sabato 25 giugno 2016

Recensione: "La costola di Adamo" di Antonio Manzini

Titolo: La costola di Adamo
Autore: Antonio Manzini
Pagine: 284
Prezzo di copertina: 14 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Sellerio

Sinossi:
"Il vicequestore sorrise nel pensare alla somiglianza che sentiva tra lui e quel cane da punta". Rocco Schiavone ha la mania di paragonare a un animale ciascuna delle fisionomie umane che gli si para davanti. Ma più che il setter che gli suscita quell'accostamento, lui stesso fa venire in mente uno spinone, ispido, arruffato e rustico com'è: pur sempre, però, sottomesso all'istinto della caccia. È uno sbirro manesco e tutt'altro che immacolato, romano di conio trasteverino, con una piaga di dolore e di colpa che non può guarire. Ad Aosta, dove l'hanno trasferito d'ufficio, preferirebbe tenere le sue Clarks al riparo dall'acqua e godersi i suoi amorazzi, che non imbarcarsi in un'altra inchiesta piena di neve. Una donna, una moglie che si avvicinava all'autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell'oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l'ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali. Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia.


Mi capita sempre più raramente di affezionarmi ad un personaggio seriale, sia perché le saghe ed io abbiamo sviluppato un rapporto altalenante di amore/odio, sia per altri motivi che non sto qui ad elencare. Quando succede, tuttavia, sono contenta e talvolta talmente entusiasta da voler leggere tutti i volumi seguenti al primo in un baleno; pessimo proposito, data l'attesa spasmodica successiva, così ormai ho imparato a non formularlo nemmeno più. Ma Rocco Schiavone, appena conosciuto e subito trovato simpatico nonostante tutto, non potevo mollarlo fino a data da destinarsi, non aveva ancora finito, lui, sebbene la Pista Nera fosse stata abbastanza rapida nel portarci a valle; così, facendo un'eccezione, non solo non l'ho lasciato al freddo di Aosta e dei rimpianti, ma ho raddoppiato dando un'occhiata a La costola di Adamo che, purtroppo, non mi ha impressionata più di tanto. 
La settimana del vicequestore oriundo trasteverino migrato al Nord per punizione, inizia con un apparente furto, che si rivela essere qualcosa di più macabro. 
Il giallo, questa volta, sembra far da cornice allo scandagliamento della vita privata della creatura di Manzini, vero fulcro del romanzo che occupa quasi tutta la scena. 
Un passato che non vuole saperne di chiudere i conti, un salto a Roma per cercare di tirare le somme definitivamente senza riuscirci; più malinconia e meno brio in una vicenda dove le donne, vive e morte, sono protagoniste assolute, oscurando parzialmente la stella brillante e scarsamente politically correct del commissario maggiormente sui generis d'Italia.

2 commenti:

  1. Lo salto? Passo al libro successivo?
    Un saluto da Lea

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    Risposte
    1. Se ti interessa un approfondimento su Rocco, un'occhiata potresti dargliela, se invece ti interessa di più il giallo allora faresti meglio a dare priorità al prossimo. :)

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