lunedì 17 novembre 2014

Recensione: "Longbourn House" di Jo Baker

Vi auguro un buon inizio settimana con la recensione di Longbourn House, retelling di Orgoglio e Pregiudizio dal punto di vista del downstairs, nato dalla mente di Jo Baker e pubblicato qui in Italia da Einaudi. Ringrazio il mio caro papà che, finanziando sempre di buon grado le mie spese libresche e condividendo il mio amore per la lettura, ha deciso di regalarmelo per il compleanno. Quindi, se stai leggendo questa recensione - e so che lo farai, prima o poi, anche se il romanzo in questione non è il tuo genere ma solo perché sei il mio fan numero uno - beh, GRAZIE PAPA'! :D.
Okay, dopo i dovuti ringraziamenti pubblici e affettuosi, vi lascio alle mie impressioni, un po' meno positive di quanto mi aspettassi.
Un abbraccio, come sempre.
Cecilia



Titolo: Longbourn House
Autrice: Jo Baker
Pagine: 382
Prezzo di copertina: 18 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Einaudi

Sinossi:
Sarah è a servizio a Longbourn House da quando era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e dorme nel solaio della stalla: li, su una mensola, ha dei libri e, sotto il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. E un mondo intero quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di "Orgoglio e pregiudizio", "Longbourn House" ricostruisce con tono brioso la vita della servitù nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo. All'interno di questo affresco storico, che oltre alla campagna dell'Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoniche e i porti commerciali sull'altra sponda dell'Atlantico, Jo Baker dona pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.



Novembre è un mese un po' bizzarro. Penultimo mese dell'anno, non è pienamente in inverno ma nemmeno autunno; melanconico come me, che ci sono nata, composto da giorni d'attesa del Natale, con i suoi regali, le vacanze lunghe per gli studenti ed una buona carica in vista del nuovo anno.
E' pure un mese produttivo, ad esempio per l'industria editoriale. Novembre ospita molte manifestazioni dedicate alla letteratura e forse proprio per questo molti titoli interessanti arrivano sugli scaffali delle librerie.
In questo clima mi trovo a vivere. Trascorso un compleanno anagraficamente importante senza fasti, in maniera semplice e tranquilla, come mi è stato più congeniale, nel giro di una settimana da questa data mi sono ritrovata orfana di una delle poche serie che popolano ancora il mio personale universo televisivo, ridotto ai minimi termini sia dalla qualità pressocché scadente, nella maggior parte dei casi, delle fiction italiane sia dalla stanchezza che mi fa crollare subito dopo cena. Sto parlando di Downton Abbey, sul quale ho scribacchiato qualcosina anche qui sul blog in occasione dell'inizio della Series 5 a Settembre e che purtroppo tornerà solo a Natale con lo speciale che la concluderà.
Facendo qualche calcolo però, mi sono resa conto che non sarei stata destinata a sentire a lungo la mancanza del downstairs Downtoniano, non quando tra gli scaffali, a prendere polvere da non troppo tempo, c'era proprio il tanto osannato e già opzionato per una trasposizione cinematografica romanzo di Jo Baker, che avrebbe potuto lenire questa nostalgia e quella del mondo Austeniano nel quale non mi sono avventurata per nulla nell'ultimo anno.
L'elemento costituente il fascino di quest'opera non era tuttavia da ricercarsi fra quelli già elencati sopra, bensì nell'interessante operazione di tipo sociologico,oltre che storiografico, fatta dall'autrice; la Baker si propone infatti di dare pensieri e parole, una vita, un'anima a quelle persone che hanno costituito il cuore pulsante delle grandi tenute inglesi, ovvero il personale di servizio, che raramente è stato considerato, spesso con disprezzo, nella storia della letteratura.
Longbourn House apre dunque le porte, divenendo per una volta protagonista; le schermaglie verbali tra Darcy ed Elizabeth, i motti di spirito di Mr Bennet, le ansie derivanti da Netherfield Park vengono integrate nella narrazione eppure assumendo contorni marginali per lasciar spazio alla vita e alle ansie della servitù che ama, soffre, piange e cambia umore esattamente come le signorine Bennet e la loro isterica madre.
Nel turbare gli animi James Smith, il nuovo valletto, sta a Bingley come la governante, Mrs Hill sta alla signora Bennet con le proprie angosce.
Una delle più celebri abitazioni della letteratura, ritenuta in massima parte come una casa di frivolezze e scoppi di poveri nervi, cela pure segreti al di là di ogni immaginazione, illuminando in una luce nuova e non sempre per il meglio personaggi di cui pensavamo di conoscere ogni cosa.
Diviso in tre parti, con capitoli non troppo lunghi che cominciano con citazioni dall'originale, Longbourn House non si apre solamente ai lettori ma anche alla realtà storica del contesto in cui il capolavoro di Jane Austen è ambientato; abbiamo così riferimenti ai luddisti, alle guerre Napoleoniche ed accurate indicazioni circa il lavoro pratico che sta dietro ad una grande casa.
Pur essendo un'opera molto interessante ed ineccepibile dal punto di vista sopracitato, alcuni sviluppi circa la parte romanzesca non mi hanno del tutto convinta, facendomi un po' storcere il naso perché decisamente forzati.
Ritengo comunque che l'obiettivo prefissato sia stato raggiunto, dunque passerò parzialmente sopra a queste mie perplessità, come sempre quando si tratta di zia Jane. Non ha scritto Sense and Sensibility mica per niente, eh.

3 Stelle e mezza


Consigliato:
Tempo di lettura: 6 Giorni

Jo Baker è nata nel Lancashire e ha studiato a Oxford e Belfast. Insegna scrittura creativa all'Università di Lancaster, è autrice di altri quattro romanzi - The Mermaid's Child, The Telling, The Undertow e Offcomer - nonché sceneggiatrice. Tradotto in piú di dieci lingue, Longbourn House (Einaudi 2014) diventerà presto un film.

10 commenti:

  1. Mmm...alla fine non l'ho comprato e mi accontenterò di leggere l'ebook prima o poi.....

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    1. Sulla parte storica è ineccepibile, un po' meno su quella romanzesca; forse non è valso sino all'ultimo centesimo, ma è un buon lavoro, assolutamente.

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  2. A me è piaciuto abbastanza :) si discosta dai libri che vanno a ricalcare le opere della Austen :)

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    1. Infatti la Baker è stata molto abile nell'usare il romanzo Austeniano senza doverne cambiare molto i connotati, concentrandosi su aspetti che per la Austen sono secondari mentre qui assumono una valenza significativa. Il plauso va soprattutto a questo.

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  3. Ciao Cecilia, ho visto che sei passata dal mio blog e volevo ricambiare la visita :) Tra l'altro anche io sono una fan di zietta Jane, e non conoscevo questo romanzo, che devo dire mi ha incuriosita...me lo segno!

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  4. Ciao Cecilia! Che bello finalmente sono tornata qui, ho avuto un paio di settimane un po'impegnative (meno male che si possono programmare i post per tempo). Questo libro lo avevo adocchiato essendo una fan della Austen. Non saprei; sono ancora indecisa. Le tue perplessità mi hanno fatto riflettere e ho paura di rimanere delusa. Comunque ti farò sapere. BAci! !

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    1. Concordo, è bel vantaggio poter programmare i post :)
      Aspetto le tue impressioni, a presto!

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  5. Non avrei visto Bingley in James Smith, piuttosto, come ho scritto nella mia recensione, un Mr Darcy inteso nella sua mancata comprensione da parte di Sarah, che si vede, appunto, dapprima trascurato per un Mr Wickham (il valletto dei Bingley) spavaldo e affascinante.
    Comprendo il tuo punto di vista, ma forse, la mia esperienza nel vasto mondo dei derivati austeniani, mi ha insegnato un approccio diverso a questi e la Baker – sebbene comprenda l'astuzia di sfruttare la popolarità di O&P e JA, come di Downton Abbey – alla fine ha scritto una bella storia ricca di dettagli storici e sociali che completano la storia austeniana.
    :)

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    1. Su questo siamo più che d'accordo, tuttavia non bisogna dimenticare che, sul piano romanzesco anche se marginalmente, stiamo parlando di Orgoglio e Pregiudizio. L'accenno a Bingley sta nel fatto che rappresenta il fattore di novità che porta al cambiamento della routine del downstairs.
      Aspetto il film, comunque, potrebbe mitigare le perplessità rimaste. :)

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