lunedì 30 maggio 2016

Recensione: "Fuga dal campo 14" di Blaine Harden

Titolo: Fuga dal Campo 14
Autore: Blaine Harden
Pagine: 290
Prezzo di copertina:16,90 euro
Prezzo ebook: 4,99 euro
Editore: Codice

Sinossi:
Shin Dong-hyuk è l'unico uomo nato in un campo di prigionia della Corea del Nord ad essere riuscito a scappare. La sua fuga e il libro che la racconta sono diventati un caso internazionale, che ha convinto le Nazioni Unite a costituire una commissione d'indagine sui campi di prigionia nordcoreani. Il Campo 14 è grande quanto Los Angeles, ed è visibile su Google Maps: eppure resta invisibile agli occhi del mondo. Il crimine che Shin ha commesso è avere uno zio che negli anni cinquanta fuggì in Corea del Sud; nasce quindi nel 1982 dietro il filo spinato del campo, dove la sua famiglia è stata rinchiusa da decenni. Non sa che esiste il mondo esterno, ed è a tutti gli effetti uno schiavo. Solo a ventitré anni riuscirà a fuggire, grazie all'aiuto di un compagno che tenterà la fuga con lui, e ad arrivare a piedi e con vestiti di fortuna in Cina, e da lì in America. Questa è la sua storia.



Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un articolo sulle persecuzioni religiose in vari Paesi del mondo; l'articolo si soffermava maggiormente sulle situazioni drammatiche vissute dai cristiani, evidenziando le scarse tutele di diritti civili e della dignità umana in terre governate da regimi totalitari quale, fra tutti, la Corea del Nord. Al termine della lettura, mi sono fermata a constatare quanto l'Occidente ed il mondo in genere poco sappia di ciò che accade in Corea del Nord, o meglio, di quanto l'opinione pubblica poco sappia della Corea del Nord, poiché intelligence a livello globale monitorano la situazione mediante i propri mezzi, senza però intervenire. I poteri forti sono anche a conoscenza, secondo Harden autore di questo testo, dell'esistenza di veri e propri campi di concentramento nordcoreani, assimilabili per condizioni di vita e struttura a quelli nazisti e ai gulag siberiani. 
Il campo 14 è forse il più duro e Shin è l'unico, in oltre settant'anni, ad essere riuscito ad evaderne. Nato nel campo da un "matrimonio premio", un'unione meramente finalizzata alla riproduzione di manodopera schiavizzata che, tuttavia, ha comportato un "leggero" miglioramento delle condizioni dei due individui costretti a far ciò, Shin aveva come unico obiettivo nella vita la garanzia di sopravvivenza a breve termine; nessun valore, nessun sentimento, niente che non avesse a che fare con la soddisfazione degli istinti primari aveva mai sfiorato la sua mente prima dell'evasione e del trasferimento negli Stati Uniti, dove è arrivato in seguito all'impegno di un' ONG con cui aveva avuto contatti dopo esser riuscito ad attraversare la Cina e fermarsi per un breve periodo in Corea del Sud. 
La dinastia Kim, al potere in Corea del Nord, con una politica di depistaggi e oscurantismo ed isolamento, sbandierando il possesso di un armamento nucleare notevole, cerca da sempre di mantenere il potere su un popolo stremato da carestia e crisi economica. Tutto ciò è riportato proprio in Fuga dal campo 14, ibrido tra reportage, saggio e biografia la cui scheda veniva riportata a margine dell'articolo di cui sopra; segnalato come offerta del giorno dal Kindle, ormai sempre più compagno inseparabile, è stato un interessante spunto di riflessione circa l'assordante, omertoso, spaventoso silenzio sul destino di un popolo, come altri, a cui non viene dato spazio dai mass media. 
Roba degna della migliore tradizione distopica ed ucronica è invece realtà tangibile per migliaia di persone di cui nessuno si occupa, situazione inconcepibile nell'epoca delle comunicazioni di massa, delle battaglie per i diritti civili laddove esistono invece intere popolazioni sprovviste dei diritti fondamentali, in balia di un uomo solo, di dubbia sanità mentale, al comando.
In America gli studenti delle scuole superiori discutono sul perché Franklin D. Rooselvelt non abbia bombardato le linee ferroviarie che portavano ai campi di concentramento dei nazisti.[...] I loro figli potrebbero chiedere, più o meno tra una generazione, perché l'occidente sia rimasto a guardare le ben più esplicite immagini satellitari dei campi di Kim Jong Il. Senza far nulla.
Svegliatevi, svegliamoci.

6 commenti:

  1. Letto. Che dire... una bella "botta", anche se io continuo a chiedermi dove finisce la realtà e inizia la fantasia.
    Hai letto questo articolo?
    http://www.statopotenza.eu/14682/fuga-dal-campo-14-unaccozzaglia-di-bugie-dallinizio-alla-fine

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    1. Grazie Silvia, questo mi era sfuggito. Il contraddittorio ci sarà sempre, come quelli, ad esempio, che continuano a negare la Shoah. La verità "vera" non la sapremo mai, ma dubito si tratti in toto di una montatura ad arte e tutto ciò mi lascia terribilmente triste, di fronte all'ennesima constatazione di ingiustizia nel mondo. Non bisogna poi andare troppo lontano, nel tempo e nello spazio, per accorgersi che, in fondo, le cose non cambiano mai.

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    2. Quel post che ti ho linkato non mi ha fatto dubitare che le cose scritte nel libro non siano vere. Magari alcune sono state esagerate, però io fondamentalmente ci credo. Quello di cui dubito è che sia stato scritto tramite le interviste di un esule nord coreano, e temo che per gli americani non rappresenti solo un testo di denuncia.
      Cmq è solo un pensiero, la verità, come dici tu, non è facile saperla.

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    3. L'unica cosa da fare è prestare maggior attenzione al tema, fare del nostro meglio, secondo le nostre possibilità, per cercare di migliorare le situazioni di disagio. Grazie per essere passata :)

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  2. Ciao Cecilia! Non lo conosco questo romanzo, ma sembra davvero profondo. Dunque lo inserisco in wishlist: magari potrebbe piacermi ;)

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    1. Non è un romanzo: come scrivevo sopra, è un ibrido di diversi generi. E' comunque molto utile per allargare gli orizzonti in temi d'attualità, quindi non te lo sconsiglio :)

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