mercoledì 24 giugno 2015

Recensione: "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano

Titolo: Quella vita che ci manca
Autrice: Valentina D'Urbano
Pagine: 332
Prezzo di copertina: 14,90 euro
Prezzo ebook: 8.99 euro
Editore: Longanesi

Sinossi:
Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia Tipo. L'auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l'unica cosa che gli rimane di lui: c'è anche quell'idea che una vita diversa sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive, la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli Smeraldo, figli di padri diversi. C'è Anna, che a soli trent'anni non ha ormai più niente da chiedere alla vita. C'è Vadim, con la mente di un dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c'è Alan, il maggiore, l'uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo è l'amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo. Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c'è anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima - ma te ne accorgi solo al secondo o al terzo sguardo - e, soprattutto, non è della Fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona. Questo è un romanzo sull'amore, spietato come solo quello tra fratelli può essere. Ma è anche un romanzo sull'unico altro amore che possa competere quello che irrompe come il buio in una stanza.



Mi ero ripromessa di tornare alla Fortezza, magari d'autunno, a Settembre, con un'atmosfera cupa che s'addiceva di più all'idea che me ne sono fatta sorvolando sul fatto che in Sicilia si sta al caldo fino a Novembre. Eppure il quartiere occupato, fatto d'abusivi, di muri scalcinati ed un Anfiteatro calcato d'attori rappresentanti tragedie di vita vera, mi ha reclamata nuovamente d'estate, non certo torrida come quell'Agosto da vivere come due cuori e una capanna in una mansarda ammuffita ma vabbé, meglio così, ché altrimenti la poca voglia di studiare per l'odiosa Maturità se ne sarebbe andata del tutto. Che poi, può un esame stabilire se si è davvero pronti ad affrontare la vita? Con questa domanda senza risposta vagante nel cervello, sono tornata sui miei passi, diretta però verso una casa diversa da quella dei Gemelli; un'altro tipo di somiglianza accomuna i fratelli Smeraldo, figli della stessa madre e di padri differenti, sono consanguinei e più simili di quanto si possa pensare. Un legame speciale intercorre tra Anna, 30 anni e ben poche prospettive di salti di qualità nella propria vita andante per lo zitellaggio perpetuo, Vadim un gigante bambino, ma soprattutto tra Alan, il capofamiglia e Valentino, il piccolo di casa.
Proprio gli ultimi due, agli antipodi caratterialmente parlando, l'uno alfa, l'altro beta, Alan distrugge, Valentino costruisce, sono legatissimi come solo due fratelli possono essere. Si bilanciano, si compensano in maniera pressocché perfetta; un'equilibrio che rischia di saltare perché, come tutte le storie in cui dei ragazzi normali, all'improvviso e senza una ragione apparente si fondono il cervello, c'era di mezzo una ragazza. Si chiama Delia e, in realtà, è una delle tante: magrissima e allampanata, capelli crespi ed asimmetrici, non è mica notevole come quella carogna che faceva tribolare Tibullo nei suoi vagheggiamenti elegiaci o come la donna Mazzatiniana, fregata dalla vita, che tirava il gelato in faccia a Scamarcio. No, la Delia di qui ha un passato turbolento, è vero, ha più anni anagrafici del suo ragazzo e non è della Fortezza. Tutto ciò non rappresenterebbe un problema per un ventunenne alle prese col primo amore, impacciato ma sincero nell'impetuosità degli ardori degli inizi. Però Valentino non è solo questo. Valentino, il bravo ragazzo che sognava un posto nello staff della Ferrari è giusto un sogno, una fantasia di ragazzi, realizzabile forse in una dimensione parallela. Una dove suo padre fosse ancora vivo, dove le macchine potrebbe aggiustarle anziché il contrario, dove la fedina penale non contasse nulla e la sua famiglia non facesse parte degli abusivi morti di fame abitanti di un rione sempre più fatiscente, sempre più degradato sullo sfondo di storie sbiadite adesso che Bea ha smesso di monopolizzare la scena e di lei e del suo Alfredo - recentemente ritrovato in un racconto troppo breve confermante i miei sospetti circa la maggiore piacevolezza del Rumore dei (s)uoi passi se li avessi raccontati lui - riecheggia un eco non ancora sopita.
E prima o poi la vita viene a chiedere il conto, anche quella che è mancata e puoi soltanto appellarti all'amore per rimandare il saldo, ché Ligabue aveva ragione, l'amore conta ed è l'unico modo per fregar la morte.

Consigliato: sì



Valentina D’Urbano scrittrice e illustratrice, vive e lavora a Roma. 

6 commenti:

  1. Molto bello; la D'Urbano cresce libro dopo libro :)

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    1. Il mio preferito resta Acquanera, tuttavia il progressivo miglioramento nello stile è notevole :)

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  2. La D'Urbano è una delle mie scrittrici preferite ^^ Prossimamente leggerò anche questo, ma per ora il mio preferito è Il rumore dei tuoi passi.
    Non te l'ho mai detto, ma mi piace molto il modo con cui scrivi le recensioni.

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  3. NOn conosco la D'Urbano, ho comprato il rumore dei tuoi passi ma non l'ho ancora letto. Mi ispira un sacco e spero di riuscire presto a darle una possibilità :-)

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    1. Nei romanzi della D'Urbano c'è una forza travolgente che ti impedisce di metterli giù se non quando li hai terminati. Quando t'ispira, dagliela questa possibilità :)

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