Recensione: "Tempi Difficili" di Charles Dickens

Ieri ve ne avevo accennato ed eccola qua, la recensione di un'altra opera Dickensiana, Tempi Difficili.
Un abbraccio con l'augurio di un buon inizio settimana.
Cecilia

Titolo: Tempi Difficili
Autore: Charles Dickens
Pagine: 288
Prezzo di copertina: 7 euro
Prezzo ebook: 1,99 euro
Editore: Newton Compton

Sinossi:
Scritto intorno alla metà dell'Ottocento, "Hard Times" è uno dei romanzi più rappresentativi dei poderosi cambiamenti nel modo di produrre e di lavorare che vanno sotto il nome di rivoluzione industriale. Esso pone al centro di uno sfaccettato intreccio narrativo la vita di patimenti e di impotente ribellione di due operai, Stephen e Rachael, non più giovanissimi. La loro vita non-vita si consuma nella simbolica città di Coketown, una città fittizia dietro la quale occorre individuare però la città di Preston, vicino Manchester, colta in un momento storico-sociale determinato, quello dei drammatici scioperi che vi ebbero luogo tra il 1853 e il 1854.



Eccomi qui a parlarvi dell'ennesimo romanzo Dickensiano. Era inevitabile, lo sapevo io e lo sapevate voi, poiché paventavo da tempo questa possibilità. Tuttavia su qualcosa mi sbagliavo: avevo in mente di rileggere David Copperfield, uno dei miei preferiti insieme a Little Dorrit, quando sui banchi di scuola ho incontrato Hard Times. La sinossi non sembrava essere accattivante come al solito, niente orfani in cerca di identità o ragazzine segnate da una sorte avversa a causa della prigionia per debiti dei genitori; nulla che potesse suscitare particolare empatia.
Eppure la critica intrinseca allo sfruttamento degli operai e alla filosofia che paragona l'uomo ad una macchina senza sentimenti mi incuriosivano, poiché il rapporto tra Ragione e Sentimento nell'essere umano è un tema che mi sta molto a cuore.
Si scopre così che pur non essendo presente David o Amy, qualcuno di cui aver compassione per il triste destino c'è. Starete pensando all'orfana di turno, Cecilia Jupe nella quale ho trovato un'altra omonima letteraria, ma non mi riferisco a lei, anzi.
I Gradgrind vivono a Coketown - letteralmente Città del Carbone - prototipo della città industriale inglese di fine '800, in un casa di pietra, Stone Lodge, solida come le loro convinzioni. Fatti, fatti, nient'altro che fatti. Nessuna tenerezza del cuore è possibile in una casa dove a due bambini è stata dato nome Adam Smith e Malthusius.
Ogni tenerezza del cuore, moto d'affetto viene scacciato, soffocato nella culla, destinato a rozzi circensi che s'interessano di gnomi e folletti o a braccia da lavoro che diventavano una cosa sola nel mandare avanti meccanicamente i macchinari da lavoro:
C'era una biblioteca a Coketown a cui tutti avevano facile accesso. Il signor Gradgrind si crucciava pensando a cosa la gente potesse leggere in questa biblioteca.[...]Era qualcosa di sconfortante, e tuttavia un triste dato di fatto, che anche questi lettori persistessero a immaginare e interrogarsi. S'interrogavano sulla natura umana, sulle speranze, le passioni e le paure; sulle lotte, sui trionfi e le sconfitte; sulle ambasce, le gioie e i dolori; sulla vita e la morte di uomini comuni! A volte, dopo quindici ore filate di lavoro, si mettevano seduti a leggere storie di uomini e donne più o meno simili a loro, e bambini più o meno simili ai loro. Essi avevano a cuore De Foe piuttosto che Euclide e sembravano trarre più conforto da Goldsmith che da Cocker.Nel profondo però, i Gradgrind tutti sono orfani al pari degli altri beneamati personaggi Dickensiani, forse anche in maniera più tragica; mentre Oliver, Pip, Amy e David vivono una condizione d'abbandono fisica, i Gradgrind sono orfani nell'anima, ferita e deturpata da un'educazione volta a farne delle macchine, condizione di disagio che si manifesterà pian piano e porterà ad una resa dei conti dolorosa ma necessaria.Con uno dei suoi scritti di più cupi, di più dura condanna sociale al capitalismo ma anche agli organismi ipocriti e trasformisti che, dicendo di fare l'interesse dei più poveri se ne fanno invece beffe, Dickens sferza il falso moralismo della propria epoca ed in un mondo, quello odierno, sempre più alla mercé del denaro dove la dignità dell'uomo come persona è in caduta libera, porta a profonde riflessioni, rimanendo dolorosamente, sfortunatamente attuale.

3 Stelle



Consigliato:
Tempo di lettura: una settimana


Charles Dickens nacque a Portsmouth nel 1812. Trascorse l’infanzia a Chatham, in seguito si trasferì con il padre a Londra. Della metropoli in cui visse, fece il centro della propria arte, descrivendo abilmente i conflitti sociali della propria epoca.
Morì nel 1870


Commenti

  1. A me è piaciuto moltissimo Hard Times, e come hai detto anche tu è terribilmente attuale!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Attuale sì, ma un po' sottotono rispetto agli altri titoli di Dickens.

      Elimina

Posta un commento

I commenti sono fondamentali per lo scambio di opinioni e la crescita culturale di ogni persona che passa da questa Sala; dunque, se vorrai lasciarne uno, saremo ben felici di sapere quale sia il tuo pensiero :)

Grazie.