giovedì 20 aprile 2017

"Allontanarsi - La saga dei Cazalet Vol. IV" di Elizabeth Jane Howard

Titolo: Allontanarsi
Autrice: Elizabeth Jane Howard
Pagine: 670
Prezzo di copertina: 20 euro
Prezzo ebook:  7,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
È il 1945 e la guerra è finita. Il momento tanto atteso e sognato dai Cazalet per anni è finalmente arrivato. Eppure l’eccitazione di fronte alla notizia che le armi sono state deposte è ormai sopita, e l’Inghilterra è ancora paralizzata nella morsa della privazione. Mentre l’impero si disgrega, a Home Place i Cazalet si apprestano a trascorrere quello che ha tutto il sapore dell’ultimo Natale insieme: il sapore malinconico del tempo che passa. I bambini sono ormai cresciuti, le ragazze si sono fatte donne, gli adulti cominciano a invecchiare.
La lunga convivenza forzata è finita e la libertà obbliga a prendere delle decisioni: dovrebbe essere un momento felice, ma la guerra ha lasciato una ferita profonda, e ricominciare non è facile. Il futuro è incerto e una patina triste ammanta le giornate. Per ognuno è giunto il momento di prendere la propria strada, e inevitabilmente ciò porterà i membri della famiglia ad allontanarsi l’uno dall’altro.
In questo riassetto difficile, gli amori faticano più di tutti: le coppie che erano state divise dalla guerra stanno lottando per rimettere insieme i pezzi, mentre per quelle che la guerra aveva tenuto insieme forse è ora di ammettere il proprio fallimento. Ma nelle ultime pagine comincia a soffiare un vento nuovo: ce ne accorgeremo nel finale a sorpresa, che riaccenderà la speranza…




Giorno di gaudio: i Cazalet sono nuovamente tra noi. Inutile annoiarvi con la cronistoria della spasmodica attesa, non faccio che parlarne ovunque, con chiunque, da mesi. Adesso il momento è giunto. In questo nuovo, avvincente, capitolo della saga familiare nata dalla penna di Elizabeth Jane Howard non manca nulla: amori e disamori, tradimenti e divorzi, malattia, depressione, morte; la vita dei personaggi, protagonisti, comprimari o secondari che siano, viene descritta con dovizia di particolari, senza, però mai scadere nella prolissità o nel banale. Al contrario, pur essendo integrata dai dati storici e autobiografici con più attenzione rispetto al passato, la vicenda appassiona grazie allo stile narrativo immutato, a cui l'autrice ha abituato i propri lettori sin dal principio.
Non lo so. E' il modo in cui va il mondo, credo. Non vedevamo l'ora che finisse la guerra, perché allora la vita sarebbe stata meravigliosa e tutta nuova e invece non lo è. Volevamo tanto la pace, ma a quanto pare la pace non ha reso felice nessuno.
All'indomani del secondo conflitto mondiale, con i razionamenti ancora in atto, invalidi e vedove di guerra a centinaia, tutti si chiedono come andare avanti, dopo aver realizzato di non poter cancellare quanto successo con uno schiocco di dita. La confusione, elemento principale del terzo volume omonimo, regna sovrana, ma è di un tipo differente: se infatti durante la guerra era riconducibile all'incertezza, al dolore della separazione, negli anni post bellici - l'arco temporale coperto dal romanzo va dall'agosto 1945 al tardo 1947 - l'incertezza e il dolore sono associabili al concretizzarsi del futuro che, improvvisamente divenuto presente, mostra quanto ricostruire, palazzi, carriere, rapporti di ogni tipo, possa essere più faticoso, a volte addirittura impossibile, rispetto alla bieca, indifferenziata, totale distruzione; la Storia farà il proprio corso, il tempo sanerà tutte le ferite, o quasi, dimostrando che dalle macerie si può rinascere.
A volte sapere di essere sfuggiti ad un certo destino te lo fa temere ancora di più.
Da porre in evidenza la significativa evoluzione di alcuni personaggi - Zoe, Archie, imprevedibilmente Clary - apprezzabilissima in un contesto di cui non ho condiviso alcune svolte, rendendo Allontanarsi il capitolo amato meno, finora, nonostante il livello si mantenga abbastanza alto.
Sarà dura, comunque, aspettare l'autunno per il gran finale letterario e, forse, il nuovo sbarco sul piccolo schermo ad opera dei produttori di Downton Abbey, di cui auspico caldamente questa serie possa replicare il successo ma, d'altronde, le cose sembrano più belle, quando sono di là da venire.

martedì 11 aprile 2017

"Hyperversum Ultimate" di Cecilia Randall

Titolo: Hyperversum Ultimate
Autrice: Cecilia Randall
Pagine: 480
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,90 euro
Editore: Giunti

Sinossi:
Phoenix, Arizona, futuro prossimo. Alex ha deciso: tornerà nel Medioevo per ritrovare Marc, che nel frattempo è diventato primo cavaliere di Luigi IX. Oltre a sfidare l'ira del padre, dovrà accettare il dolore del distacco dalla sua famiglia, ma nulla può farla rinunciare ai sentimenti che prova per Marc. Châtel-Argent, Francia nord-orientale, XIII secolo. Mentre al castello fervono i festeggiamenti per il matrimonio di Michel de Ponthieu, Marc e Alex si riconfermano l'un l'altra il proprio amore, ma Ian impone loro di attendere almeno sei mesi, per conoscersi meglio. Marc, durante i due anni di distacco, è maturato, ma la sua sicurezza sfiora a volte l'arroganza e Alex fatica a rispettare il ruolo della donna medievale. C'è chi però ha una sensibilità più affine alla sua, come il giovane Richard, e Alex ne è attratta più di quanto voglia confessare a se stessa. Alla loro vicenda personale si mescolano presto vicende politiche quando Luigi IX affida a Marc una missione insolita: a Dunkerque è stato ucciso un viaggiatore inglese e occorre investigare per trovare gli assassini...



Le aspettative, in un senso o nell'altro, ci fregano sempre. Le mie, su questo seguito imprevisto scritto per acclamazione dei fan, erano altissime: nonostante la semi omonimia, la trilogia di Hyperversum non mi aveva conquistata a prima lettura, al contrario del suo spin - off, Hyperversum Next
I figli erano riusciti laddove i genitori avevano fallito, tenermi incollata alle pagine tanto da terminare la lettura del romanzo in un pomeriggio, situazione più unica che rara, ormai. Avrebbe voluto chiuderla lì, Cecilia Randall, sebbene il finale aperto lasciasse speranza per un eventuale ritorno nel mondo medieval informatico di Chatel Argent e dintorni.
Sarebbe stato meglio, col senno di poi. 
Hyperversum Ultimate non aggiunge nulla di nuovo a ciò che è stato già scritto e rivelato; battibecchi inutili - veri e propri scontri di civiltà, è il caso di scriverlo - un giallo irrilevante ai fini della trama, l'ennesima conclusione apparente sono gli elementi principali di un fantasy storicamente impeccabile eppure privo di quel guizzo di freschezza, passione e originalità di cui alcuni dei precedenti volumi della saga - mi riferisco in particolare a Il falco e il leone e Next - erano permeati.
Perché la forza della saga di Hyperversum, che negli anni ha appassionato un pubblico notevole di lettori permettendo loro di avvicinarsi ed affezionarsi ad un genere non troppo popolare qui in Italia - il fantasy storico - sta nell'insieme: uno spunto originale a far da collante - giochi di ruolo, tecnologia, ambientazione medievale - per le vicende di personaggi ben caratterizzati, a volte pure troppo, carismatici, che rendono interessante la vicenda per il continuo incontrarsi di tradizione e modernità le quali, mescolate insieme, rendono situazioni impreviste, peculiari proprio dello stile narrativo di Cecilia Randall.
Tutto ciò, purtroppo, in questo nuovo, magari ultimo, capitolo della serie che l'ha resa nota al grande pubblico, non l'ho trovato; solo due ragazzini che pretendono d'esser grandi, a cavallo tra due epoche, e tanta confusione, non storica ma caratteriale, derivante forse dal voler tirare troppo la corda che, inevitabilmente, si è spezzata.

lunedì 3 aprile 2017

"Un incantevole Aprile" di Elizabeth von Arnim

Titolo: Un incantevole Aprile
Autrice: Elizabeth von Arnim
Pagine: 288
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 5,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.



Elizabeth von Arnim, pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, apparteneva alla categoria dei nomi della letteratura conosciuti unicamente per sentito dire; nessuna opera, nessun dato biografico della sua favolosa vita, probabile ispiratrice primaria della sua produzione letteraria. E' il caso di Un incantevole Aprile, di indiscusso successo sin dalla pubblicazione, che trae linfa da un episodio realmente accaduto, una vacanza italiana sulla Riviera ligure che aveva permesso alla von Arnim  di visitare il castello Brown di Portofino, trasfigurato poi, letterariamente, in San Salvatore, location principale della vicenda.
Protagoniste quattro donne: la visionaria Mrs Wilkins, moglie frustrata di un avvocato di provincia, la devotissima Mrs Arbuthnot, in crisi coniugale per via della, a suo dire, scellerata professione svolta dal marito, di biografo di amanti reali famose.  Sono presenti poi Lady Caroline Dester, cinica ereditiera sulla via dell'eccentrica zitellagine e un'anziana vedova, Mrs Fisher, amica d'infanzia di molti letterati dell'epoca, resa arcigna da una sgradevole esperienza coniugale. Quattro tipi caratteriali femminili con nulla in comune se non l'essere coinquiline per un mese, per via di un annuncio sul giornale, in un castello sito in Italia durante quello che, secondo Mrs Wilkins, sarà un incantevole Aprile.
La caratterizzazione dei personaggi, lo ammetto, ha un peso non indifferente nell'apprezzamento verso un certo tipo di romanzo; dalla von Arnim mi aspettavo qualcosa in più rispetto alla sorta di pantomima, molto vicina ad un commedia degli equivoci senza esserlo, però, davvero, messa in scena. Ognuna delle protagoniste ha presentato, con il volgere delle pagine, un carattere estremo, a tratti irreale, che mi ha impedito la comprensione, l'immedesimazione, annoiandomi perfino per più di una volta; in questo senso, nemmeno il tono vivace impresso ai dialoghi ha alleggerito l'atmosfera, già caotica per l'affollamento causato dalla presenza di troppi personaggi sulla scena.
Una mezza delusione per l'incanto mancato, nonostante l'apprezzamento per le lodi sperticate riservate alla cultura e al paesaggio italiano, a cui non mancheranno tuttavia i tentativi di riparazione con altri scritti nati dalla penna della cugina di Katherine Mansfield, tanto più che il 2017 appare come non mai l'anno delle secondo possibilità letterarie.
Ma erano in Italia, non poteva succedere niente di brutto.

martedì 21 marzo 2017

"Il nero e l'argento" di Paolo Giordano

Titolo: Il nero e l'argento
Autore: Paolo Giordano
Pagine: 118
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Einaudi

Sinossi:
È dentro le stanze che le famiglie crescono: strepitanti, incerte, allegre, spaventate. Giovani coppie alle prime armi, pronte ad abbracciarsi o a perdersi. Come Nora e suo marito. Ma di quelle stanze bisogna prima o poi spalancare porte e finestre, aprirsi al tempo che passa, all'aria di fuori. "A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso". È così che la signora A., nell'attimo stesso in cui entra in casa per occuparsi delle faccende domestiche, diventa la custode della loro relazione, la bussola per orientarsi nella bonaccia e nella burrasca. Con le pantofole allineate accanto alla porta e gli scontrini esatti al centesimo, l'appropriazione indebita della cucina e i pochi tesori di una sua vita segreta, appare fin da subito solida, testarda, magica, incrollabile. "La signora A. era la sola vera testimone dell'impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo".



Se non fosse ancora troppo presto per esserne certa, direi che il 2017 si annuncia come l'anno delle seconde possibilità, letterariamente parlando. E' accaduto già diverse volte, in questi primi mesi dell'anno, di rivalutare opere, autori ed autrici cui pensavo ingenuamente di non avvicinarmi più in seguito a delusioni più o meno cocenti; nel novero anche Paolo Giordano. In una girandola di mail, indirizzi confusi, destinatari errati, sinergie libresche nel segno del booksharing di qualità e libri preparati con cura arrivati, dopo tante tribolazioni, alla loro nuova casa, ho recuperato i titoli mancanti - Il corpo umano, Il nero e l'argento - del  Premio Strega più giovane di sempre; come motivazione ufficiale la casuale opportunità, quella ufficiosa (e vera) sapere se, a qualche anno di distanza dal disastroso prematuro approccio preadolescenziale con Alice e Mattia, solitari numeri primi, fosse cambiato qualcosa. Così è stato, per alcuni versi, per altri invece no. 
Einaudi invece di Mondadori, sfondo bianco per solito primo piano di donna, qualche pagina in meno eppure stesso stile narrativo, nitido ed elegante, a narrare anche qui una storia di dolore e perdita.
Uno più uno fa due, elevato al quadrato diventa quattro, sottraendo uno che vale infinito resta infinito; non sono mai andata d'accordo con la matematica, chissà se il ragionamento fila. 
Quello che so abbastanza bene, ormai, è che la sofferenza di una persona cara spazza via la logica, aumenta incertezze, moltiplica dubbi e dissapori, scompone gesti, atti, memoria, sottrae affetto, attenzione, divide individui. Bisogna star vigili, prendersi cura del fragile equilibrio che rischia di spezzarsi senza mai far spegnere la speranza. Della difficoltà di fare ciò narra Il nero e l'argento, del precario stato, fisico, emotivo, caratteriale contingente di una famiglia alle prime armi con il dolore da affrontare insieme.
Paolo Giordano ne parla, come sa fare, senza patetismi né buonismo di parte, perché il dolore esige di essere sentito, ciascuno lo avverte a modo proprio ma, se si prova a stare uniti nonostante tutto, le possibilità di sopravvivenza vengono incrementate dalle probabilità e dal sentimento sfibrato, perso, forse ritrovato.
A lungo andare, ogni amore ha bisogno che qualcuno lo veda e riconosca, che lo avvalori., altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo.

lunedì 6 marzo 2017

Febbraio 2017: le mie letture

Buongiorno, readers!
Un altro mese è terminato e mi trovo qui per fare il punto della situazione, leggermente in ritardo ma meglio tardi che mai, giusto? 
Sebbene Febbraio sia stato un mese impegnativo, il numero di letture è rimasto più o meno lo stesso anche se il numero di pagine per libro è stato nettamente inferiore per via di un deficit d'attenzione che mi ha fatto optare, nella maggior parte dei casi, per letture brevi -mordi e fuggi, mi piace definirle - ma non per questo meno interessanti o significative. 
Tra piacevoli sorprese, alcune delusioni e nuovi generi, ecco tutti i titoli letti a Febbraio 2017, di cui vi ho già scritto oppure no; come sempre; Instagram è stato un fedele compagno e lì trovate tutte le foto allegate a questo post, scattate da me ché ultimamente raccontare la vita per immagini mi è più congeniale rispetto al resto.
Grazie per l'attenzione, buona lettura!
Cecilia


Prima letttura del mese, adocchiato tra le pubblicazioni di Gennaio, Hai cambiato la mia vita di Amy Harmon conferma la bravura dell'autrice nel tessere trame originali e per nulla banali in un genere ormai saturo.
Ve ne ho parlato QUI.








Ragione & Sentimento di Stefania Bertola rientra anch'esso tra le uscite segnate in agenda. Letto dopo averne disquisito con La Lettrice Quasi Perfetta Lea, (QUI la sua esaustiva recensione) con cui condivido l'ammirazione per Jane Austen ed il piacere, di tanto in tanto, di leggere qualcuno dei derivati dalle sue opere, non ne sono stata affatto convinta.
Un retelling in chiave moderna chiassoso e strampalato, per nulla necessario che, forse perché l'originale Austeniano è il meno gradito tra quelli scritti da Jane Austen oppure per altri motivi più o meno plausibili, non ha saputo toccare le giuste corde di una Janeite solitamente tollerante nei confronti di un ormai universalmente riconosciuto genere commerciale ampiamente redditizio intorno a vita, morte e miracoli della zitella illetterata più famosa della letteratura inglese.



Febbraio è stato il mese delle seconde  terze possibilità. Infatti, dopo aver trovato deludenti o ripetitive opere lette precedentemente, ho rivalutato Simona Sparaco leggendo ed immedesimandomi nelle grandi paure ed incertezze di una mamma che tenta di spiegare ad un figlio un mondo fuori misura, di proteggerlo da quelle che sono cose da grandi.
Ve ne ho parlato QUI.






Altra lettura mordi e fuggi del periodo, non per questo meno significativa o intensa, è stata l'antologia epistolare di Charlotte Brontë tradotta da Laura Ganzitti, blogger de Il tè tostato, per L'Orma editore.
La vita è una battaglia fa emergere la personalità prorompente dell'autrice di Jane Eyre e, corredata da un formato evocativo, rappresenta una vera chicca per ammiratori della scrittrice, appassionati di letteratura o semplici curiosi.
Consigliatissima.












Le nostre anime di notte dalla scorsa estate, dopo aver messo giù Crepuscolo e, nonostante i rinvii, non ha deluso le aspettative.
Kent Haruf torna in libreria con un breve ma intensissimo capolavoro postumo, uguale a sé stesso nello stile - semplice, pulito, poetico -, nelle atmosfere, nelle tematiche. 
Holt, cittadina immaginaria sita da qualche parte nel Colorado ridisegnato dalle mappe Harufiane, fa da sfondo alla storia d'amore senile tra Addie Moore e Louis Waters i quali, accompagnati da validi comprimari, sfidano i soliti pregiudizi tutti provinciali nutriti da malignità infondate.
Ve ne ho parlato, più o meno approfonditamente, QUI; prossime tappe sono la visione della produzione Netflix basata proprio sul suddetto romanzo, il recupero delle altre opere dell'autore non appena saranno pubblicate in Italia da NN e il passaparola per consigliare a tutti le parole di quel grande scrittore che è stato Kent Haruf.





Altra autrice rivalutata del mese alla terza occasione è stata Chiara Gamberale la quale, dopo due delusioni, è riuscita a convincermi con Qualcosa, acuta analisi della società contemporanea sotto forma di favola, che non risparmia nessuno eppure lascia uno spiraglio alla speranza, QUI.
















Ultimo titolo di Febbraio è stato Bruno, il bambino che imparò a volare, albo illustrato con testi della mia carissima Nadia Terranova - QUI vi avevo parlato, qualche tempo fa, del suo Gli anni al contrario - sulla vita di Bruno Schulz, scrittore e pittore polacco vissuto durante il Nazismo, traduttore di Kafka.
Più che una lettura, questo albo è stato un viaggio alla scoperta di una figura letteraria poco conosciuta, raccontata con un linguaggio, narrativo e figurativo, a misura di bambino, una vera chicca per gli amanti del genere e non, consigliatissimo.



A presto!




mercoledì 22 febbraio 2017

"Qualcosa" di Chiara Gamberale, con le illustrazioni di Tuono Pettinato

Titolo: Qualcosa
Autrice: Chiara Gamberale
Pagine: 192
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Longanesi

Sinossi:
La Principessa Qualcosa di Troppo, fin dalla nascita, rivela di possedere una meravigliosa ma pericolosa caratteristica: non ha limiti, è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo e, soprattutto, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Com’è possibile che proprio lei, abituata a emozioni tanto forti, improvvisamente non ne provi più nessuna? Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, s’innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste, di un Duca sempre indignato e, pur di non fermarsi e di non sentire l’insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Fino ad arrivare in un misterioso luogo color pistacchio e capire perché «è il puro fatto di stare al mondo la vera avventura». Chiara Gamberale, abituata a dare voce alla nostra complessità, questa volta si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.



Non c'è due senza tre parte seconda.
La Gamberale è finita nella lista di autrici di cui credevo non avrei letto altro dopo un libro non particolarmente entusiasmante, Le luci nelle case degli altri, ed un altro, Arrivano i pagliacci, mollato alle prime pagine. Durante il recente giro in libreria però, sfogliando questo libriccino dalla copertina rossa con le buffissime illustrazioni di Tuono Pettinato, ne sono rimasta colpita, decidendo di ripiegare sul formato digitale dati i precedenti non esaltanti.
Invece questa volta sono stata smentita da Qualcosa che mi è piaciuta davvero tanto. 
Sotto forma di favola, genere narrativo alla portata di tutti, Chiara Gamberale analizza la situazione contemporanea, tratteggiando una fedele descrizione della nostra società, lunatica, incostante, alla frequente ricerca di Qualcosa che, in realtà, non si sa bene cosa sia.
Della noia produttiva avevo già sentito parlare nel corso di edificanti dibattiti filosofici e letterari ai tempi del liceo; tutti troppo presi dal Fare bulimico, abbiamo dimenticato l'arte del Non Fare per lasciar spazio all'Essere. Le domande esistenziali non ce le poniamo più, definiamo noi stessi in relazione agli altri, perdendo di vista il punto: capirsi è il solo modo per capire, accogliere e non soltanto riempire l'esistenza di sciocchezze.
"L'amore, se proprio dobbiamo usare questa parolona, non è qualcosa che deve risolvere i nostri guai. Anzi, di solito, per quello che non so, è qualcosa che i guai li aumenta.
[...]Tutti gli esserucci umani lo cercano, è vero, ma quasi sempre per il motivo sbagliato.
Cercano l'amore per non rimanere soli. Per farsi riempire lo spazio vuoto. E soprattutto perché non accettano che il puro fatto di stare al mondo la vera avventura."
Alla fine della favola, la morale è sempre tosta eppure, come tutte le lezioni di vita, mira a insegnare ad amarsi davvero, un po' di più perché, quando succedono cose troppo brutte, ci mettiamo un po' ad accettarle, tanto che all'inizio non ci sembrano nemmeno vere.
E mentre la testa prende tempo per capirle, il cuore ci diventa un pezzo di groviera. È così che succede.
[...] Sopporta il buco. Non lo odiare, accarezzalo ogni tanto, ma non ti affezionare troppo. Altrimenti non passerà mai.

lunedì 20 febbraio 2017

"Le nostre anime di notte" di Kent Haruf

Titolo: Le nostre anime di notte
Autore: Kent Haruf
Pagine: 172
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: NN

Sinossi:
La storia dolce e coraggiosa di un uomo e una donna che, in età avanzata, si innamorano e riescono a condividere vita, sogni e speranze. Nella cornice familiare di Holt, Colorado, dove sono ambientati tutti i romanzi di Haruf, Addie Moore rende una visita inaspettata a un vicino di casa, Louis Waters. Suo marito è morto anni prima, come la moglie di Louis, e i due si conoscono a vicenda da decenni. La sua proposta è scandalosa ma diretta: vuoi passare le notti da me? I due vivono ormai soli, spesso senza parlare con nessuno. I figli sono lontani e gli amici molto distanti. Inizia così questa storia di amore, coraggio e orgoglio.



Tic tac.
Il tempo scorre e ciascuno, nonostante meridiani, paralleli e altri metodi convenzionali, lo avverte con una percezione propria. 
Lascerò ad altri, ben più qualificati di una ragazza il cui unico titolo, per quel che vale, è l'avere, a volte, qualcosa da dire, un'analisi meticolosa della vita e delle opere di Kent Haruf. Perché quando si parla di questo autore, io cesso di essere obiettiva, semmai lo sono stata nello scrivere su questo blog.
Avrei amato Le nostre anime di notte in ogni caso, come atto di fiducia verso uno scrittore le cui opere hanno saputo starmi accanto ed indicarmi la via quando ne avevo bisogno. 
Con Haruf, infatti, ho imparato la lentezza, la presenza della bellezza poetica nell'ordinarietà in persone, luoghi e tempi dove, prima, non l'avrei mai scorta. 
La caratteristica sobrietà, assenza di polemica se non contro chi ha gusto nel montarla, poesia perfino, ha fatto delle vite alternativamente intrecciate di Addie Moore e Louis Waters, presto impersonati da Jane Fonda e Robert Redford in una produzione Netflix, un inno alla libertà dell'autodeterminazione, soprattutto durante la vecchiaia, che risuonerà per molto tempo. 
Lo scandalo è nell'occhio di chi osserva malignamente che un uomo ed una donna ormai soli, con un'esistenza costellata da lutti e scelte sbagliate, non possano attraversare la notte insieme, starsene al caldo nel letto, come buoni amici. Starsene a letto insieme, e tu ti fermi a dormire.
Comincia così, il capolavoro postumo dell'autore della Trilogia della Pianura, snodandosi come una corsa contro il tempo e i pregiudizi della provincia pettegola e sonnacchiosa, tra semplici dichiarazioni d'amore, pagine autoreferenziali in modo ironico che strapperanno qualche sorriso di tenerezza ai nostalgici della Trilogia slegata di Holt e la vita vera, incurante, imprevedibile, spesso ingenerosa verso uomini come Gene, figlio di Addie, alle prese con il fallimento della sua impresa commerciale e matrimoniale, verso bambini come Jamie, seienne pauroso e piagnucoloso che riuscirà tuttavia a trarre beneficio da un'estate trascorsa nel piccolo borgo sito nella mappa ridisegnata del Colorado Harufiano, verso gli animali come i topi o la cagnetta Bonny, verso gli spiriti liberi nell'animo ma confinati in un corpo fragile e caduco dalle lancette che non smettono di girare, dal pensiero tipicamente provinciale irrinunciabilmente limitato nelle proprie convinzioni affatto progressiste.
Eppure la speranza non smette di brillare, all'unisono con le stelle nel cielo ed il sentimento nei cuori mentre, sconosciute ai più, anime attraversano insieme la notte e tutti i giorni che restano.
Amo questo mondo fisico. Amo questa vita insieme a te. E il vento e la campagna. Il cortile, la ghiaia sul vialetto. L'erba. Le notti fresche. Stare al letto al buio a parlare con te.
 [...] Non puoi aggiustare tutto, non ti pare? disse Louis. Ci proviamo sempre. Ma non ci riusciamo.
[..]
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei
[...]Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci tutto il tempo che ci serve.