giovedì 18 dicembre 2014

Recensione: "Kill All Enemies" di Melvin Burgess

Titolo: Kill All Enemies
Autore: Melvin Burgess
Pagine: 280
Collana: Chrysalide
Prezzo di copertina: 16 euro
Editore: Mondadori

Sinossi:

Cosa succede se non hai altro se non la tua rabbia a cui attaccarti per sopravvivere? E se il mondo che ti è intorno sembra frantumarsi a ogni passo? Billie sa di non avere più possibilità. Non può più farsi trovare in una rissa, a picchiare chiunque la provochi. Verrebbe cacciata dall'ennesima famiglia affidataria e dall'ennesima scuola. Invece ci ricasca. Chris da quattro anni si rifiuta sistematicamente di studiare, eppure è intelligente e sveglio. I professori non lo sopportano più e all'ennesima provocazione lo sbattono fuori. Rob è considerato un violento, ma in realtà è il più indifeso di tutti, e sembra impossibile che riesca a uscire dall'ennesimo guaio in cui si è cacciato. Tutti, là fuori, saprebbero raccontare la loro storia, infarcendola di bugie, però Billie, Chris e Rob non l'hanno mai veramente raccontata a nessuno. Ma la musica migliore viene quando sei costretto a improvvisare, e allora la rabbia diventa uno strumento da suonare, perché la cosa più difficile, a volte, è farsi ascoltare. Bruciante, crudele e diretto come un pugno in faccia o il primo amore...



Kill all enemies. Uccidi tutti i nemici. Un titolo forte, diretto, crudo, come l'immagine che danno di sé Billie, Chris e Rob.
Il dolore dell'abbandono da combattere a botte, il non voler adeguarsi al modello del figlio perfetto, un po' perché non va, un po' perché non si può, il cibo a compensare l'inadeguatezza sepolta sotto strati di grasso coperti da una maglietta dei Metallica unica reliquia dell'amore materno, unica ragione di vita per un gigante buono. Questi sono loro, i protagonisti, le loro vite segnate da ferite ancora aperte.
Si raccontano, ti parlano apertamente, sinceramente; come ad un amico confidano tutto senza vergogna, senza aspettarsi nulla in cambio. Bisogna solo ascoltarli, leggerli, senza giudicare.
Pian piano questi duri dalle anime fragili arrivano a scontrarsi, incontrandosi. Gli incontri - scontri sono quelli che fanno più bene: irritano, incuriosiscono, consolano aiutando a scoprirsi meno soli, meno fragili, meno inutili.
Le storie di Billie, Chris e Rob sono le storie di tutti; Melvin Burgess le narra con uno stile asciutto e realistico che, a volte, fa quasi male. Quando succede, basta dare un'occhiata alla copertina: raffigura un ragazzo di profilo. dall'aria seccata, arrabbiata; eppure sul suo collo si posano delle farfalle, sta germogliando qualcosa, un seme caduto sulla terra buona sta dando frutto. Perché, in fondo al tunnel, dopo il buio della disperazione, c'è la luce dell'amore, sempre.

3 Stelle

Consigliato:
Tempo di lettura: 3 Giorni




Melvin Burgess è nato nel Sussex nel 1954. Era un bambino con la testa fra le nuvole, per questo non riusciva a concentrarsi a scuola. Ma c'è stato un solo corso che ha seguito con entusiasmo: quello di giornalismo. Da allora ha deciso che non voleva far altro che scrivere, ma ha dovuto cimentarsi in lavori di tutti i tipi prima di veder pubblicato il suo primo libro. È considerato uno dei migliori scrittori contemporanei per adolescenti, acuto interprete del disagio sociale e psicologico dei giovanissimi. I suoi romanzi per ragazzi - ne ha scritti una ventina - sono stati tradotti in tutto il mondo. Nel 1997 ha vinto la Carnegie Medal e il Guardian Fiction Award. 

4 commenti:

  1. Ce l'ho in libreria da quand'è uscito: tempo di rispolverarlo!

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    1. Io lo volevo da quando è uscito, la cover per una volta era una sirena buona. Adesso è arrivato il suo momento e sono felice sia così; leggerò sicuramente altro di Burgess :)

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  2. Avevo adocchiato questo libro e mi era sembrato molto interessante. Grazie per averlo riportato alla memoria, credo che lo leggerò ^.^

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