lunedì 6 ottobre 2014

Recensione: "La musica è pericolosa" di Nicola Piovani

Cari readers buongiorno!
Apriamo questa nuova settimana con la recensione del libro che mi ha tenuta impegnata nelle ultime due settimane: La musica è pericolosa di Nicola Piovani. Lo è davvero se riesce ad avvincerti per così tanto tempo ma penso che agli appassionati, anche a quelli di cinema Felliniano, piacerà abbastanza; lo troveranno nelle loro corde :)
Una premessa, al solito: non troverete un voto, essendo il libro in questione un'autobiografia.
Un abbraccio!
Cecilia

Titolo: La musica è pericolosa
Autore: Nicola Piovani
Pagine: 194
Prezzo di copertina: 17 euro
Prezzo ebook: 9,99 euro
Editore: Rizzoli

Sinossi:
Quella di Nicola Piovani è una vita nel segno della musica, e degli incontri che la musica ha reso possibili: con Ennio Morricone, Manos Hadjidakis; con il pubblico che lo ha ascoltato dal vivo negli auditorium, nei teatri, con i registi come Federico Fellini e Mario Monicelli. Ma se "la musica è pericolosa", come diceva Fellini, è un pericolo che vale la pena correre perché regala inaspettati scampoli di divinità. In queste pagine, Nicola Piovani ricorda com'è cambiata la sua vita con l'arrivo in casa della rivoluzionaria Lesaphon Perla, la fonovaligia acquistata per le feste da ballo di suo fratello. Racconta come sono nate molte delle sue musiche, come "La banda del pinzimonio" composta per Roberto Benigni, la combinazione mi-fa-sol di "Il bombarolo" scritta per Fabrizio De André o la canzone "Quanto t'ho amato", scritta con l'amato amico Vincenzo Cerami. Ma racconta anche gli scherzi goliardici che si concedeva con Gigi Magni, come quello di approntare un testo provvisorio per la metrica di una nuova lirica di "I sette re di Roma" usando il turpiloquio al posto dei numeri. Prende forma così una "vita cantabile" dove la musica diventa un pretesto per parlare della vita, e dove la vita si lascia agganciare proprio in quei momenti in cui un'aria, una combinazione di suoni, il fragore di una banda o l'audacia di un'orchestra hanno saputo toccarci il cuore e dirci qualcosa di più su questa rocambolesca avventura di essere musicalmente al mondo.




E'stato lento e faticoso però ce l'ho fatta.
Di Taobuk e delle circostanze che mi hanno portato ad incontrare Piovani vi ho già parlato in un post apposito (QUI per chi se lo fosse perso e volesse recuperarlo); quello di cui non vi ho ancora riferito è il perché mi sia cimentata nella lettura di un saggio autobiografico non proprio tra i titoli consueti che stazionano sul comodino.
E' stato il preludio dell'opera, con la disarmante sincerità, ravvisabile sin dalle prime battute, di una dichiarazione d'intenti dell'autore che, come succede nelle opere liriche, prepara il lettore a ciò che segue a colpirmi e convincermi.
Lo confesso: spesso sono stata sul punto di ricredermi e mollare in attesa di tempi migliori. La mia scarsa competenza in ambito musicale, a dispetto del nome e di tutte le speranze riposte in esso di una brillante carriera in questo campo o quantomeno di appassionata cultrice di essa, il periodo scolastico e la stagione autunnale portatrice di letargica sonnolenza, mi facevano propendere per questa soluzione.
Tuttavia, ad un certo punto della narrazione, sono state proprio le parole a venire in mio soccorso:

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gettare sassie un tempo per raccoglierli. 
Uno per ascoltare in silenzio Bach e uno per ballare un samba.
Guai a sbagliare i tempi: si finisce a suonare la chitarra sulla spiaggia in frac 
e a dirigere un’orchestra sinfonica con le infradito.
Che non fosse una lettura leggera, a cui poter gettare una fugace occhiata negli intervalli tra un impegno e l'altro l'avevo già capito; dovevo trovare il tempo di applicare un'altra lezione di Piovani, quella di essere ascoltatrice pura ovvero dedicare ogni sforzo, pensiero ed attenzione all'inchiostro su carta come si ascolta una sinfonia per farla propria realmente. Una volta riuscitaci, a piccole dosi perché sono tanti e tali i riferimenti a fatti, persone, nomi, cose e città, mi sono trovata catapultata in un mondo complesso, descritto perlopiù con lessico tecnico, corredato da una serie di spunti ed aneddoti interessanti. Uno per tutti, ad esempio, è quello riguardante Clara Schumann, compositrice semisconosciuta ricordata non per le proprie composizione bensì in virtù del matrimonio con un altro famoso compositore dell'epoca Romantica, il tedesco Robert Schumann; da qui una consequenziale riflessione sul danno arrecato non solo alle donne ma alla società stessa dalla misoginia radicata nel corso del tempo.
In undici capitoli chiosati da limerick brillanti per la capacità di sintesi concettuale del'argomento trattato, il premio Oscar che ha emozionato generazioni intere con colonne sonore memorabili di pellicole che lo sono altrettanto, rivela molto di sé e della grande passione per la musica che, lirica o classica, pop o rock è e rimane sempre, citando Fellini, pericolosa.
Consigliato:
Tempo di lettura: Due settimane
Nicola Piovani è nato a Roma nel 1946. Compositore, pianista e direttore d'orchestra, ha firmato più di centotrenta colonne sonore per Fellini, Bellocchio, Monicelli, i fratelli Taviani, Tornatore, Moretti, Benigni, Jos Stelling, Pál Gábor, Dusan Makavejev, Bigas Luna, Sergej Bodrov, John Irvin, Philippe Lioret e tanti altri registi. Da sempre si dedica al teatro musicale, sia in Italia (spesso in coppia con lo scrittore Vincenzo Cerami) che all'estero. È anche autore di musica da camera e di partiture sinfoniche.

2 commenti:

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