Il post: "Cento anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez
A inizio anno mi sono regalata un viaggio a Macondo. Ci avevo già provato altre volte, a visitare la città simbolo del realismo magico di Gabriel Garcia Marquez, ma qualcosa mi bloccava l’accesso, come a indicare che non fosse il momento giusto. Quasi temevo di dover aspettare cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese, - l’equivalente della storia d’amore tra Florentino Ariza e Fermina Daza, protagonisti di un’altra grande opera del Gabo - invece i Buendìa mi hanno graziata, lasciandomi andare a conoscerli qualche anno prima. Del resto, il tempo è un concetto molto fluido, ancor più relativo nel villaggio in cui accadono cose meravigliose, terribili e incredibili insieme. Talmente tanto che cento anni di solitudine passano in un soffio, facendo apparire eterni i diciassette giorni che ho impiegato nello scoprire i fasti di questo piccolo mondo racchiuso in una saga familiare lunga un secolo, appassionante e intensa come poche, di sicuro tra le mie indimenticabili.
Il 2026, dal punto di vista letterario perlomeno, non poteva cominciare in modo migliore.
E che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannato a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.

È stato anche il mio primo libro nel 2025. Chi se lo scorda più? ❤️
RispondiEliminaI "libri giusti al momento giusto" sono quelli che restano per la vita, indimenticabili. Magia della serendipità ;)
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