lunedì 27 giugno 2016

Recensione: "Sembrava una felicità" di Jenny Offill

Titolo: Sembrava una felicità
Autrice: Jenny Offill
Pagine: 162
Prezzo di copertina: 16 euro
Prezzo ebook:7,99 euro
Editore: NN editore

Sinossi:
Il ritratto di una donna, ma soprattutto una riflessione sui misteri della coppia, dell'intimità, della fiducia e dell'amore. L'eroina della Offill è una giovane scrittrice che vorrebbe diventare un mostro di scrittura. È una donna che non si vuole sposare e che invece s'innamora e si sposa e ha una figlia. Col tempo vede le proprie ambizioni andare in stallo, la maternità trasformarsi in una nuova forma di solitudine e il matrimonio vacillare per un tradimento. Nella sua ostinata ricerca della felicità deve affrontare lo smarrimento, la rabbia, la gelosia e i cambiamenti, per ritrovare quello che è stato perso, cosa è rimasto e che cosa desidera adesso. Una vita come tante, all'apparenza, raccontata con un linguaggio che brilla di arguzia e feroce ironia, in un romanzo che in certi momenti sembra un diario, in altri un mémoire, in altri ancora un flusso di coscienza inarrestabile. Intercalando sapientemente citazioni di Orazio, Socrate, Coleridge e Berryman, nozioni di scienza e pillole di filosofia, questa storia d'amore venata di suspense ha la velocità di un treno che sfreccia nella notte.


*(NdR: I paragrafi sono staccati come esemplificazione dello stile dell'autrice).

Pare che la lettura richieda al sistema nervoso uno sforzo enorme. Una rivista di psichiatria scriveva che le tribù africane avevano bisogno di più ore di sonno da quando avevano imparato a leggere. I francesi avevano accolto queste teorie e, durante la Seconda Guerra Mondiale riservavano le razioni più abbondanti a chi doveva affrontare fatiche fisiche estenuanti e a chi svolgeva attività che contemplavano la lettura e la scrittura.
E' scientificamente provato, dunque, che leggere sia impegnativo. Lo è ancor di più quando bisogna prestare attenzione al significato intrinseco del testo che si ha davanti agli occhi, perché la narrazione assomiglia al gioco enigmistico nel quale è necessario unire correttamente i vari punti numerati per ottenere un'immagine completa. Lo stile di Jenny Offill è così, è necessario seguire il file rouge, districandosi tra l'aneddotica varia per trovare un senso quantomeno logico. La linea invisibile unisce brevi capitoli dai paragrafi spezzati tramite intermezzi di citazioni, riflessioni, speranze, introspezione a tratteggiare la figura di una donna.

Personalità dalle mille sfaccettature, la protagonista dimostra come la contraddizione sia parte dell'essenza di ciascun individuo. L'aspirante mostro di scrittura, amica di filosofi, tutta carriera e nient'altro, d'improvviso si innamora e, rinnegando i giuramenti fatti a sé stessa, si sposa mettendo al mondo una figlia. Potrebbe sentirsi appagata eppure l'ambizione è un vestito scomodo da smettere; mentre scorre il diario della quotidianità, gli anni passano e quella che sembrava una felicità non appare più una rappresentazione molto verosimile.

Se qualcuno ti chiede di ricordare uno dei momenti più belli della tua vita, è importante considerare non solo la domanda ma anche chi te la pone. Domanda difficile, insinuatesi inevitabilmente tra i pensieri; inaspettatamente, quando tutto va a rotoli, la salvezza si trova nelle piccole cose.

Da piccoli non si sa il nome delle cose.

Un romanzo breve messo su carta con una tecnica di scrittura bizzarra, da metabolizzare nel tempo. Un tutto e un niente, Sembrava una felicità, dipende dalla prospettiva. Un nì, diverso dalle aspettative però, in qualche modo, egualmente piacevole e scorrevole perché dotato di un suo certo fascino.

Fughe di idee?

Discorsi forzati?

Progetti grandiosi?

Nah.

6 commenti:

  1. No, uno sforzo che al momento non mi sento di fare, anche se di sicuro la tua recensione mi ha incuriosita. Proverò a dare una sbirciatina in libreria. ;-)
    un saluto e un buon lunedì da lea

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  2. Ciao Ceci, complimenti per questa "faticosa" lettura, mi incuriosisce certo, ma non in estate!
    Ho notato che stai leggendo il terzo di Haruf...Ho da poco finito Benedizione e mi è piaciuto molto, tu che ne pensi della trilogia completa? Devo recuperare le tue recensioni!

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    1. Canto della Pianura non so bene che numero sia: scritto per primo ma tradotto per secondo e letto in quest'ordine, dunque. Benedizione l'ho amato moltissimo, è in lizza per la Top Ten annuale. Su Plainsong non mi esprimo ancora, sono ai primi capitoli, mentre Crepuscolo mi attenderà ancora per un po', ché il tempo al momento è poco.

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  3. Ciao Cecilia, ti ho scoperto ora...come ha fatto a sfuggirmi il tuo blog?
    La tua è la terza recensione che leggo che mi porta a desiderare ardentemente questo romanzo!
    Purtroppo ora sono in stop shopping di libri per un bel pezzo, ma appena potrò lo comprerò e spero potrà piacermi perché le mie aspettative sono altissime :)

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    1. Ciao Alessia, benvenuta!
      Per me è stato questo libro è stato un nì, dettato da tanti fattori ma qualcosa è rimasto. Prossimamente darò un'occhiata all'altro libro, uscito di recente, della Offill, Le cose che restano. Buona lettura!

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