Rileggere i Cazalet, dieci anni dopo
Rileggere uno dei propri libri preferiti può essere un rischio o un’opportunità.
Propendo spesso per quest’ultima quando decido di farlo, perché nonostante il testo rimanga uguale il più delle volte, è la prospettiva esistenziale a essere diversa.
Il timore che cadano gli idoli e resti la doratura sulle mani, quindi, viene superato dalla curiosità di comprendere se la versione di me in divenire nel dato momento apprezzi ancora quello che la me precedente aveva amato, permettendomi di trarre le dovute osservazioni.
Ciò è avvenuto anche all’annuncio della pubblicazione di una trilogia sequel della mia saga familiare preferita, a firma di un’autrice diversa sebbene legata da rapporti di parentela all’originale. Dopo lo scetticismo che mi ha portata a bollare la circostanza come mera operazione commerciale per sfruttare il potenziale di una serie bestseller valorizzata da pubblico e critica anni dopo la prima pubblicazione, si sono susseguite una serie di considerazioni.
La prima è che, con mio sommo orrore, pur avendola amata e consigliata praticamente a chiunque ai tempi della prima lettura, non ricordavo quasi nulla delle vicende della saga nata dalla penna di Elizabeth Jane Howard. La seconda è stata la fatica di ricordare tutti i legami tra i personaggi, io che ho sempre detestato gli alberi genealogici a inizio volume per via della mia buona memoria che però, negli ultimi tempi, lascia parecchio a desiderare. La terza è stata la consapevolezza di empatizzare maggiormente con gli adulti della situazione e credo questo dia, più di tutto il resto, la misura del tempo trascorso.
Eppure qualcuno dei passaggi che avevo segnato dieci anni fa è risuonato ancora:
Le diede un bacio e lei gli disse: «Papà! Lo sai qual è la cosa che più mi piace di te? Che hai un sacco di dubbi.
Non sei sicuro di niente». Hugh era sulla porta quando aggiunse: «Ti ammiro molto per questo».
Da Gli anni della leggerezza, primo volume della saga dei Cazalet.
«Abbiamo fatto esercizio», disse Zoë. «Ormai ci siamo abituati».
«Ho imparato che è molto pericoloso abituarsi alle cose».
«A qualunque cosa?».
«Sì, qualunque cosa. Si smette di farci caso, oppure, peggio ancora, ci si crea l'illusione di aver fatto una con-quista».
«Io non mi sento affatto così», disse Zoë, pensandoci in quei termini per la prima volta.
«Davvero?».
«Be', dipende da cosa intende lei per "non far caso a una cosa" e per "abituarsi"...».
«Nulla nella sua vita dipende da cosa intendo io», la interruppe lui, ma non in maniera brusca.
«Credo che ad alcune cose ci si possa abituare senza smettere di pensarci».
Da Confusione, terzo volume della saga dei Cazalet.
Il finale, poi, che ricordavo più aperto, mi ha invece pacificata con la fine di un’era. E dato il giusto entusiasmo per l’inizio di una nuova.
La saga dei Cazalet è una serie di romanzi familiari scritti da Elizabeth Jane Howard, celebre autrice britannica.
Ambientata tra l’estate del 1937 e il Natale 1958, narra le vicende della famiglia Cazalet, liberamente ispirata a quella dell’autrice, con annessi e connessi.
È composta da cinque volumi - Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e Tutto cambia (miei post al riguardo qui) - pubblicati tra il 1990 e il 2013, intervallati al resto della sua produzione letteraria.
In Italia tutte le opere di Elizabeth Jane Howard sono edite da Fazi editore, che ha pubblicato anche la biografia Elizabeth Jane Howard - Un’innocenza pericolosa di Artemis Cooper (di cui, personalmente, consiglio la lettura per avere un’idea chiara della donna dietro la penna, utile per riconoscere pure alcuni pattern narrativi ricorrenti nella caratterizzazione dei personaggi).
Nel 2026 è stata annunciata la pubblicazione di una trilogia sequel della saga principale a firma Louisa Young, nipote di Elizabeth Jane Howard. Il primo volume, Le ore d’oro, è in uscita a settembre.
Lettura consigliata ad amanti di drammi borghesi e period drama, soprattutto ai nostalgici di Downton Abbey, di cui potrebbe raccogliere l'eredità sul piano letterario e, si spera, anche televisivo nonostante un primo adattamento di scarso successo.

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