giovedì 18 febbraio 2016

Recensione: "L'amore e le foreste" di Eric Reinahardt

Titolo: L'amore e le foreste
Autore: Eric Reinahrdt
Pagine: 367
Prezzo di copertina: 15,90 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Salani

Sinossi:
Inizialmente Bénédicte Ombredanne aveva voluto incontrare lo scrittore solo per dirgli quanto il suo libro le avesse cambiato la vita. Inevitabile finire nel profondo, la voglia di confidarsi quando si ha la fortuna di parlare con chi sa scrivere di sentimenti. Racconta della sua esistenza, nelle pieghe della famiglia, un marito violento che tiene in scacco lei e i figli, e di quel giorno indimenticabile di ribellione. Il più bel giorno della sua vita, ma l’inizio della sua disperazione. Allora, caro scrittore, come dovrebbe essere l’amore? Come si arriva a ricomporre la costellazione di frammenti che identificano il nostro io, senza tradirsi? Siamo universi complessi, contraddittori, indefiniti, perennemente alla ricerca della gioia, ma spesso imprigionati nelle nostre stesse gabbie. L’amore e le foreste è un romanzo che seduce e, a tratti, indigna il lettore, ma in cui il desiderio di libertà si erge contro lo svilimento. Éric Reinhardt gestisce con maestria, con una scrittura mordente ed empatica che non ti lascia fino alla fine, una pluralità di punti di vista sulla realtà dei personaggi, che come i frammenti dell’anima della sua eroina si infrangono e si ricompongono, offrendoci un ritratto toccante e magnifico di una donna, della forza e dei rischi del suo immaginario. Un inno al potere magico della letteratura.



Dicono che le promesse siano fatte per non essere mantenute. Suppongo funzioni così anche per le aspettative che, in fondo, somigliano a promesse unilaterali; ci si trova ad idealizzare e tanto più l'immaginazione galoppa lontano, quanto maggiore sarà la delusione in seguito alla disillusione. Mi succede spesso, nella vita di tutti i giorni, con le persone, con i libri; altro detto comune è che ciò che non uccide fortifica, dunque è presunzione ovvia che, nel mio caso, sia vera la seconda ipotesi dato il mio esser ancora seduta qui a scrivere. Purtroppo non è stato lo stesso per Benedicté Ombredanne, sognatrice appassionata a cui però hanno tarpato le ali. Imprigionata nella gabbia dorata di un matrimonio apparentemente perfetto, di quelli che ad osservarli da vicino e sfiorarli la doratura rimane sulle mani, vittima di un marito molesto e dell'incomprensione dei figli, Benedicté tenta un ultimo volo disperato per riacquistare la libertà perduta, grazie ad un guizzo d'intraprendenza donato proprio dalla lettura, per tentare d'essere la donna che avrebbe voluto; perciò incontra Eric Reinhardt, perché è lui l'artefice inconsapevole del di lei destino e di tutte le conseguenze di ciò, nel bene e nel male. Qui si concentravano le grandi speranze di cui sopra, alimentate peraltro dalla toccante recensione di Cuore QUI perché, per esperienza personale, so quale magia risieda nell'attimo in cui una persona conosciuta solo tramite pensieri e parole su carta diventa reale davvero, dotata di un viso da osservare, una voce da ascoltare, una mano da stringere. Tuttavia la prospettiva qui non è quella del lettore che incontra lo scrittore ma quella inversa; è Eric Reinhardt, autore affermato, a narrare in prima persona dell'incontro con quella lettrice tanto entusiasta del suo ultimo manoscritto da scrivergli per comunicarglielo, delle confidenze che lei gli ha fatto e su cui si basa gran parte della vicenda, ricostruita in seguito grazie a fonti secondarie, con uno stile sofisticato, sulle prime retorico; è la storia di una donna affamata di vita eppure troppo fragile per sopportare il peso di sogni, speranze, debolezze, una vittima della vita vissuta.
Nonostante la percezione del dolore, del senso di sconfitta aleggiante tra le pagine, l'immedesimazione non è stata piena, non abbastanza profonda da far brillare di luce propria una donna che, alla fine di tutto, è finita, per mio conto, riconsegnata alle pieghe silenziose della Storia.

4 commenti:

  1. Grazie per avermi citata...non c'è bisogno che ti dica quanto ho amato questo libro...

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    1. Infatti la tua recensione è stata determinante. Forse il periodo, forse lo stile, non saprei con certezza, ma qualcosa ha stonato e, pur avendolo apprezzato, non è scattata la scintilla.

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  2. Ciao,io li ho letti quasi come due libri separati: la vicenda di Benedicte e del suo orribile marito e quella dello scrittore. Lo scrittore l'ho odiato, Benedicte non la dimenticherò.
    Ciao da lea

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    1. Io bypasso entrambi, mi ha lasciato addosso una sensazione sgradevole che davvero non saprei come identificare.

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