lunedì 7 settembre 2015

Recensione: "L'eredità" di Louisa May Alcott

Titolo: L'eredità (The Inheritance)
Autrice: Louisa May Alcott
Pagine: 140
Prezzo di copertina: 12 euro
Editore: Jo March

Sinossi:
Protagonista del romanzo è Edith Adelon, una povera orfana di origini italiane, accolta e allevata dalla nobile famiglia inglese degli Hamilton, presso i quali diviene istitutrice e poi compagna della giovane Lady Amy. Una lunga lettera svelerà alla ragazza l'inverosimile mistero della sua nascita. Scritto sotto l'influenza dei romanzi gotici in voga al tempo, ancora acerbo nello stile eppure originale nella stesura, "L'eredità" è, dunque, il primo esperimento letterario di colei che diventerà la celebre autrice di "Piccole donne".





Uno dei piccoli piaceri della vita da lettrice è aspettare la posta al mattino, specie se auspichi l'arrivo di un plico tanto agognato; così stai lì, affinando l'udito al rombo del motore del postino. E che bello è sentire il cigolio della cassetta che si chiude o, talvolta, il suono del citofono per poter porre fine alla sfibrante attesa ché non ci speravi quasi più. Subito la frenesia di conoscere il contenuto del libriccino dentro la busta gialla e finisce che lo divori in un weekend.
Questi, più o meno, i retroscena che hanno condotto nelle mie mani L'eredità, altra nuova chicca letteraria targata Jo March, relativamente una novità anche nel panorama editoriale vista la recente scoperta negli archivi dell'Università di Harvard da parte di due filologi Alcottiani.
In questo esordio somigliante più ad una novella piuttosto che ad un romanzo, la diciassettenne scrittrice di Concord narra la vicenda di Edith Adelon, orfana priva di mezzi ma di nobili natali adottata dalla famiglia di un facoltoso Lord inglese. "Colei che cerca la felicità" - dall'etimologia del nome proprio -  sembra essere portata a condividere il destino di sventura delle omonime - ogni riferimento a Downton Abbey NON è puramente casuale -, abbracciando la condizione di sottoposta indigente seppur dotata di sani principi e vasta cultura, finché un'eredità appunto non giungerà propizia a rimescolare le carte in tavola. Il tono della vicenda è patetico sulla falsariga dei romanzi Gotici in voga all'epoca di cui l'Autrice pareva lettrice assidua; tale circostanza potrebbe ispirare un parallelismo tra la suddetta protagonista ed Emily St. Aubert, di Radcliffiana memoria, oppure ricordare Catherine Morland, alter ego parodica di quest'ultima, che a diciassette anni s'avviava a diventare un'eroina.
Traduzione e cura di qualità, nonostante qualche errore di stampa, incentivate da un'introduzione ricca di riferimenti ed analisi psicologica sia dell'opera che di chi l'ha messa su carta; ciò la rende senz'altro diversa, migliore, rispetto al frequente sfoggio di erudizione, tecnicismi e voli pindarici spesso incomprensibili che si ritrovano nel campo, poiché quest'introduzione, anche se letta successivamente,  fornisce una chiave di lettura originale benché presenti un paragone con la più famosa eroina della Alcott quale Jo March, ispiratrice di migliaia di lettori, scrittori e sognatori come probabilmente le fondatrici della casa editrice omonima, responsabile della pubblicazione italiana, che si occupa di recuperare tasselli di letteratura sommersa da lasciare a noi ed ai posteri finché le nostre mani vuote, vuote non saranno più.




Louisa May Alcott (1832-1888), una delle più importanti autrici americane di sempre, era figlia del trascendentalista Amos Bronson. Dedicò tutta la vita alla sua famiglia, che ricordò attraverso i personaggi della famiglia March in "Piccole Donne", primo libro della nota saga che appassionò lettori di tutto il mondo, garantendole fama e ricchezza. Sotto pseudonimo, scrisse romanzi e racconti di ambientazione gotica e genere sensazionalistico.

6 commenti:

  1. Sarebbe davvero interessante leggere il primo lavoro della Alcott, scritto prima di Piccole donne e la tua opinione lo conferma!
    Un abbraccio ^^

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  2. Mi ispira molto! Sicuramente prima o poi lo leggerò!

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  3. Anche io, come le fondatrici della Jo March, sono un'appassionata di letteratura inglese del 1800 e, avendo studiato lingue, ho centinaia di libri in inglese dei maggiori scrittori di quel periodo. Ogni volta che scopro un capolavoro, il desiderio è quello di condividerlo con mia madre, come me grande lettrice, e sono molto felice del lavoro di riscoperta svolto da queste ragazze. Bellissime edizioni e tanta passione che traspare in ogni loro uscita. Ho letto 'L'eredità' direttamente in italiano e, seppur non un capolavoro per via delle tante ingenuità stilistiche (e non solo) della giovanissima Alcott, resta il fatto che i classici sono sempre i classici... Il libro è gradevole, a tratti poetico e sicuramente molto rasserenante, a me ha infatti lasciato un gran senso di pace. Ne consiglio quindi la lettura a tutte coloro che amano l'epoca vittoriana. Elisabetta

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