venerdì 8 aprile 2016

Recensione: "Un matrimonio inglese" di Frances Hodgson Burnett

Titolo: Un matrimonio inglese
Autrice: Frances Hodgson Burnett
Pagine: 507
Prezzo di copertina: 20 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Astoria

Sinossi:
Primi anni del Novecento. Uno degli scambi più frequenti tra le due sponde dell'Atlantico è quello tra titoli nobiliari e grandi patrimoni. Sir Nigel Anstruthers, un nobiluomo inglese ridotto in miseria, si reca a New York in cerca di ricchezza e incontra Rosalie Vanderpoel, diciannovenne ingenua, figlia di uno dei più grandi miliardari americani. Abile nel convincere tutti che si tratta di un mattimonio d'amore, sir Nigel si rivela ben presto un uomo spregevole. Ma la coppia a quel punto è tornata in Inghilterra, Rosalie è obbligata a interrompere i rapporti con la famiglia e di fatto scompare. Passano dieci anni. Bettina Vanderpoel, una bambina ai tempi del matrimonio della sorella e l'unica ad aver nutrito un'immediata antipatia per il cognato, è cresciuta trasformandosi in una giovane donna mdimenticabile, che coniuga garbo e determinazione, rispetto delle regole sociali ma anche capacità di sowertirie qualora si rivelino ingiuste. Decide di partire per l'Inghilterra per scoprire cosa ne è stato di Rosalie, iniziando in tal modo un viaggio che si rivelerà pieno di drammi e avventure e che le porterà una nuova conoscenza di sé.



Qualche settimana dopo aver letto e parlato de L'imprevedibile destino di Emily Fox Seton, torno sulla Burnett per adulti emersa da Un matrimonio inglese. Se nel primo titolo, tra melodramma e romanzo di formazione, l'autrice si prefiggeva di scoprire gli scheletri negli armadi del ton inglese riuscendovi in maniera mediocre, qui l'obiettivo è ancora più arduo perché la tematica di fondo è rappresentata dalle differenze culturali tra Vecchio Continente e Nuovo Mondo, nelle potenze che meglio potevano evidenziarli quali appunto Regno Unito e Stati Uniti. Il tema dei matrimoni misti è uno di quegli argomenti attuali ritenuti, a torto, secondari; la Burnett, tuttavia, data la vita da outsider in entrambi i Paesi o magari a causa di un'unione fallita alle spalle, riesce straordinariamente bene nel mettere a fuoco la situazione. Rimane comunque una stereotipizzazione dei personaggi che però non risulta marcata come in precedenza; l'intreccio semplice ne è forse la causa e, pur divenendo in alcuni passaggi prolisso, la vicenda assume toni rassicuranti senza scadere nel moralismo o nella banalità anzi, brillando come un gioiellino a lungo nascosto, non ancora conosciuto adeguatamente. Frances Hodgson Burnett rivela dunque grande esperienza, in vari settori, e la impiega alla finalità, raggiunta senz'altro, di creare una storia piacevole, utile ed interessante per i contenuti, provvista di un qualche lirismo nonostante il quale l'insieme non viene danneggiato, guadagnando invece in modernità e senso pratico, qualità degne di una yankee.

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