Recensione: "Ruggine" di Anna Luisa Pignatelli

Titolo: Ruggine
Autrice: Anna Luisa Pignatelli
Pagine: 151
Prezzo di copertina: 16 euro
Prezzo ebook: 7,99 euro
Editore: Fazi

Sinossi:
Libro intenso, dalla lingua evocativa, "Ruggine" narra la storia di emarginazione di una donna ormai anziana in un paese di poche anime, grette e crudeli, protagoniste di vicende aspre e orizzonti senza speranza. Sullo scenario di una Toscana letteraria e allo stesso tempo autentica, gli abitanti del piccolo nucleo al centro del dramma commetteranno ogni tipo di angheria ai danni della donna, vittima suo malgrado di una vera e propria persecuzione a causa del suo passato. Il mistero di Ruggine - chiamata così per l'attaccamento a Ferro, un gatto che ora è l'unica compagnia di una vita altrimenti desolata - ruota attorno a un fatto torbido riguardante il proprio figlio, da tempo rinchiuso in una casa di cura per il suo comportamento violento. Da allora, malgrado i soprusi subiti, Ruggine è il demonio, la strega da cui guardarsi, messa al bando dalla comunità per la sua condotta illecita e punita per il suo atteggiamento schivo e fatalmente remissivo. Nonostante l'innocenza e la rassegnata accettazione di un destino avverso, la condanna sarà senza appello e a emergere sarà unicamente la grande solitudine della donna fino allo straziante, paradossale epilogo nel rovesciamento di ogni senso di pietà e di giustizia.



Parole accorate a difesa di Ruggine mi avevano folgorata, un gatto su uno sfondo minimalista e un'occasione imperdibile ha fatto il resto, dolo determinante che ha portato quella che si supponeva una storia struggente d'emarginazione provinciale condensata in poche pagine a balzare in testa nelle priorità di lettura. Supposizione infondata, artificio andato a buon segno quello della penna di Anna Luisa Pignatelli che, seppur dotata di uno stile raffinato, non riesce pienamente nell'intento di rendere partecipe chi legge della sofferenza della propria protagonista; nella provincia sempre uguale a sé stessa, poco importa che sia Toscana o altrove, il pettegolezzo alimentato ad arte da sguardi sfuggenti dietro le imposte accostate, da chiacchiere a mezza bocca piene di sottintesi, ha trasformato la vittima in carnefice. Ruggine - Gina -  vecchietta piegata dai segni della vita e da quelli della violenza, s'attacca spasmodicamente a Ferro, felino ruffiano ma libertino, come tutti gli appartenenti alla categoria, però l'affetto di un gatto né quello di un missionario senza vocazione bastano a riparare un passato turbolento intenzionato a non rimanere tale, a sfatare i pregiudizi della gente che, come i bizzarri soprannomi, sono provvisti di scadenza a lunga durata. La provincia non perdona, ogni sbaglio rimane cucito addosso e non importa null'altro; il tempo non cura le ferite, anzi, basta poco affinché si riaprano e sanguinino di nuovo, ad esempio una studentessa universitaria triste e solitaria, come cantava Cristicchi, non così emancipata da riuscire a distinguere tra luci ed ombre in una vicenda mai del tutto chiarita che apre le porte all'inevitabile.
Tagliente e implacabile, forse troppo, l'autrice chiosa in fretta lasciando un'atmosfera cupa, priva di speranza, molto simile ai drammi Verghiani senza però la giustificazione propria di questi ultimi. Niente di nuovo sotto il sole.

Commenti

  1. Eccola, la recensione che tanto aspettavo!
    Oh, mi spiace che non ti sia sentita molto coinvolta, io ancora oggi ci penso e sento quell'angoscia e quell'atmosfera cupa, la sofferenza della Gina.
    Se dovessi dargli un voto in stelline, quante gliene daresti? :)

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    1. Nonostante tutto, Gina non è riuscita a starmi simpatica. Ho abolito le stelline perché, nella maggior parte dei casi, mi stanno strette e questo è uno di quelli.

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    2. Ti capisco, infatti io non le ho mai usate :)
      Buona lettura, Cecilia!

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  2. La copertina mi ha catturato subito, sembra interessante nonostante tutto :)

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    1. Potrebbe esserlo se ami particolarmente il genere. :)

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  3. Mi ritrovo a concordare con te. Un libro con un bel potenziale che, purtroppo, non è riuscito ad andare del tutto a segno, nonostante una scrittura tagliente come una lama.

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