venerdì 27 marzo 2015

Recensione: "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di Dacia Maraini

Titolo: La lunga vita di Marianna Ucrìa
Autrice: Dacia Maraini
Pagine: 265
Collana: Vintage
Prezzo di copertina: 11 euro
Prezzo ebook: 8,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Marianna appartiene a una nobile famiglia palermitana del Settecento. Il suo destino dovrebbe essere quello di una qualsiasi giovane nobildonna ma la sua condizione di sordomuta la rende diversa: "Il silenzio si era impadronito di lei come una malattia o forse una vocazione". Le si schiudono così saperi ignoti: Marianna impara l'alfabeto, legge e scrive perché questi sono gli unici strumenti di comunicazione col mondo. Sviluppa una sensibilità acuta che la spinge a riflettere sulla condizione umana, su quella femminile, sulle ingiustizie di cui i più deboli sono vittime e di cui lei stessa è stata vittima. Eppure Marianna compirà i gesti di ogni donna, gioirà e soffrirà, conoscerà la passione.




Uno dei titoli nell'infinita lista di libri da leggere di mia madre. Mi ha chiesto di trovargli un posto sullo scaffale e, ubbidendole, me ne sono dimenticata per un po' fino a quando in cerca di qualcosa d'impegnativo, nostalgica delle atmosfere di epoche passate che tanto mi sono congeniali, l'ho preso non lasciandolo fino all'ultima pagina.
E' un personaggio affascinante, Marianna Ucrìa, ancor più in un contesto come quello di una famiglia aristocratica siciliana del Settecento. E' mutola, mischina, non sente e non parla, uno scanto, un trauma subìto in tenera età l'ha resa così. E anche se lei non ricorda cos'è stato, ha serbato dentro di sé tantissimi altri ricordi: il giorno in cui provando a fare il ritratto dei suoi fratelli la sua vita cambiò per sempre oppure i sorrisi di un bambino, l'unico che con la specialità propria degli infanti ha dato prova di saper vedere ciò che è invisibile agli occhi comunicando con lei oltre il muro di silenzio che la circonda, aprendo una breccia con sentimenti sicuramente più vivi di parole vergate sulla carta, unico strumento che lenisce la solitudine della duchessa. Parole tramite cui Marianna si riprende ciò che le è stato negato andando forse oltre. Perché, nonostante vada incontro ad uno dei destini soliti per le donne del tempo, il suo essere speciale che la porta a cercare compagnia in un mondo ricco e vasto quale quello della letteratura, la spinge a guardare al di là delle cose: l'essere sordomuta coincide con l'essere lettrice e, se una condizione le dona sensi ipersviluppati, l'altra le dà la capacità di usare innumerevoli chiavi d'interpretazione della realtà e ciò, unito ad un fine intelletto, la rende una persona migliore. Fortunata per giunta, poiché alcune delle esperienze racchiuse dietro la porta della biblioteca di Villa Ucrìa uscirà da lì e la coinvolgerà da vicino.
Vivrà a lungo, Marianna; conoscerà la miseria, lo sfarzo, il dolore. L'amore. John Keats diceva che ci sono tante forme d'amore quante sono le stelle nel cielo; a Marianna toccherà quello di figlia, di sorella, di madre e un altro ancora: un amore nuovo, giovane ed intenso quanto un fuoco di paglia che divampa. subito brucia e si consuma in cenere. Cenere del focolare che tante volte l'ha vista strizzare gli occhi a tarda notte nel tentare di strappare altre sillabe al buio che la vorrebbe chiusa nelle tetre stanze o a spiare le vite altrui sui tetti, tutti uguali quando si tratta di allargare l'orizzonte.
Un elegante, minuzioso affresco storico dipinto da mano sapiente la quale, magari troppo spesso, si fa beffe del tempo mandandolo talvolta troppo avanti, talvolta troppo indietro durante la narrazione, confermando tuttavia che uscire da un libro è come uscire dal meglio di sé. Passare dagli archi soffici e ariosi della mente alle goffaggini di un corpo accattone sempre in cerca di qualcosa è comunque una resa. Lasciare persone note e care per ritrovare una sé stessa che non ama, chiusa in una contabilità ridicola di giornate che si sommano a giornate come se fossero indistinguibili. Eppure Marianna sogna, viaggia, spera; Marianna è inquieta, è una di noi.


Consigliato:
Tempo di lettura: Una settimana

Dacia Maraini è autrice di narrativa, teatro e poesia. Fra le sue opere si ricordano La lunga vita di Marianna Ucrìa, Buio, La ragazza di via Maqueda, L'amore rubato, La grande Festa.

2 commenti:

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