venerdì 13 novembre 2015

Recensione: "La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin" di Enrico Ianniello

Cari amici lettori, vorrei ringraziarvi per la vostra assidua presenza in questa Sala virtuale nonostante la settimana d'inattività. Purtroppo, al momento, dispongo di scarsa concentrazione da dedicare alle recensioni, finendo per leggere e basta, ragion per cui ho accumulato qualche arretrato.
Il primo in ordine cronologico, di cui mi accingo a parlarvi questa mattina, è La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello.
Buona lettura, dunque, e buon weekend.
Cecilia

Titolo: La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin
Autore: Enrico Ianniello
Pagine: 268
Prezzo di copertina: 16 euro
Prezzo ebook: 10,99 euro
Editore: Feltrinelli

Sinossi:

Sulla caviglia dello stivale Italia, là dove sta l'osso pezzillo, nasce il nostro eroe, Isidoro Sifflotin. Nella casetta di Mattinella, che sta su da trecento anni e "non crollerà mai", il prodigioso guagliunciello Isidoro affina una dote miracolosa, ricevuta non si sa come da Quirino, il padre strabico, poetico e comunista, e da Stella, la mamma pastaia. Qual è questa dote? La più semplice: Isidoro sa fischiare, e fischia in modo prodigioso. Con il suo inseparabile merlo indiano Alì dagli sbaffi gialli, e l'aiuto di una combriccola stralunata, crea una lingua nuova, con tanto di Fischiabolario, e un messaggio rivoluzionario comincia magicamente a diffondersi. Proprio quando il progetto di un'umanità felice e libera dal bisogno sta per prendere forma, succede qualcosa che mette sottosopra l'esistenza di Isidoro. "Tutto quello che cresce si separa": con addosso questo insegnamento di mamma Stella, Isidoro, ormai ragazzo, scopre Napoli e si imbatte, senza neanche rendersene davvero conto, in un altro linguaggio prodigioso e muto: quello dell'amore.


Uno dei miei più grandi difetti è d'esser spesso di fretta: questo mi porta ad essere altrettanto spesso distratta e superficiale. E' questo il caso in cui, scorto in qualche giro precedente tra gli scaffali, mi sono portata a casa il titolo vincitore del Campiello Opera Prima approfittando di una promozione vantaggiosa e del fatto che ci avevo messo su gli occhi da quando era uscito. Eppure questo Isidoro Sifflotin aveva tutte le carte in regola per essere considerato antipatico: una cover di un colore appariscente, che fa quasi male agli occhi a fissarla per più di un momento, una sinossi riguardo a realismo magico, una lingua nuova fatta di fischi creata da un autore esordiente nella scrittura ma già noto in altre vesti - quelle di attore di fiction note al grande pubblico e meno note come traduttore dal catalano di Pau Mirò, (forse qui l'ispirazione dai grandi nomi della letteratura sudamericana per questo realismo magico made in Sud).
La narrazione parte piano piano, come a scaldare i motori e, essendo l'autore un attore, mi ha fatto pensare a quei cabarettisti che aprono i propri spettacoli con dei monologhi sulla realtà politica e sociale di cui in seguito si faranno beffe con la satira propria del mestiere. Isidoro Raggiola detto PocaPanza è il figlio unico di una famiglia Rossa formata da Stella Dimare, pastaia e Quirino Raggiola, poeta strabico, operaio in fabbrica e sindacalista all'occorrenza, comunista fino al midollo. Negli anni Ottanta di Pertini, dall'unione d'amore tra i due, coppia anticonvenzionale, nasce un  bambino prodigio con un talento eccezionale, l'Urlafischio, un linguaggio tutto nuovo misto di parole e fischi, appunto, che gli consente di comunicare con gli uccelli, in primis con il merlo indiano Alì, suo mentore nell'apprendimento della pratica di questo mezzo di comunicazione unico. Così Isidoro diventa famoso, una vera star, porta in giro per i paesi dell'Irpinia limitrofi al suo il messaggio rivoluzionario appreso da papà e dalle sue lettere d'amore al mondo.
Il tempo scorre così, lento ma inesorabile, fino al 23 Novembre 1980 quando il mondo cade ed Isidoro, salvato per essersi spostato un po' più in là, vedrà sconvolta la propria vita, cominciando un peregrinaggio che lo porterà ad essere un uomo muto, segnato dalla sofferenza da quel bambino chiassoso che era. Tuttavia un talento è per sempre e la vita di Isidoro, seppur spezzata, continuerà ad essere prodigiosa; la passione per la letteratura e Renata, l'incontro con Cecòf, uomo misterioso rimasto accecato dalle meraviglie dell'Oriente di cui ha ricreato l'atmosfera in piena Napoli di cui riscopre le bellezze tramite il dono di Isidoro. Chi non ha sofferto, canticchia. Chi ha sofferto, canta! soleva ripetere papà Quirino e solo quando Isidoro riuscirà a comprendere la verità di queste parole, riuscirà a ritrovare sé stesso, rimasto per lungo tempo tra le macerie dell'Irpinia.
Un romanzo da Premio, straordinariamente denso e malinconico nonostante i toni allegri fino alla noia della prima parte, un'eccezione inaspettata, complessa da ragionarci su. Nelle pagine dei libri belli ci sta scritta la vita che non si riesce a dire;[...] E pure lui era allo stesso tempo di più e di meno della vita vera.

Risultati immagini per enrico ianniello feltrinelliEnrico Ianniello  è un attore, regista e traduttore. Ha lavorato a lungo nella compagnia di Toni Servillo. Dal catalano ha tradotto le opere di Pau Miró. Al cinema ha lavorato con Nanni Moretti, in televisione è il commissario Nappi della serie “Un passo dal cielo”. Per Feltrinelli ha pubblicato La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin (2015), il suo primo romanzo (vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2015).

2 commenti:

  1. Non lo conoscevo e probabilmente i colori scelti per la cover non mi avrebbero nemmeno attirata in libreria, senza questa recensione insomma non avrei mai letto nemmeno la sinossi. ;) Non sembra male!!

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    1. Non lo è affatto, se entri nello spirito del romanzo :)

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