giovedì 17 novembre 2016

Recensione: La mia vita è un Paese straniero" di Brian Turner

Titolo: La mia vita è un paese straniero
Autore: Brian Turner
Pagine: 196
Prezzo di copertina: 18 euro
Prezzo ebook: 8.99 euro
Editore: NN

Sinossi:
Nel 2003 il sergente Brian Turner è a capo di un convoglio di soldati nel deserto iracheno. Dieci anni dopo, a casa, accanto alla moglie addormentata ha una visione: come un drone sulla mappa del mondo, sorvola Bosnia e Vietnam, Iraq, Europa e Cambogia. Figlio e nipote di soldati, le sue esperienze si fondono con quelle del padre e del nonno, con i giochi da bambino e le vite degli amici caduti in battaglia. Così, tutti i conflitti si dispiegano sotto di lui in un unico, immenso, territorio di guerra e violenza. Nel 2003 il sergente Brian Turner diventa un poeta e quando, dieci anni dopo, la visione torna nella sue notti insonni, grazie alla poesia riesce a raccontarla così da accettarne la memoria - una memoria tanto grande che l'America non basterebbe a contenerla, e che sfrega l'anima fino a scorticarla. Liberata la nostalgia, la compassione e il desiderio di verità, "La mia vita è un paese straniero" racconta in diretta le azioni, le esercitazioni, i vuoti e i rumori, la paura e il coraggio, la tragedia e la gioia dei ritorni. E riconnettendo vita e poesia, orrore e morte, riesce a dire della guerra le parole che mancano, quelle capaci di riallacciare il filo del senso a quello del silenzio.



Le parole, le emozioni contrastanti scorrevano a fiumi, dopo. 
Il punto è l'empatia, troppa, che mi frega quasi sempre. L'emozione non ha voce, cantano, come fare, dunque, quando necessita d'esser espressa? Tramite la poesia, forse, mediante quel qualcosa di astratto ed insieme personalissimo che, spesso, è unico mezzo per raggiungere la linea di confine tra realtà ed inconscio. E' sul confine che Brian Turner sta quando scrive questo memoir per raccontare sé stesso tra USA ed Iraq, narrare della casa che ha lasciato senza nessuna certezza di farvi concretamente ritorno e quella che ha trovato tra le dune di sabbia, le strade sterrate, i bazar del deserto pieni di cianfrusaglie occidentali gestiti da uomini con la pelle bruciata dal sole e di una lotta che non hanno mai voluto ma soltanto subìto; il soldato ha perso una parte di anima nel drone immaginario che guida chi legge attraverso i paragrafi frammentari di un simil diario intimo e poetico come pochi.
Aneddoti di vita, militare e non, di ieri e di oggi, si mescolano a considerazioni disarmanti, amare, sull'arte della guerra brutale, ingiusta.
Come fa uno a lasciarsi alle spalle una guerra, quale che sia, e a riprendere il cammino della vita che resta? L'esistenza che cambia le carte in tavola, le priorità, la vita che stravolge la prospettiva, segna e non perdona. La mia vita è un paese straniero, titolo autentico, perché non può essere altrimenti a queste condizioni. 
Nell'epoca della connessione costante, del progresso scientifico e tecnologico, la conoscenza è, adesso più che mai, un'illusione: the winner takes it all, the looser standing small, sempre.
I Paesi toccano altri Paesi e io li attraverso uno dopo l'altro, e provo a scuotere il passato per trovare un mondo in cui vivere.

2 commenti:

  1. Mi incuriosiva molto questo libro e adesso ancora di più! Mi intimorisce anche, però. Quindi probabilmente aspetterò, per sentirmi pronta e in grado di fare al meglio questa lettura.

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    1. Non è una lettura da intraprendere a cuor leggero, Virginia; qui, più che mai, è importante il momento giusto. :)

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