuale? Parlaci del tuo rifugio , quali sono gli argomenti che tratti?

L' idea di aprire un blog è nata dalla voglia di condividere questa mia grande passione, di scoprire nuove letture e conoscere tante belle persone. Prima del blog era mia abitudine navigare sul web e leggere le varie recensioni prima di acquistare un libro e, trovavo molto carini e simpatici questi spazi dedicati alla lettura e ai libri. Non nascondo il timore e l' inadeguatezza dell' inizio, pensavo (e in realtà lo penso tuttora) chi sarà mai interessato a leggere quello che scrivo e a commentarlo? Ma alla fine mi sono detta questa è la mia più grande passione e tale deve rimanere!!! Gli argomenti che tratto, ovviamente sul mio blog si parla solo di libri, leggo di tutto ma non datemi un libro fantasy che proprio non ci riesco!!! 


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- Perché le persone dovrebbero diventare tuoi lettori fissi?

Domanda difficile....ma non so, è meglio che vi spieghi il motivo per cui io divento un lettore fisso di un blog. Allora, nel mio caso, mi unisco ad un blog quando le letture corrispondono ai miei gusti, quando la grafica è carina( anche l' occhio vuole la sua parte), quando è aggiornato costantemente e gli argomenti che tratta sono interessanti. Spero che tutto questo riuscite a trovare nel mio blog, che le mie amatoriali recensioni vi piacciano, insomma, unitevi non ve ne pentirete!!!


- Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Da mamma non posso non pensare ai miei figli e che la loro vita sia serena e felice, per il resto tutto è in secondo piano. Per quanto riguarda il blog spero che cresca e che riesca a renderlo più interessante. Non nascondo che mi piacerebbe collaborare con qualche Casa Editrice e che L'Incanto dei Libri diventi un punto di riferimento per gli autori emergenti che stimo e, ammiro la loro voglia di scrivere, raccontare e far sognare.


- Vuoi fare un augurio speciale agli altri membri della League?

L' augurio che voglio farvi è quello di seguire i vostri sogni, non mollare mai!!! Costanza, determinazione e tanta buona volontà nelle cose che fate e state sicuri che i risultati prima o poi arriveranno!!! Un abbraccio e buone letture!!!


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sabato 25 luglio 2015

Recensione "Un giorno" di David Nicholls

Titolo: Un giorno
Autore: David Nicholls
Pagine: 488
Prezzo di copertina: 9,90 euro 
Prezzo ebook: 7,99 euro
Editore: Neri Pozza

Sinossi:
È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali. Si sono appena laureati, l'indomani lasceranno l'università. È il 15 luglio 1988, e per la prima volta Emma e Dexter si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Ad attendere Emma è invece un ristorante messicano nei quartieri nord di Londra, nachos e birra, una costante insicurezza fatta di pochi soldi e sogni irraggiungibili. Ma per loro il 15 luglio rimarrà sempre una data speciale. Ovunque si trovino, in qualunque cosa siano occupati, la scintilla di quella notte d'estate tornerà a brillare. Dove sarà Dexter, cosa starà combinando Emma? Per venti anni si terranno in contatto, e per un giorno saranno ancora assieme. Perché quando Emma e Dexter sono di nuovo vicini, quando chiacchierano e si corteggiano, raccontandosi i loro amori, i successi e i fallimenti, solo allora scoprono di sentirsi bene, di sentirsi migliori. Comico, intelligente, malinconico, Un giorno cattura l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso dell'amore e dell'amicizia, il coraggio, le attese e le delusioni di chiunque abbia desiderato una persona che non può avere.



E' sempre colpa di Thomas Hardy, in qualche modo. Dopo questa constatazione, passiamo al romanzo vero e proprio.
One Day è ormai un cult, un classico moderno; più di una volta mi sono beccata occhiate sconcertate in seguito all'ammissione di non aver ancora visto il film perché, puntualizzavo, meglio leggere il libro prima che, a proposito, vince alla grande la sfida letteratura vs cinema.
Emma Morley e Dexter Mayhew si conoscono il giorno della laurea, tra di loro si instaura subito un rapporto odio/amore decisamente anomalo. Entrambi galvanizzati dal traguardo raggiunto, hanno in cantiere grandi progetti: Emma vuole diventare scrittrice, contribuire al disarmo nucleare e fermare la guerra nel mondo, Dexter, beh, vuole continuare a spassarsela, semplicemente, solo molto in grande. E alla grande ci riesce per un po' di tempo bazzicando il magico mondo dello spettacolo, ancora più sfolgorante se sei sempre ubriaco e strafatto, quasi oltre le soglie della dipendenza.
Ma il tempo passa e ti fa capire chi sono i veri amici e così, il duo Dex ed Em, Em e Dex, tra alt(r)i e bassi, riesce a sopravvivere consolidando la lunga amicizia e forse quel qualcosa in più che aleggia nell'aria.
Malinconico e denso di citazioni e rimandi, lo stile di Nicholls è quello dei grandi; i protagonisti, non immediatamente simpatici, catturano, costringono a star loro dietro e, come i buoni amici che sono, fanno altrettanta buona compagnia durante improvvisi acquazzoni estivi.
Con lo scorrimento lento, il rewind, si rivede l'inizio di tutto , at St. Swithin's Day, e pensi, nonostante il retrogusto indefinibile che ogni storia dolceamara lascia dietro di sé, che va bene così.
<<Addio. A presto>>.



Risultati immagini per david nichollsDavid Nicholls ha studiato da attore prima di dedicarsi alla scrittura. Autore televisivo, ha lavorato con la BBC realizzando adattamenti shakespeariani e numerose serie di successo, ottenendo due nomination per i BAFTA Awards.
Il suo primo romanzo, Starter For Ten (2004), è diventato un film, Il quiz dell'amore, e il secondo, The Understudy, è in attesa di trasposizione cinematografica. Un giorno, uscito nel giugno 2009, ha ricevuto uno straordinario successo di critica ed è stato per dieci settimane nella classifica dei bestseller. Venduto in tutto il mondo, è diventato un clamoroso successo in Germania, il primo paese che lo ha pubblicato dopo la Gran Bretagna.

venerdì 24 luglio 2015

Recensione: "Premiata ditta Sorelle Ficcadenti" di Andrea Vitali

Titolo: Premiata ditta Sorelle Ficcadenti
Autore: Andrea Vitali
Pagine: 447
Prezzo di copertina: 18,50 euro
Prezzo ebook: 7,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Bellano 1915. In una sera di fine novembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto, che in paese risolve anche le questioni di cuore. Suo figlio Geremia, docile ragazzone che in trentadue anni non ha mai dato un problema, sembra aver perso la testa. Ha conosciuto una donna, dice, e se non potrà sposarla si butterà nel lago. L'oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, di cui niente si sa eccetto che è bellissima - troppo bella per uno come lui - e che insieme alla sorella Zemia sta per inaugurare una merceria. Il che basta, nella piccola comunità, a suscitare un putiferio di chiacchiere e sospetti. Perché la loro ditta può dirsi "premiata"? Da chi? E quali traffici nascondono i viaggi che la Giovenca compie ogni giovedì? Soprattutto, come si può impedire al Geremia di finire vittima di qualche inganno? Indagare sulle sorelle sarà compito del prevosto, per restituire alla Stampina un figlio "normale". Facile dirlo. Non così facile muoversi con discrezione laddove sembrano esserci mille occhi e antenne... Cos'è un paese se non un caleidoscopio di storie, un'orchestra di uomini e donne che raccontando la vita la reinventano senza sosta, arricchendola di nuovi particolari? Con micidiale ironia, Vitali dà voce a questo coro - una sinfonia di furbizie e segreti, invidie e pettegolezzi - che mostra una faccia sempre diversa della verità, e un attimo dopo la nasconde ad arte...


Vitali mi ha spiazzata. Di nuovo, come quando l'ho incontrata, imbarazzata dalla sua disarmante sincerità. Dopo quasi una settimana dal termine della lettura, Premiata ditta Sorelle Ficcadenti resta un enorme punto interrogativo. L'unica cosa certa è l'ironia; dalle scenette quasi comiche che descrivono finemente Bellano ed i suoi abitanti traspare il divertimento dell'autore nel dare forma a tutto ciò. Dai buffi battibecchi tra il prevosto don Pastore, paraninfo all'occorrenza e la sua perpetua Rebecca, tanto simile a colei che risiedeva in altri tempi in quel ramo del lago di Como non molto lontano dal borgo di Vitali, fino agli intricati piani matrimoniali delle sorelle Ficcadenti, merciaie appena arrivate in paese, tutto suscita buonumore del lettore che, spesso, di fronte a situazioni paradossali, stenta a trattenere un sorriso tra l'incredulità e la curiosità d'arrivare alla fine. E quando si arriva, anche saltando qualche pagina risultata superflua, ci si imbatte in una conclusione frettolosa che sembra piantata lì per caso. Come se l'autore si fosse stufato, avesse tirato troppo la corda e questa si fosse spezzata. E da qui lo spiazzamento iniziale per ricominciare il giro.
Che fare allora? Sospendere scetticamente il giudizio in attesa di un ritorno a Bellano oppure assegnare la sufficienza come incoraggiamento? Promosso o rimandato? Nel dubbio, mangio. Vabbé, deciso: uscita di fresco dalle superiori, conosco fin troppo bene le tribolazioni di fine anno per poi, il giorno della comunicazione degli esiti, sospirare soddisfatta per essere riuscita a scansare, anno dopo anno, il temuto debito di matematica. E due più due fa quattro, ma sarebbero troppe; facciamo che stravolgo le regole, tanto i numeri non mi sono mai stati simpatici al contrario del Vitali in questione qui, arrotondo per difetto e ne piazzo tre. Tregua va bene? Ché in fondo don Pastore e la perpetua mi hanno ricordato Manzoni, io coi numeri ho stabilito una mezza pace grazie a quell'anima pia del commissario esterno amante di Leopardi, è tutto finito, tutto apposto, può andare, grazie grazie e arrivederci a mai più.
Lasciate correre: è il caldo. A  meno che non faccia la fine del povero Geremia, dovrebbe essere tutto apposto in un paio di giorni. Forse. Voi intanto andate a Bellano o dove vi pare, ite missa est. Peace and Love for everyone.


Risultati immagini per andrea vitaliDopo aver frequentato «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco, Andrea Vitali si laurea in medicina all'Università Statale di Milano ed esercita la professione di medico di base nel suo paese natale. 
Scrittore molto prolifico, ha esordito nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore, ispiratogli dai racconti di suo padre; nel 1996 ha vinto il Premio letterario Piero Chiara con L'ombra di Marinetti, ma il grande successo lo ha ottenuto nel 2003 con Una finestra vistalago (Premio Grinzane 2004). 
Nel 2006 ha vinto il Premio Bancarella con il romanzo La figlia del Podestà; nel 2009 il Premio Boccaccio e il Premio Hemingway. 
Del 2011 sono La leggenda del morto contento e Zia Antonia sapeva di menta. Del 2012 Galeotto fu il collier e Regalo di nozze. L'anno successivo escono Le tre minestre, lungo racconto autobiografico edito da Mondadori-Electa e Di Ilide ce n'è una sola. Del 2014 Quattro sberle benedettePremiata ditta Sorelle Ficcadenti e Biglietto, signorina!; e del 2015 è La ruga del cretino, scritto con Massimo Picozzi. 
Da ricordare che con il romanzo Almeno il cappello (edito nel 2009 da Garzanti) Andrea vitali ha vinto il Premio Casanova, il Premio Isola di Arturo Elsa Morante, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è stato finalista al Premio Strega.
I suoi libri, pubblicati in Italia da Garzanti, sono stati tradotti in molti paesi, tra cui la Turchia, la Serbia e il Giappone.
 

giovedì 23 luglio 2015

Speaker's Corner: Cristina Cassar Scalia parla de "Le Stanze dello Scirocco"

La settimana scorsa vi parlavo de Le stanze dello scirocco di Cristina Cassar Scalia e oggi l'autrice è tornata a trovarci per rispondere a qualche domanda circa la propria opera.
Enjoy!


Intervista a Cristina Cassar Scalia


autrice de "Le Stanze dello Scirocco"






- Buongiorno Cristina, grazie per aver accettato di essere nuovamente ospite di questa Sala!

Buongiorno Cecilia, grazie a te!


- Chi è Cristina Cassar Scalia?
E’ un’oculista siciliana, nata con la passione per la scrittura, che ha avuto la grande fortuna di vedere realizzato il suo sogno di diventare un’autrice pubblicata.


- Torni in libreria dopo un romanzo d’esordio, La seconda estate, che ha ottenuto un discreto successo essendo stato insignito del Premio Capalbio Opera Prima e tradotto in Francia. Cosa è cambiato rispetto agli esordi?
Innanzitutto il fatto di non essere più un’esordiente. Poi, questo primo anno di esperienza mi ha permesso di guardare il mondo dei libri da una prospettiva per me tutta nuova: quella dello scrittore.  


- Sono evidenti alcune somiglianze tra La Seconda Estate e Le stanze dello scirocco, entrambi sono ambientati su un’isola durante gli anni ’60. E’ stata una scelta precisa oppure dettata dalla passione per il periodo? Si tratta di due storie molto diverse, che tali sono state sin dall’inizio. La Sicilia è un’isola, sì, ma non è assimilabile in alcun modo a Capri.  Ed è la mia terra. Riguardo all’epoca, in questo caso si tratta di un periodo storico che, pur collocandosi alla fine degli anni sessanta, nel 1968 per l’appunto, è assai diverso da quello del romanzo precedente, che si svolgeva in parte nel 62. Direi che il romanzo, in generale, ha poco a che vedere con quello precedente.


- Ne La seconda estate c’è un salto temporale di vent’anni, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta. In Le stanze dello scirocco invece l’orologio va più indietro, agli anni della Seconda Guerra Mondiale. Quale periodo fra i tre – gli anni Quaranta, Sessanta e Ottanta – è stato più difficile da raccontare?
Sia gli anni Quaranta che il ’68 sono epoche ricche di avvenimenti importanti, e hanno richiesto uno studio attento. Ma quello della conoscenza e dell’approfondimento, costituisce per me uno degli aspetti più interessanti dello scrivere di cose passate.

- Vittoria Saglimbeni è uno spirito libero e ciò la porta più volte a fare scelte impopolari. Ricorda vagamente un altro tuo personaggio, Olga Valenti. C’è qualche affinità tra le due?
Sono personaggi molto diversi. L’unica affinità che, a pensarci bene, potrei trovare è l’ impegno con cui preservano la loro indipendenza personale.


- Si scorge, nel corso del romanzo, una particolare attenzione a temi sociali: si parla di Don Milani, del dottor Basaglia, di nuovi ideali e viene citato il Concilio Vaticano II. Cosa pensi di tutto ciò e, da medico, che rapporto hai con le case di cura e le tecniche di riabilitazione psichiatrica?
Don Milani fu una figura importante che vale la pena di approfondire, e di cui purtroppo si è sempre parlato poco, soprattutto nelle scuole. Proprio in quegli anni, dopo il Concilio  Vaticano II, si iniziarono a vedere le prime, sparute figure di preti “rivoluzionari”. La chiusura dei manicomi ha costituito un passo avanti importante nella storia della psichiatria. Una rivoluzione di pensiero, che ha modificato  profondamente l’approccio stesso al malato psichiatrico. Questo è potuto avvenire solo grazie al lavoro instancabile e alle strenue lotte che Franco Basaglia ha condotto per più di dieci anni.

-La macchina fotografica riveste un ruolo importante nella narrazione ma gli anni ’60 sono anche gli anni della Pop Art. Cosa pensi dell’arte come fotografia e della fotografia come arte?
Ci sono stati, e ci sono ancora, grandi fotografi la cui arte è paragonabile a quella dei più importanti pittori. Anche Palermo ne annovera qualcuno. Proprio perché è un’arte, a mio parere la fotografia non è un mestiere per tutti.

- Ultima, classica domanda: progetti futuri legati alla scrittura e non?
Faccio l’oculista, e lo faccio con passione, così come con passione non smetterò mai di scrivere. E se qualcuno riterrà i miei prossimi lavori degni di essere pubblicati, spero di non deludere mai i miei lettori, la cui opinione è sempre la più importante.

Ringraziamo Cristina per essere stata nostra ospite e per oggi ci salutiamo.

Buone letture, a presto!

Cecilia