mercoledì 25 novembre 2015

Recensione: "Alfredo"di Valentina D'Urbano

Titolo: Alfredo
Autrice: Valentina D'Urbano
Pagine: 236
Prezzo di copertina: 10 euro
Editore: TEA

Sinossi:
Alla Fortezza – il quartiere senza identità, con l'asfalto riarso dal sole e spaccato dal gelo, e i palazzi dall'intonaco ruvido e sbrecciato – tutti li chiamano «i gemelli». Perché da sempre Beatrice e Alfredo sono inseparabili, come fratelli appunto. O forse qualcosa di più? La loro storia, struggente e tragica, diventerà quasi una leggenda nel quartiere. Ma a narrarla finora è stata soltanto Bea, la metà più forte dei «gemelli», la ragazza cui bastava sentire l'odore di Alfredo sulla maglietta verde che lei stessa gli aveva regalato per sapere che lui ci sarebbe sempre stato. La giovane donna che ha lottato fino alla fine per sentire il rumore, inconfondibile, dei suoi passi. Questa invece è la storia della metà più debole dei «gemelli» e a raccontare l'arrivo alla Fortezza è Alfredo, in prima persona, con la sua voce, le sue fragilità, i suoi piccoli e grandi sogni così difficili da realizzare e così facili da infrangere. Fino all'incontro che gli cambierà la vita: quello con Beatrice.


Dalla torrida estate in cui, in cerca di una lettura random alternativa, avevo pescato a caso Il rumore del tuoi passi, alla Fortezza ci sono tornata più volte. In compagnia dei fratelli Smeraldo, poi di nuovo insieme ad Alfredo, la cui memoria era diventata leggenda nelle parole di tanti. Della prima scorribanda a casa di Bea e Alfredo ho ricordi confusi: un rapporto viscerale tra i due che tutti si ostinavano a considerare fratelli ma che, sotto sotto, tutti sapevano essere altro, la franchezza spietata di una protagonista antipatica come poche ma a cui, pian piano, impari a voler bene. Quella Beatrice che della musa di Dante porta solo il nome, mancando di grazia e leggiadria, impegnata a nascondere - mica tanto - una natura prepotente ed appassionata, non mi ha mai convinta del tutto; meglio Alfredo, più silenzioso, sagace sotto quell'espressione mezza assente dovuta all'indole sì ma principalmente alla droga che gli scorre nelle vene. In una serata ventosa con non molte prospettive di interesse, me lo sono immaginata seduto all'Anfiteatro, con una cicca tra le dita, a raccontare la sua versione dei fatti. E' un bravo narratore, Alfredo: sensibile ma obiettivo quanto basta, sagace con qualche ritardo eppure è, esattamente come pensavo, più affabile di Bea. Il racconto della sua vita fila via veloce quanto una sigaretta e arrivando alle ultime battute, forse perché sai già come andrà a finire oppure perché non riesci a credere possibile che tutto stia per andarsene, di nuovo, hai già un po' di nostalgia eppure rimane la piacevolezza disarmante della buona compagnia, di essere finalmente a conoscenza di entrambi i lati della medaglia. E Valentina D'Urbano, maturata nello stile e anche anagraficamente - pare abbia raggiunto i trenta ma chissene, lo sanno tutti che l'età di carta non conta nulla - dà nuovamente prova d'essere come il vino novello che, invecchiando, acquista maggiore sapore e, soprattutto, valore.



Valentina D’Urbano  scrittrice e illustratrice, vive e lavora a Roma.

6 commenti:

  1. questo è il libro che mi regalerò per natale :)

    ho visto che hai in lettura la premoli. aspetto tuoi commenti in merito sono molto curiosa! ciao e buona giornata

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    1. La Premoli assolve, non ottimamente stavolta, al suo ruolo di lettura d'evasione tra grandi nomi. Il commento approfondito nel weekend ;)

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  2. Ne ho parlato qualche giorno fa, e concordo con te.
    Un racconto necessario, per completare il quadro, e una D'Urbano sempre più brava. ;)

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    1. Adesso può riposare in pace. Si aspetta il prossimo ;) .

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  3. Ciao Cecilia!! Purtroppo "Il rumore dei tuoi passi" non mi è piaciuto moltissimo... è scritto da Dio, ma mi ha buttato un'ansia addosso pazzesca, forse troppa. Non credo che prenderò in considerazione questo libro :-(

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    1. Ciao Salvia!
      Capita, con la D'Urbano, d'essere ansiosi fino all'angoscia. Uno dei tratti peculiari della sua penna, penso.
      Alla prossima!

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