giovedì 17 dicembre 2015

Recensione: "Sono io che me ne vado" di Violetta Bellocchio

Titolo: Sono io che me ne vado
Autrice: Violetta Bellocchio
Pagine: 352
Prezzo di copertina: 18 euro
Collana: Strade blu
Editore: Mondadori

Sinossi:
Layla ha ventotto anni, un nome ispirato a una storia di tradimenti tra rockstar, un talento innato per fare del male alla gente e un sacco di lavori spiritualmente degradanti alle spalle. Ma vuole tirare una bella riga sul passato. Abbandonata la metropoli, Layla si trasferisce nell'entroterra della Versilia, dove non ha nessun legame, a parte una casa ereditata anni prima. "La Bambola": così si chiama la casa, così si chiamerà il bed & breakfast che la ragazza apre pur non avendo alcuna propensione per l'ospitalità. Al fianco di Layla spunta Sean, un ragazzo dai capelli rossi e dalla famiglia misteriosa. Assunto come web designer, diventa il tuttofare dell'albergo, un incrocio tra maggiordomo, vittima e migliore amico. I due sembrano nati l'uno per l'altra. Forse lo sono. La vita quotidiana scorre tra scambi di battute urticanti, ricostruzioni storiche morbose per attrarre clienti o ingannare la noia, visite della più varia umanità, divagazioni su attrici scomparse e passatempi poco innocenti. E a poco a poco viene fuori cosa ha portato Layla sin qui: il rapporto con i genitori separati, le fughe dalla scuola, il passaggio in collegio, le amicizie interrotte, il rifiuto dell'amore. La sua saggezza carica di cinismo lascia trapelare tanti, troppi segreti ben custoditi. E quando il passato bussa alla porta della "Bambola", chiudendo il cerchio con il presente, un coltello d'argento dalla lama affilata sembra l'unico strumento che serve. Ma forse non basterà più.



Felicità e andare a zonzo per posti sconosciuti non rappresentano un buon binomio per una che ama camminare e, abituata a paesini dove ci si ritrova a percorrere la stessa strada più volte con le cuffiette nelle orecchie, dimentica che non tutte le strade portano a casa; capita d'imboccare l'incrocio sbagliato ma, in fondo, un modo per sentirsi a casa lo si trova sempre. Specie se per strada si incontra una vetrina piena di libri con un cartello che li annuncia in vendita, nuovissimi, a prezzi piccolissimi e tra gli scaffali si trovano vecchi amici e nuovi amori. Violetta Bellocchio sarebbe da collocare nella prima categoria, se un racconto dai toni cupi basta per considerare qualcuno amico. Questa volta, in bella vista per pochi spiccioli, c'è la possibilità di un ritorno alle origini con un romanzo d'esordio di pura fiction.
Layla detta Leila - ogni riferimento a Star Wars è davvero puramente casuale -, a volte Linda, trascina con sé il lettore in un viaggio verso una nuova vita con un'identità presa in prestito da un'attricetta scomparsa e la fobia d'essere raggiunta da un passato che non vuol rimanere tale. E' loquace Laila, sebbene non si direbbe che una fuggitiva abbia tanto da dire; riempe la testa di chiacchiere così palesemente infarcite di mezze verità, la sua versione dei fatti, dice, da far imparare presto ad ascoltare con un orecchio soltanto, a smettere di domandarsi quanto sia sottile il confine tra il detto e il non detto.
Dopo un inizio folgorante che prende e non molla finché non è sicuro d'aver preso abbastanza, qualcosa si spezza eppure rimane la curiosità di sapere dove andrà a parare, perché una piccola, subdola streghetta manipolatrice di protagonista, dispensatrice di cattiveria gratuita, sia diventata quella che sembra essere. 
La soluzione, infine, spiazza, talmente banale o geniale,a seconda dei punti di vista, da lasciare interdetti; seppur sul più bello, è preferibile andar via, non si sa chi potrebbe celarsi nell'ombra. Meglio non fidarsi, dicono.


IMG_6447Violetta Bellocchio è nata a Milano nel 1977. Il suo ultimo libro è il memoir Il corpo non dimentica (Mondadori, 2014). Ha collaborato a “Rolling Stone”, “IL Magazine”, “Link”, “E – il mensile di Emergency”, “Rivista Studio”. Ha pubblicato un romanzo, Sono io che me ne vado, (Mondadori, 2009) e diversi racconti, l’ultimo nell’antologia L’età della febbre (minimum fax, 2015).

Dal 2013 è la curatrice della rivista online “Abbiamo le prove”, un contenitore di storie nonfiction scritte da donne italiane, vincitore del Macchianera Italian Award come miglior sito letterario del 2014.

7 commenti:

  1. Prima di vederlo tra le tue new entries, non lo avevo mai sentito nominare. Male, ora lo voglio anch'io. Spero di trovarlo online, con un prezzo altrettanto piccolo. ;)

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    1. Nemmeno io, se è per questo, prima di vederlo tra le offerte della settimana di quella libreria lì. Mi auguro lo troverai, a quanto pare è reimanders pure sul web, probabilmente ti piacerebbe. :)

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  2. I libri scovati per caso sono fonte inesauribile di sorprese. Mi hai molto incuriosita con questa streghetta manipolatrice!

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  3. male arrivata troppo tardi la segnalazione :) mio marito ha già comprato 3 dico 3 libri per me tutti belli impacchettati sotto l'albero e speriamo che non siano delle ciofeche conoscendo i suoi gusti in fatto di libri :)
    ecco adesso il romanzo della bellocchio devo segnarlo in wish list per i prossimi acquisti.
    Chicca

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    1. Se ti piacciono i noir, Chicca, farebbe al caso tuo. Buone feste!

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    2. ecco adesso che so essere un noir lo voglio ancora di più :)

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