domenica 12 gennaio 2014

Recensione Filmica: "Bright Star" (2009) di Jane Campion

Titolo: Bright Star
Lingua Originale: Inglese
Paese di Produzione: Regno Unito, Australia, Francia
Anno: 2009
Durata: 119 minuti
Genere: biografico, drammatico, romantico
Regia, soggetto e sceneggiatura: Jane Campion
Casa di produzione: BBC Films, Pathé, Screen Australia
Distribuzione: 01 Distribution
Fotografia; Greg Fraiser
Montaggio: Alexandre De Franceschi
Costumi: Janet Patterson



Solitamente, a causa del poco tempo a disposizione e della mia scarsa abilità nel tradurre in parole le emozioni suscitate durante la visione di un film, non metto appunto per iscritto ciò che penso al riguardo; per Bright Star invece, sento di dover fare un'eccezione.
Il titolo della pellicola s'ispira ad un famoso sonetto, Bright Star (in italiano Fulgida Stella), scritto da Keats e dedicato a Fanny Brawne, sua musa ispiratrice e fidanzata negli ultimi anni di vita.

Vengono narrati gli ultimi tre anni di vita del poeta, con l'incontro e lo sviluppo della loro storia d'amore fino alla tragica conclusione che vedrà il giovane artista morire di tubercolosi nella lontana Roma, dove è tutt'oggi sepolto.



Sono rimasta stupita dalla capacità di Jane Campion di saper raccontare qualcosa di così complesso come una storia d'amore in modo semplice, quasi essenziale  eppure intenso, profondo.
La collezione di farfalle, il cercarsi senza sosta ovunque, tramite bigliettini, lettere, immagini,parole; tutto il travaglio interiore, misto alla sofferenza fisica dovuta alla malattia, permette allo spettatore di percepire chiaramente anche senza grandi dichiarazioni d'affetto, quanto sia grande e potente l'affetto tra i due protagonisti.
Che dire poi delle magnifiche location e dei grandi paesaggi come il campo di anemoni dove Fanny si ritrova a leggere le missive dell'innamorato, incorniciano perfettamente il contesto portando quasi a confrontare l'amore degli uomini con quello della natura la quale regala degli spettacoli artistici meravigliosi.


Altro grande plauso va agli attori, specialmente alla bravissima Abbie Cormish, per l'interpretazione struggente e veritiera delle mille angosce e speranze, per il sentimento trasmesso vivido e vero a coloro che stavano guardando e appassionandosi sempre di più alla vicenda di questo amore sventurato, ma fulgido come una stella per davvero.

Sono da ricordare inoltre gli eccentrici costumi, motivo di dibattito per buona parte del film e la colonna sonora di Mark Bradshaw, con la quale chiudo questo mia non facile recensione, sperando di aver trasmesso almeno una scintilla delle emozioni derivate dalla visione del film, che consiglio a tutti, e dal successivo metterle su carta.
Grazie.



"Vorrei quasi che fossimo farfalle e vivessimo appena 3 giorni d'estate, 3 giorni così con te li colmerei di tali delizie che cinquant'anni comuni non potrebbero mai contenere."

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