Il post: Come è stato ritrovare i Cazalet raccontati da un'altra autrice?




Non mi aspetto niente ma sono già delusa. Questa, di base, la regola generale che vale per tutti i revival, reboot e altra sorta di derivati letterari, televisivi e cinematografici di titoli che ho molto amato.

La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard rientra a pieno titolo nella categoria, essendo stata la prima propriamente appartenente al genere che ho letto nonché la mia preferita.

L’annuncio della pubblicazione di una trilogia sequel scritta da una nipote della compianta Elizabeth Jane Howard mi aveva colta alla sprovvista e, al contempo, fatto storcere il naso, portando a bollare l’intera faccenda come una mera operazione commerciale volta a sfruttare ancora il potenziale non del tutto espresso dell’opera originale. Eppure, dal momento che sono spesso curiosa e, in cuor mio, spero sempre di essere smentita, il giorno dell’uscita ho provveduto a procurare  una copia de Le ore d’oro, godendomene la lettura in una maratona notturna senza soluzione di continuità, come ai tempi con i volumi della saga principale. Averla riletta tutta di recente non ha aiutato, al contrario di quanto pensassi, né probabilmente la nuova prospettiva acquisita grazie anche alla lettura di romanzi dello stesso genere letterario.

Louisa Young non è Elizabeth Jane Howard, nel bene e nel male bisogna accettarlo.

Lo stile della prima è più didascalico, racconta più che mostrare, si percepisce meno profondo nell’indagare la caratterizzazione psicologica dei personaggi che invece può essere considerata la cifra stilistica di Howard all’interno della saga. Eppure l’operazione nostalgia messa in atto da Young non mi è dispiaciuta. Nel ritrovare molti dei personaggi amati tra le pagine - soprattutto le cugine Louise, Claire e Polly con cui avevo tanto empatizzato dieci anni fa, alla prima lettura della saga principale - ho avvertito forte e chiara la consapevolezza del legame familiare, della stanchezza della vita adulta contrapposta alla beata ingenuità delle giovani generazioni e il peso delle conseguenze che ne derivano.

Louise e Juliet su tutti mi hanno colpita come emblemi di questa rappresentazione e  la rapidità con cui ho scorso le pagine,la sottile impazienza rimastami addosso nel voler sapere di più e un vago dispiacere per coloro che bisogna salutare danno la misura di quanto, non troppo in fondo, sia stato bello incontrare di nuovo i Cazalet. 

Incasinati, stropicciati dalle intemperie della vita (anche) di carta e inchiostro ma con ancora qualcosa da raccontare. E questo, per quanto mi riguarda, è tutto ciò che si  può e deve chiedere a un buon romanzo.

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