martedì 27 agosto 2013

Recensione: "La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne

Titolo: La lettera scarlatta
Autore: Nathaniel Hawthorne
Prezzo: 0.99 euro
Editore: Newton Compton Editori

Trama:
La giovane Ester Prynne, condannata per adulterio nella puritana Boston, sarà costretta a portare per sempre sul seno una fiammeggiante, scarlatta, lettera A.
La A di adulterio, naturalmente. Ma anche di Arte, di America: La lettera scarlatta, libro che rese celebre il nome di Nathaniel Hawthorne, è un mirabile esempio di fusione tra la perfezione della trama, la caratterizzazione dei protagonisti e la ricchezza dello stile. Hawthorne fa di Ester un personaggio esemplare: condanna la terribile rigidità puritana, riconosce la violenza di cui la società si rende colpevole, ma non assolve la protagonista, anche se le dona tutta la sua compassione, la sua pietà. Celebre la riduzione cinematografica del 1995, interpretata da Demi Moore, Gary Oldman e Robert Duvall.

 
2 Stelle


Avevo delle reticenze riguardo La lettera scarlatta, ma poi, incoraggiata dal prezzo della nuova edizione della Newton Compton, ho capitolato.
Un proverbio diceva che colui che cambia una cosa vecchia per una nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova. In questa circostanza, mai proverbio fu più veritiero.
Avrei voluto abbandonare La lettera scarlatta già dal secondo capitolo, scoraggiata anche dai caratteri minuscoli e dalla traduzione nella quale vengono usati termini ormai obsoleti (vedi cotanta, codesta), ma poiché mi sento sempre un po' in colpa nell'abbandonare un libro, sono andata avanti nella lettura.
Nuovo passo falso.
La narrazione procede lentamente ed è intrisa da talmente tanto moralismo ipocrita che mi son trovata a storcere il naso più di una volta.
La pagina Wikipedia dedicata a Nathaniel Hawthorne paragona quest'ultimo e il suo capolavoro a Manzoni e I Promessi Sposi; nonostante nemmeno Manzoni rientri nella cerchia dei miei autori preferiti, ritengo lui e la sua opera di molto superiore alla Lettera Scarlatta di Hawthorne; quantomeno I Promessi Sposi ha una trama e dei personaggi non completamente statici e stereotipati.
Altro punto a favore del nostro compatriota è quello di aver saputo narrare con grande credibilità romanzesca le vicende di personaggi veramente esistiti come la Monaca di Monza o l'Innominato, alias Bernardino Visconti, mentre il romanziere americano, pur prendendo spunto anche lui da vicende realmente accadute, è riuscito a sfornare un romanzetto con personaggi totalmente piatti, trama illogica e uno stile pomposo; in poche parole, a mio parere, un polpettone senza capo né coda.



Nathaniel Hawthorne nacque a Salem, nel Massachusetts, nel 1804. Rimasto presto orfano di padre, crebbe nella famiglia della madre. Di carattere schivo e introverso, cominciò giovanissimo a scrivere racconti sulla Nuova Inghilterra puritana. A La lettera scarlatta, il suo capolavoro, seguirono La casa dei sette abbaini, Il romanzo di Valgioiosa, Il fauno di marmo. Morì nel 1864.






Consigliato: no

Tempo di Lettura: 5 Giorni

Umore: meditativo


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