mercoledì 4 maggio 2016

Recensione: "Aspettando Bojangles" di Olivier Bourdeaut

Ringrazio l'Ufficio stampa Neri Pozza per l'inatteso ma gradito omaggio.
Buona lettura.
Cecilia

Titolo: Aspettando Bojangles
Autore: Olivier Bourdeaut
Pagine; 141
Prezzo di copertina: 15 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Neri Pozza

Sinossi:
Immaginate di essere un bambino e di avere un padre che non chiama mai vostra madre con lo stesso nome. Immaginate poi che a vostra madre quest’abitudine non dispiaccia affatto, poiché tutte le mattine, in cucina, tiene lo sguardo fisso e allegro su vostro padre, col naso dentro la tazza di latte oppure col mento tra le mani, in attesa del verdetto; e poi, felice, si volta verso lo specchio salutando la nuova Renée, o la nuova Joséphine, o la nuova Marylou... Se immaginate tutto questo, potete mettere piede nel fantastico universo familiare descritto dal bambino in queste pagine. Un universo in cui a reggere le sorti di tutto e tutti è Renée, Joséphine, Marylou… la madre. Di lei, suo marito dice che dà del tu alle stelle, ma in realtà dà del voi a tutti, a suo marito, al bambino e alla damigella di Numidia che vive nel loro appartamento, un grosso uccello strambo ed elegante che passeggia oscillando il lungo collo nero, le piume bianche e gli occhi di un rosso violento. Renée, Joséphine, Marylou, o anche, ogni 15 febbraio, Georgette, ama ballare con suo marito sempre e ovunque, di giorno e di notte, da soli e in compagnia degli amici, al suono soprattutto di Mister Bojangles di Nina Simone, una canzone gaia e triste allo stesso tempo. Per il resto del tempo si entusiasma e si estasia per ogni cosa, trovando incredibilmente divertente l’andare avanti del mondo. E non tratta il suo piccolo né da adulto né da bambino, ma come un personaggio da romanzo. Un romanzo che lei ama molto e nel quale s’immerge in ogni momento. Di una sola cosa non vuole sentire parlare: delle tristezze e degli inganni della vita; perciò ripete come un mantra ai suoi: «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sapete mentire così bene». La realtà, però, è a volte molto banale e triste, così scioccamente triste che occorre più di una prodigiosa arte del mentire per continuare a gioire del mondo.


Le cose belle arrivano quando meno te le aspetti. Una volta su due il proverbio ha ragione, perché mica lo stavo aspettando, Bojangles; è arrivato a sorpresa durante un giorno freddo affatto primaverile ed io, seppur presa alla sprovvista, ho trovato del tempo da dedicargli. Davanti ad una tazza di tè caldo ed una fetta di tiramisù alle fragole, ho lasciato che Olivier Bourdeat mi raccontasse la sua storia vera con alcune menzogne a dritto e a rovescio perché, dicono, quando la realtà è banale e triste sarebbe un peccato se i bugiardi credibili non inventassero una bella storia per vivacizzarla un po'. Di vivace, nell'esordio letterario più acclamato della stagione letteraria francese, c'è molto: lo sguardo vispo del bambino in copertina insieme ad una variopinta gru somigliante a Damigella di Numidia, i primi capitoli astrusi e chiassosi, ad alto tasso alcolico come le spumeggianti feste di Gatsby, ed un uomo e una donna folli innamorati o innamorati folli raccontati tramite gli occhi dell'unico frutto di quell'amore, ma non solo; ci sono i primi guizzi sentimentali narrati con tenerezza in romanzi senza capo né coda, dove uno sbruffone ed una sognatrice si incontrano ad un ballo dando inizio ad una fiaba. Un cenerentolo divenuto principe azzurro, presunto discendente del conte Dracula ed amante di Josephine Baker, corona il proprio sogno d'amore con una principessa svampita dal nome ogni giorno differente tranne che per Santa Georgette, il 15 Febbraio, la festa dei non innamorati che si amano da pazzi.
I toni fiabeschi, tuttavia. sono destinati a stemperarsi presto nella melanconia di ricordi andati in fumo insieme ad ogni parvenza di normalità. Il conto da pagare infine arriva, salato, cogliendo impreparati coloro che hanno gustato solo il nettare della vita. Un coup de theatre, dunque, sembra l'unica soluzione per chi non può più decidere dei propri sentimenti, si parte portando con sé i residui di gin tonic e la voce calda, profonda, di Nina Simone a far da colonna sonora a giorni e notti cristallizzati, nell'incanto di un ballo senza fine dentro un castello spagnolo all'ombra dei mandorli in fiore. Si chiude così una vicenda dolceamara, toccante, così clamorosamente incredibile da poter essere autentica; in fondo, sono le grandi gesta quelle che si fanno ricordare più a lungo.

12 commenti:

  1. Arrivato anche a me, e non vedo l'ora di leggerlo!

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  2. Lo leggo! come scrivi bene tu....
    Lea

    P.S. Tiramisù alle fragole? Lo reputo necessario per affrontare con animo sereno una lettura. ;-)

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    1. Grazie Lea, sempre carinissima. Sì, il tiramisù è d'obbligo nelle giornate tristi e piovose ;)

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  3. Non conoscevo questo libro, ma non ti nascondo che mi ha colpito molto la trama e la tua recensione :) Andrò a cercarlo!

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    1. Grazie Peperosa. Non ti nascondo d'esser stata nella tua stessa situazione finché non ha suonato il corriere. Poi, è stato amore quindi buona fortuna!

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  4. Avevo visto la copertina sulle anteprime fb di Neri Pozza e mi aveva incuriosito: ora sono ancora più curiosa di leggerlo!
    Ciao da Stefi

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    1. Farete una recensione doppia con Lea? In ogni caso, passerò a leggervi. Ciao!

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  5. Oh, ma quanto è dolcemente triste? Domani sarà sul blog, nel frattempo non riesco a dimenticarmi questa bislacca famiglia e il suo destino.

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    1. Questo libro e tutto ciò che contiene è... magico!
      Domani, ovviamente, passo da te ;)

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