mercoledì 6 gennaio 2016

Su "Shirley", in quella che avrebbe preteso d'essere una recensione ed invece non si sa bene cosa sia.

Nessun voto e biografia nel nuovo anno, nessun post di buoni propositi, ché tanto non li rispetto mai. Cinque giorni del 2016 sono già trascorsi e all'Epifania che tutte le feste si porta via (finalmente), vi parlo di Shirley di Charlotte Brontë, in quella che avrebbe preteso d'essere una recensione e invece si è trasformata in un non so bene cosa. Leggetela lo stesso, se vi va, ma più che altro leggete lei; vi avevo già scritto che, tra le due, non sono io la penna eccelsa.
A presto!
Cecilia

Titolo: Shirley
Autrice: Charlotte Brontë
Pagine: 684
Prezzo di copertina: 16,50 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
Yorkshire, inizio Ottocento. Shirley, giovane donna ricca e caparbia, si trasferisce nel villaggio in cui ha ereditato un vasto terreno, una casa e la comproprietà di una fabbrica. Presto fa amicizia con Caroline, orfana e nullatenente, praticamente il suo opposto. Caroline è innamorata di Robert Moore, imprenditore sommerso dai debiti, spietato con i dipendenti e determinato a ristabilire l'onore e la ricchezza della sua famiglia, minati da anni di cattiva gestione. Pur invaghito a sua volta della dolce Caroline, Robert è conscio di non poterla prendere in moglie: la ragazza è povera, e lui non può permettersi di sposarsi solo per amore. Così, mentre da una parte Caroline cerca di reprimere i suoi sentimenti per Robert - convinta che non sarà mai ricambiata -, dall'altra Shirley e il suo terreno allettano tutti gli scapoli della zona. Ma l'ereditiera prova attrazione per un insospettabile... "Shirley" si inserisce nel grande filone del romanzo sociale inglese di inizio Ottocento: i suoi personaggi vivono gli avvenimenti storici dell'epoca - le guerre napoleoniche e le lotte luddiste -, facendo i conti con le contraddizioni del progresso industriale e offrendo spunti di riflessione sul lavoro, sul matrimonio e sulla condizione della donna.



Dicembre solitamente non è mese di classici; è tempo di bilanci, di studio matto e disperato, di feste che dovrebbero far crescere bontà e apertura verso il prossimo ed invece ad aumentare sono lo stress, i chili di troppo e l'ipocrisia, tutta roba inutile che odio profondamente insomma. Al contrario, inutile non si è rivelata essere una deliziosa e vecchissima edizione per bambini, frutto di uno scambio felice, di Shirley, il romanzo più sconosciuto e travagliato dell'autrice di Jane Eyre; sono stata davvero contenta di vederlo tornare tra gli scaffali in una rinnovata versione integrale dopo lunghi anni d'assenza, dunque, non appena ritirato in libreria giusto prima di Natale, l'ho accolto a braccia aperte perché non si può mica mettere alla porta gli amici quando si prendono la briga di venire a trovarti. Sono tornata con piacere nell'amata brughiera dello Yorkshire, in un quieto villaggio con un vasto vicinato ed una fabbrica in mezzo. Speravo che la maggiore delle sorelle Brontë descrivesse il dramma degli operai nell'era pre industriale ma sembra che le mie speranze d'influenza Gaskelliana su colei che le è stata amica e biografa siano state destinate a restare vane, i toni impetuosi impiegati nell'opera più conosciuta sono tutti indirizzati nel far declamare lunghi poemi e discutere con veemenza la Shirley del titolo, capace di tener testa a chiunque dei comprimari sulla scena eppure un po' meno di cattivarsi la simpatia di chi legge, insieme all'altra protagonista della vicenda, Caroline Helstone, polo opposto del signore di Fieldhead, anima pia i cui patemi d'animo sono riferiti nei minimi dettagli per buona parte della narrazione, tra rivelazioni insperate  eppure intuibili e dissertazioni sull'amore non corrisposto che, come cantava Albano qualche anno fa, è sempre amore. Ma le cose belle arrivano quando meno te le aspetti e proprio mentre non ci si sperava quasi più, la storia comincia ad arricchirsi di particolari interessanti che le permettono di ingranare e filare liscia sino alla fine.
E' durata più del previsto questa visita eppure c'era da aspettarselo; funziona così tra amici, il tempo passa senza accorgersene, si parla e si ascolta, talvolta s'impara pure qualcosa, ci si scarica addosso i fardelli pesanti per poter ricominciare dopo, più leggeri, quasi liberi forse.
In questo modo è andata, questa volta, e non importa davvero null'altro. Chiudo e mi sento bene, carica, pronta. Il nuovo anno può avere inizio, adesso.

6 commenti:

  1. Ciao Ceci, hai ragione Natale pussa via e tutte le feste, che le ipocrisie e lo stress li lasciano tra noi in tutti i casi...Vorrei approcciarmi ai classici, mi vergogno di me, ma giuro che quest'anno ci provo. Questo lo terrei per più avanti, mi da l'idea di essere complesso per una anti-classici come me.

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    1. E' un po' complesso sì. Per iniziare, la regola è sempre quella: fatti guidare dall'ispirazione. Se sei in cerca d'avventura Salgari o Verne potrebbero fare al caso tuo, se cerchi ironia e romanticismo Jane Austen sarebbe perfetta. Vedi un po' tu, in ogni caso passerò poi a leggerti :)

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    2. Mi indirizzo verso la Austen per iniziare, sono romantica io!

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    3. Bene! Ti consiglio allora Orgoglio e Pregiudizio, il suo più conosciuto ed il mio preferito, insieme a Persuasione nonché mio primo romanzo della Austen. E' stato amore, che dura tutt'oggi ;)

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  2. Ciaoo!!! Io ho acquistato questo libro perchè sono un'amante dei classici. Soprattutto adoro Charlotte, dopo aver letto e riletto Jane Eyre! Non vedo l'ora di leggerlo! ;D Un bacione!

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