martedì 19 luglio 2016

Recensione Doppia: "Non è stagione" e "Era di Maggio" di Antonio Manzini

Oggi nuovamente ospite sul blog Rocco Schiavone con ben due indagini collegate fra loro: Non è stagione e Era di Maggio.

Titolo: Non è stagione
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 317
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
C'è un'azione parallela, in questa inchiesta del vicequestore Rocco Schiavone, che affianca la storia principale. È perché il passato dell'ispido poliziotto è segnato da una zona oscura e si ripresenta a ogni richiamo. Come un debito non riscattato. Come una ferita condannata a riaprirsi. E anche quando un'indagine che lo accora gli fa sentire il palpito di una vita salvata, da quel fondo mai scandagliato c'è uno spettro che spunta a ricordargli che a Rocco Schiavone la vita non può sorridere. I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l'area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell'umor nero, un'ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Titolo: Era di maggio
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 381
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
"Mettilo agli atti, Italo. In una notte di maggio, alle ore una e dieci, al vicequestore Rocco Schiavone piomba addosso una rottura di decimo grado!". Gli agenti del commissariato di Aosta, che stanno imparando a convivere con la scorza spinosa che ricopre il suo cuore ferito, scherzano con la classifica delle rotture del loro capo, in cima alla quale c'è sempre il caso su cui sta indagando. Ma Rocco è prostrato per davvero. Una donna è morta al posto suo, la fidanzata di un amico di Roma, "seccata" da qualcuno che voleva colpire lui. E quando esce dalla depressione si butta sulle tracce di quell'assassino tra Roma ed Aosta, scavando dolorosamente nel proprio passato, alla ricerca del motivo della vendetta, un viaggio nel tempo che è come una ferita che si apre su una piaga che non ha ancora smesso di sanguinare. Però le rotture sono solo cominciate: un altro cadavere archiviato all'inizio come infarto. Un altro viaggio che si inoltra stavolta nel presente dorato della città degli insospettabili. In questo quarto romanzo, prosegue la serie dei polizieschi scabri, realistici e immersi nell'amara ironia di Rocco Schiavone. Ma in realtà, attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell'Italia d'oggi.


La cara, vecchia, lungimirante saggezza popolare afferma che gli amici si vedono nel momento del bisogno. Per quanto mi riguarda, questo detto vale il doppio, sia per quelli di carta che per quelli in carne e ossa; sono fortunata, dunque. Rocco Schiavone staziona abitualmente sullo scaffale virtuale e di compensato, divenuto un amico fidato nonostante la recente conoscenza; è dotato di quel raro fascino che, sebbene come persona reale non gli permetterebbe, per vari motivi, d'essere annoverato tra le mie frequentazioni abituali, nell'universo Manziniano costellato di piccolo borghi centro-settentrionali italiani - Aosta in primis - me lo rende caro. Perché il vicequestore più indisciplinato, politicamente scorretto e apparentemente casanova della narrativa contemporanea nasconde anche delle invidiabili qualità: è leale - similmente all'adorabile Lupa - insospettabilmente nostalgico ma soprattutto di buon cuore nonché ottimo osservatore.
Ogni talento però, si sa, può produrre frutti in un senso o nell'altro e, nel caso specifico, può rendere sottile il confine tra crimine e diritto positivo; così, proprio quando Manzini rilancia costruendo un caso dalla dinamica talmente complessa da necessitare, per giungere a conclusione, di ben due romanzi, con rapimenti, infiltrazioni mafiose, appostamenti a tarda notte in compagnia di colleghi amici, delle solite Clerks e dell'inseparabile loden, Rocco si mostra un personaggio ben strutturato, sfidando chi legge ad indagare i dilemmi irrisolti di una personalità variamente sfaccettata, scavando in un passato che non vuole saperne di rimanere morto e sepolto. 
Risposte, alcune almeno, arriveranno in pari misura a nuovi interrogativi cui cercar soluzione, dando vita a due capitoli speculari perfetti tra i più riusciti da una delle serie gialle più appassionanti degli ultimi tempi.
E' tipico dei vecchi condannare i più giovani. Ma è solo invidia delle cose perdute per sempre.

5 commenti:

  1. Ed io sono sempre in attesa che mi arrivi il primo.
    Così mi cresce solo la curiosità è l'attesa non è per nulla piacevole!

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  2. Per me Manzini è stata la scoperta più bella del 2016. Per temperamento e modo di fare, anche nella realtà, vorrei Rocco come amico, ma mi accontento del personaggio letterario del quale, in modo non molto letterario, mi sono effettivamente innamorata. Attendo con impazienza la trasposizione televisiva della quale non mi perderò una puntata.
    Sempre tanta invidia per la tua prosa ammaliante.
    Ciao da Lea

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    1. Ci troviamo nuovamente d'accordo Lea, ma lo sapevi già. Rocco for president! ;)

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  3. Ohhh anche tu travolta e ammaliata da Rocco Schiavone!! Bene sono contenta, scopro sempre nuove affinità :-) bacione

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